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CAMPOSANTO, 2026

Photo by Andrea Rossetti. Courtesy Casa Gregotti

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CAMPOSANTO, 2026

Photo by Andrea Rossetti. Courtesy Casa Gregotti

Il sacro come inciampo: a Milano va in scena la Via Crucis di Marcello Maloberti

Casa Gregotti presenta un percorso in quattordici stazioni in cui le opere d'arte sacra dialogano con i maestri del Novecento della collezione di famiglia e le incursioni contemporanee

Riccardo Deni

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Le stanze di una dimora privata si trasformano in un percorso di riflessione sul sacro e sulla memoria. Dal 17 settembre al 20 novembre 2026, la private home gallery Casa Gregotti - in via Bonaventura Cavalieri 8 a Milano - presenta CAMPOSANTO, progetto espositivo promosso da Maria Gregotti e curato da MARTELLATE PROJECT di Marcello Maloberti, realizzato in collaborazione con la galleria Raffaella Cortese.

L'esposizione segna il debutto curatoriale di MARTELLATE PROJECT, la declinazione espositiva del linguaggio performativo che Maloberti sviluppa da quasi un trentennio attraverso aforismi e scritte urgenti tracciate a pennarello. Il percorso all'interno dell'appartamento è strutturato in quattordici stazioni, in esplicito riferimento alla Via Crucis. Ciascuna composta da un dittico in cui le opere d'arte sacra dialogano con i maestri del Novecento della collezione, tra cui Giorgio de Chirico, Arturo Martini, Amedeo Modigliani, Giorgio Morandi e Mario Sironi. A questo confronto storico si affiancano due interventi dello stesso Maloberti, che innestano lo sguardo del contemporaneo nell'asse della raccolta.

La mostra riattiva così il patrimonio visivo e la stratificazione di una collezione di famiglia avviata dall'imprenditore Quinto Gregotti (1896-1976) e proseguita dal figlio Edoardo, dal nipote Luca e oggi da Maria Gregotti, che nel 2025 ha trasformato l'abitazione di famiglia in uno spazio espositivo visitabile su invito. Il progetto trova un preciso riscontro topografico ed estetico nella vicinanza dell'appartamento all'Angelicum, lo storico complesso progettato da Giovanni Muzio e a lungo centro propulsore di rassegne dedicate all'arte sacra a Milano.

In questa trama di richiami, l'incursione della parola poetica di Maloberti - scandita da enunciati visivi come "IL SACRO È L’INCIAMPO" o "DIMENTICANDO APPARE" - agisce da innesco critico lungo le sale. La dimensione del sacro, liberata da ogni rigidità dogmatica per farsi materia esperienziale, viene indagata nel suo rapporto con la quotidianità del vivere: tra le pareti domestiche la croce si rivela come tensione formale e concettuale, mentre la disposizione delle opere sollecita una fruizione rallentata, trasformando ogni stazione in una soglia in cui la sospensione dello sguardo lascia affiorare significati inediti.

CAMPOSANTO riflette così sulla persistenza dell'iconografia e del sentimento religioso all'interno dello spazio domestico. L'accostamento tra i soggetti sacri e la pittura del Novecento genera un campo di tensione formale in cui l'interruzione della visione si fa strumento conoscitivo. Attraverso il dialogo tra i capolavori moderni, le opere devozionali e le incursioni concettuali di Maloberti, la dimora storica sospende la propria natura abitativa per proporsi come dispositivo dinamico in cui la memoria del collezionismo si misura direttamente con le domande del presente.

Riccardo Deni, 30 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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Il sacro come inciampo: a Milano va in scena la Via Crucis di Marcello Maloberti | Riccardo Deni

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