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Francesca Leoni
Leggi i suoi articoliQuanti di noi conoscono le origini dei fiori e delle piante che oggi riempiono i nostri vasi, balconi e giardini? Fino al 16 Agosto 2026, l’Ashmolean Museum, il museo dell’Università di Oxford, ospita una mostra che si propone di esplorare questa domanda: In Fiore. Come le piante hanno trasformato il nostro mondo («In Bloom. How Plants Changed Our World»), a cura di Francesca Leoni e Shailendra Bhandare, rispettivamente curatrice di arte islamica e curatore della numismatica indiana presso lo stesso museo.
La mostra accompagna il visitatore in un viaggio che, da Oxford, conduce ai quattro angoli del mondo, per esplorare le vicende globali che si celano dietro alcuni dei fiori più comuni e amati in Gran Bretagna – dalle rose e i papaveri, alle camelie e orchidee. Lungo il tragitto, erbari, pitture, disegni, stampe, modelli botanici ed altri oggetti rivelano la curiosità e la determinazione dei primi collezionisti ed esperti, tra cui gli stessi fondatori della collezione dell’Ashmolean, i giardinieri reali John Tradescant il Vecchio e il Giovane, prima di raccontare le scoperte di intrepidi cacciatori di piante, mercanti o agenti coloniali che ne sfruttarono il potenziale economico. Il commercio delle specie ornamentali in Europa (in particolare Olanda, Francia e Inghilterra) favorì la crescita economica e sociale di questi paesi, alimentando «florimanie» come la famosa tulipomania - la prima bolla speculativa della storia - che portò al collasso del mercato dei tulipani nella Repubblica Olandese nel 1637. Tuttavia, le varietà con un maggiore potenziale economico – dalle piante medicinali e ricreative come il papavero da oppio o il tè, a quelle con applicazioni industriali come la gomma e le piante tintorie come l’indaco – innescarono una dura competizione tra le compagnie mercantili premoderne. Questo spirito imprenditoriale influenzò eventualmente anche le politiche e le pratiche coloniali di vari paesi europei, per i quali l’estrazione di conoscenze e risorse botaniche divennero essenziali per la prosperità dei loro imperi, primi fra tutti l’impero britannico.
Tulipani, camelie, papaveri: queste sono solo tre delle piante le cui vicende sono profondamente legate al continente asiatico. I tulipani, ad esempio, sono originari del Pamir e della catena montuosa degli Altai, in Tajikistan e Mongolia, con diverse specie diffuse fino al nord dell’Iran e in Turchia orientale. Il loro ruolo nella produzione artistica ottomana, in particolare nella ben nota produzione ceramica di Iznik, è discusso nella mostra come il punto di partenza per il viaggio europeo di un fiore oggi associato con l’Olanda. Tradizionalmente legato ad Ogier Ghiselin De Busbecq, appassionato di botanica e ambasciatore dell’imperatore asburgico ad Istanbul, il tulipano fu infatti coltivato e diffuso da un altro erborista fiammingo, Carolus Clusius, durante la sua attività di direttore dell’orto botanico di Leida. Tramite i suoi studi, e una rete molto attiva di contatti internazionali, le varietà create o ibridate nei Paesi Bassi si diffusero in tutta Europa tra la fine del Seicento e il Settecento diventando la base delle specie moderne.
Uno degli obiettivi della mostra è quello di esporre le voci di contributi spesso oscurati nella storia della botanica tradizionale. Tra questi sono inclusi artisti ed esperti arruolati dagli esploratori europei in regioni come Cina, India e sudest asiatico. In prestito dalla prestigiosa collezione dei Giardini Botanici di Kew, In Bloom presenta gli acquarelli di artisti cinesi, come Win Achun, ed indiani, come Rungiah e Vishnupersaud, autori di centinaia se non migliaia di studi su singole piante asiatiche raccolte e documentate dai cosiddetti «medici botanici» reclutati dalla Compagnia delle Indie per ampliare sistematicamente la conoscenza botanica. Con poche eccezioni, i nomi di questi straordinari osservatori della natura non sono menzionati negli «opus magnum dei loro reclutatori, individui come Nathaniel Ward, Robert Wight e William Hooker, i cui nomi invece passarono alla storia grazie alle loro raccolte botaniche. Rintracciare queste voci anonime nei ricchi archivi di Kew, e dei giardini botanici creati in India (Calcutta) e nel sudest asiatico ad imitazione di quelli britannici diventa dunque un atto essenziale per ripristinare la conoscenza locale, e connesse applicazioni culturali, che molte di queste piante possedevano prima della loro «scoperta», introduzione e diffusione nel resto del mondo.
La mostra dedica anche spazio alle donne studiose e interpreti della natura. Da viaggiatori intrepidi come Maria Sybilla Merian, autrice di un importante trattato sull’entomologia del Suriname – con incisioni autografe che presentano insetti nei loro habitat naturali alle illustrazioni delle orchidee del Guatemala di Sarah Ann Drake, In Bloom rivela sensibilità alternative. L’approccio di queste studiose ed artiste rivela una sintonia diversa con la natura e il riconoscimento del suo valore emotivo e ristorativo. La presenza femminile continua nell’ultima sezione della mostra dove artisti e scienziati contemporanei riflettono sull’impatto della raccolta di piante su popolazioni ed ecosistemi alla luce dell’attuale emergenza climatica. Tramite i loro suggerimenti artistici e approcci innovativi, questi interpreti non solo ci invitano a rivalutare il rapporto tra uomini e natura, ma offrono ispirazione su come resettare un equilibrio che appare ormai compromesso.
Francesca Leoni
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Curatrice e studiosa delle collezioni dell’Ashmolean Museum di Oxford ha conseguito la laurea in lingue e civiltà orientali presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli: «Un gran numero di musei, archivi e biblioteche italiane contengono raccolte di opere di origine islamica»
