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Particolare di una fotografia di Alessia Rollo nella mostra «Altera Italia» al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria

Courtesy Ulteriore

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Particolare di una fotografia di Alessia Rollo nella mostra «Altera Italia» al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria

Courtesy Ulteriore

Il rito oltre il folclore: al Museo archeologico di Reggio Calabria «l’altro Sud» di Alessia Rollo

In mostra fino al 6 agosto il progetto vincitore della open call Lyra, promossa da Ulteriore in collaborazione con il MArRC, interroga l’identità visiva del Meridione attraverso la risignificazione del patrimonio rituale

Samantha De Martin

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«Le donne come me non dovevano parlare il dialetto. Non dovevano fare le chiangimuerti, informarsi sulle macàre e interessarsi alla terra. Soprattutto non dovevano restare a Sud». Ma a Sud, nel suo Salento, Alessia Rollo è tornata dopo gli studi e le esperienze all’estero, affidando alla fotografia il compito di costruire narrazioni contemporanee sui temi della memoria, dell’identità e della comunità. La spinta è nata dal desiderio di legittimare quella cultura che a lungo le era stata negata, conosciuta attraverso i racconti dei nonni, di valorizzare storie e patrimoni visivi spesso marginalizzati, attribuendo al patrimonio rituale un significato più autentico. Dal 2019, per cinque anni ha viaggiato tra regioni e isole meridionali alla ricerca di riti agresti, «i primi che l’uomo inventa per propiziarsi gli dei». Da questo viaggio, iniziato d’inverno, sono nati un libro e una mostra.

Il percorso espositivo, intitolato «Altera Italia» è accolto fino al 6 agosto nella piazza Paolo Orsi del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. È il progetto vincitore di Lyra, l’open call dedicata alla ricerca nelle arti e nella cultura visiva contemporanea promossa, in collaborazione con il MarRC, da Ulteriore-Fotografia, Arti Visive & Cultura Contemporanea, un progetto diffuso, fondato da Teodora Malavenda, che attraversa la città dello Stretto e il suo territorio metropolitano con mostre, residenze artistiche, workshop, incontri pubblici e attività di formazione.

Al MarRC il visitatore è invitato a compiere un piccolo, inaspettato viaggio fisico e temporale nella cultura rituale del Mezzogiorno. Rollo muove, infatti, da una critica profonda alla rappresentazione neorealista degli anni ’50 e ’60 avviata dalle spedizioni etnografiche di Ernesto De Martino che «ha spesso cristallizzato il Meridione in un immaginario arcaico e subalterno, dominato da superstizione e irrazionalità». Oltre a immergersi personalmente in questi riti, rifiutando la pura catalogazione descrittiva, e privilegiando uno sguardo più spirituale, Rollo interviene direttamente sui materiali d’archivio delle spedizioni demartiniane usando tecniche analogiche e digitali per restituire alle immagini quella dimensione magico-rituale talvolta cancellata dall’approccio positivista dell’epoca.

«A lungo il Sud, spiega Rollo, è rimasto nel mio immaginario come un elemento esotico, folclorico che non combaciava con ciò che avevo realmente visto e vissuto. Dalle immagini di Franco Pinna emergeva una realtà non sbagliata, ma per certi aspetti lacunosa di alcune informazioni e interpretazioni. Le immagini cercavano di studiare i fenomeni a livello di psicologia sociale, ma non entravano nel rito. Così ho deciso di analizzare gli archivi per tentare di rileggere la cultura rituale del Sud, cercando di capire cosa ne fosse rimasto. In alcune comunità ho ritrovato figure potenti, relegate dalla superstizione a un ruolo marginale».

Così le tarantate, a lungo bistrattate dalla tradizione, discendenti dalle menadi danzanti dionisiache, in preda «al ritmo della taranta» per liberarsi dalla possessione, nelle fotografie di Alessia Rollo si liberano dal male attraverso un luminoso pianto di liberazione. Gli scatti non vengono mai effettuati durante il rito. «Ho voluto allontanare lo spettatore dalla possibilità di capire. Non mi interessa raccontare cosa sono questi riti, ma piuttosto cosa evocano e simboleggiano».

Così a San Mauro Forte, in Basilicata, l’artista vive il rito dei Campanacci di Sant’Antonio Abate, attraversando tirsi, fuoco e campane, e ancora il Carnevale di Mamoiada, in Sardegna, unendosi ora al passo zoppicante dei Mamuthones ora alla Processione della Confraternita dei Flagellanti, tra le più antiche espressioni del dramma sacro popolare in Italia. Partecipa al «matrimonio degli alberi» ad Accettura e al rito della Ndrezzata, legato al culto di Persefone, che racchiude l’eredità mitica della cultura greca, diffusa a Ischia a partire dall’VIII secolo a.C. Ultima tappa del viaggio, Palmi, dove la processione degli Spinati, vestiti di rovi a forma di cono, celebra san Rocco protettore del bestiame.

Il programma di Ulteriore-Fotografia, Arti Visive & Cultura Contemporanea, che accoglie anche la mostra di Alessia Rollo, andrà avanti fino a dicembre guidato dal tema «No Place Is Too Far-Nessun luogo è lontano», coinvolgendo aree interne, stazioni ferroviarie, spazi indipendenti che diventano nodi di una rete che mette in dialogo artisti, curatori, istituzioni e comunità locali, trasformando il territorio in un laboratorio aperto dedicato alla fotografia e alle pratiche visive contemporanee. «Nessun luogo è lontano non è un'affermazione rassicurante ma una presa di posizione, spiega la fondatrice e direttrice artistica Teodora Malavenda. Ogni luogo esiste dentro una rete di relazioni ed è nello spazio tra prossimità e distanza che può attivarsi uno sguardo consapevole. Ulteriore nasce per abitare questa tensione».

L’edizione 2026 di Ulteriore coinvolge artisti provenienti da Italia, Marocco, Francia, Messico e Spagna e propone un programma che affronta temi quali l’identità, la memoria, il paesaggio, le trasformazioni sociali. Temi sui quali, presso l’Area Archeologica Griso Laboccetta di Reggio Calabria, riflette Hicham Benohoud con il progetto «The Classroom». Se «Todas las Cosas Bellas» di Alejandra Hauser, all’Hotel Medinblu, indaga il significato di casa e appartenenza, il progetto «Espaço do Meio» di Nadia Cianelli, allestito alla Stazione Centrale di Reggio Calabria, realizzato nell’ambito della collaborazione tra Ulteriore e Rfi-Rete Ferroviaria Italiana, è dedicato al rapporto tra esseri umani, natura e spiritualità. 

Si prosegue, dal 2 agosto al 2 settembre, al Museo e Parco Archeologico Nazionale di Locri Epizefiri con «Interno Zoo» di Christian Pardini, mostra co-curata dalla direttrice Elena Trunfio, incentrata sui dispositivi che orientano lo sguardo e sulle architetture della visione. In autunno il progetto «A Warm Winter» di Martina Albertazzi guarderà invece alle comunità nomadi che attraversano il West americano inseguendo un inverno mite e costruendo forme alternative di appartenenza. Chiuderà il calendario 2026 «Alén do Lago» di Carlos Folgoso Sueiro, da Techne Contemporary Art, progetto co-curato da Angela Pellicanò e che esplora la Galizia contemporanea e le trasformazioni che attraversano le comunità rurali della regione.

Accompagna le mostre un articolato programma pubblico di incontri, dialoghi e attività formative.

Samantha De Martin, 20 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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