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Patrizia Sandretto di fronte agli edifici dell’isola di San Giacomo di Paludo che diventeranno terza sede della sua Fondazione

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Patrizia Sandretto di fronte agli edifici dell’isola di San Giacomo di Paludo che diventeranno terza sede della sua Fondazione

In fase di completamento la sede veneziana di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

L’inaugurazione di San Giacomo di Paludo è prevista per l’anno prossimo, ma i visitatori della Biennale possono assistere a una performance di Eun-Me Ahn

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Georgina Adam

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L’Isola di San Giacomo di Paludo nella laguna di Venezia si trova a breve distanza in barca da San Marco, ma era abbandonata dagli anni Sessanta. Nel 2018 è stata acquistata dalla collezionista torinese Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e dal marito Agostino, con l’obiettivo di trasformarla in un centro culturale e di ricerca, ospitando dibattiti su arte, musica, teatro e cultura contemporanea. Anche se le speranze iniziali che potesse essere aperta ai visitatori durante la 60ma Biennale sono andate deluse, ciò non significa che non sia accaduto nulla sull’isola.

Il 18 aprile, la danzatrice e coreografa coreana Eun-Me Ahn, insieme alla sua compagnia di dieci artisti, ha presentato una performance trasformativa che ha coinvolto l’intera isola. La performance, intitolata «Pinky Pinky “Good”: San Giacomo’s Leap into Tomorrow», ruota intorno al colore rosa; si tratta di un’«esperienza multidimensionale che intreccia arte, spiritualità e impegno comunitario», spiega Patrizia Sandretto, che ha scelto l’artista con il curatore Hans Ulrich Obrist; il pubblico è stato incoraggiato a partecipare al rituale.

San Giacomo ha una lunga storia. «Nei secoli l’isola è stata un monastero, un punto di sosta per i pellegrini in viaggio, un vigneto, un orto e infine un sito militare fortificato; il restauro è guidato dal rispetto della storia e dei valori del luogo e dall’attenzione al suo ecosistema», precisa la collezionista. Nel 1810, sul sito dell’ex monastero, Napoleone fece costruire tre polveriere e questi edifici sono in fase di restauro: «Speriamo di aprire al pubblico nel 2025, precisa Patrizia Sandretto Re Rebaudengo. Il nostro progetto è di trasformarlo in un giardino, di restaurare gli edifici in rovina, le ex polveriere, e di riutilizzarli come spazi espositivi. L’Isola di San Giacomo sarà completamente autosufficiente dal punto di vista energetico, un centro ecosostenibile, dove le questioni cruciali del cambiamento climatico e dell’ambiente potranno essere affrontate attraverso l’arte».

Preoccupazioni per il clima
Le energie rinnovabili sono parte integrante del progetto. Il marito di Patrizia Sandretto, Agostino, è il fondatore dell’azienda di energie rinnovabili Asja Ambiente Italia, oltre a essere cofondatore e vicepresidente della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. San Giacomo sarà la terza sede della Fondazione, dopo Guarene a Cuneo, aperta nel 1997, e Torino, inaugurata nel 2002. Non è la prima volta che l’isola viene utilizzata per performance da quando i due collezionisti l’hanno acquistata. Durante la Biennale del 2022, Obrist aveva organizzato «in the tired watering», una performance dell’artista Jota Mombaça che prevedeva canti rituali e lo srotolamento di tessuti. «Volevo esprimere qual è il ruolo dell’acqua nell’attuale condizione planetaria», ha spiegato l’artista. La preoccupazione per l’acqua è già una realtà sull’Isola di San Giacomo e su tutta Venezia, a causa dell’innalzamento del livello del mare e dei cambiamenti climatici.

Georgina Adam, 23 aprile 2024 | © Riproduzione riservata

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