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Andrea Augenti
Leggi i suoi articoliNon pochi, i manuali di archeologia attualmente in commercio e adottati in molte università: dai classici Storie dalla terra di Andrea Carandini (Einaudi, 1991, dedicato interamente allo scavo) e Archeologia. Teoria, metodi e pratica di Colin Renfrew e Paul Bahn (Zanichelli, 2018), fino a Storie dai contesti di Paolo Carafa (Mondadori, 2021) e Archeologia. Teorie metodi strumenti di Massimo Vidale (Carocci, 2022). E non sono neanche tutti. In questo panorama, già abbastanza affollato, salutiamo l’uscita di un nuovo esperimento, scritto dalla penna di Giuliano Volpe. Sì, perché di esperimento si tratta: è un manuale diverso da tutti gli altri, che mette a fuoco i volti differenti della disciplina nel tentativo di restituirne tutta la sua complessità. Un’opera composita che si apre con una parte dedicata alla storia del pensiero archeologico visto attraverso delle minibiografie di studiosi e studiose, dal XVII secolo fino ai giorni nostri. È una sezione importante, perché permette di comprendere, in progressione, come siamo arrivati a fare e capire le cose così come le facciamo e le capiamo oggi, quali sono le radici e gli snodi più importanti della teoria e della pratica archeologica. Segue una sezione dedicata al metodo: si parla di scavo, di archeologia dei paesaggi e di ricognizione, di classificazione, con una grande attenzione ai concetti fondamentali, ma anche alle conquiste e alle novità più recenti dell’archeologia praticata sul campo e in laboratorio. Chiude il testo un capitolo intitolato «Archeologia oggi», una fotografia dell’impatto della disciplina nel mondo contemporaneo: Volpe sintetizza ottimamente temi complessi come l’archeologia pubblica, la comunicazione in archeologia, il rapporto tra comunità e patrimonio culturale; argomenti a cui l’autore è particolarmente legato, da sempre (si veda il suo Archeologia pubblica. Metodi, tecniche, esperienze, Carocci, 2020).
Il libro è agile, ben costruito anche dal punto di vista grafico. Il testo è impreziosito, tra l’altro, da finestre nelle quali l’autore lascia la parola direttamente ad alcuni archeologi: una scelta felice, che rende ancora più viva la narrazione. Da segnalare anche il ricchissimo dossier iconografico, facilmente accessibile grazie a un QR code. Ma più in generale lo stile di Volpe, piano e diretto, aiuta il lettore nell’immersione in temi potenzialmente complessi, affrontati con una leggerezza che renderà sicuramente questo libro fruibile dagli studenti universitari così come da quel grande pubblico sempre così affamato di archeologia. Ma poi c’è una particolarità che merita di essere sottolineata. Il volume è scritto con un taglio in parte autobiografico, che mette a frutto le esperienze dirette dell’autore ed emerge a tratti, qua e là, come un fiume carsico. Anche questo conferisce forza e leggibilità al testo, creando un racconto nel racconto. Di più: poiché Volpe vanta una ricca esperienza sul campo condotta principalmente nel nostro Meridione, gli esempi che popolano le molte sezioni (compresa quella sull’archeologia pubblica: si vedano le pagine illuminanti sulla Catacomba di San Gennaro a Napoli) provengono soprattutto da quell’area così vasta e ricca di testimonianze del passato; e tuttavia spesso trascurata, soprattutto nella manualistica. E così, ecco finalmente un manuale di archeologia che porta il Mezzogiorno alla ribalta, regalandoci una storia in qualche modo alternativa, ma al tempo stesso universalmente valida a partire da un punto di vista differente. Scusate se è poco.
Archeologia. Storie e metodi, paesaggi e persone,
di Giuliano Volpe, 240 pp., ill., Laterza, Roma-Bari 2026, € 19
Andrea Augenti
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