Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Andrea Augenti
Leggi i suoi articoliSaliamo sulla macchina del tempo e inoltriamoci nella Roma della prima età imperiale. Quello che colpisce non sono soltanto i monumenti: integri, numerosi e riccamente decorati. C’è qualcos’altro che balza subito agli occhi, ovvero la miriade di statue in marmo e in bronzo che popola templi, piazze e incroci. Un vero esercito di immagini, onnipresente, una popolazione che secondo Plinio ammontava a migliaia di esemplari, e secondo alcuni archeologi poteva raggiungere persino la cifra stratosferica di mezzo milione. Questo per l’età antica. E dopo? È appunto delle epoche successive che si occupa Robert Coates-Stephens in un’opera (in inglese) che mette a fuoco il destino delle statue antiche nei secoli del Medioevo, con un’attenzione particolare al caso della capitale. E così veniamo in contatto con i molti modi di gestire questa preziosa eredità del passato. Si va dagli usi più strumentali, come la diffusa abitudine di bruciare le statue di marmo per ricavarne la calce oppure fondere quelle realizzate in bronzo per riutilizzarne il metallo per scopi differenti, fino all’uso a mo’ di armi: come quando, nel 537, Roma viene assediata dai Goti e le truppe dell’esercito bizantino fanno a pezzi le statue che decoravano il Mausoleo di Adriano (Castel Sant’Angelo) per scagliarle contro il nemico. Poi c’è l’impatto del cristianesimo: con l’affermazione della nuova religione le statue vengono spesso distrutte, perché emblemi delle antiche credenze pagane; modificate, magari incidendo una croce sul volto del soggetto raffigurato; o ancora, risignificate, rilette in chiave cristiana, e per questo lasciate intatte, come nel caso di simulacri di antichi dèi interpretati come personaggi delle Sacre Scritture. Ma soprattutto, dopo la fine del mondo romano, resta vivo un interesse piuttosto notevole per questo patrimonio di capolavori della scultura, associato a una spinta verso il collezionismo. Il che ha permesso a molte statue di arrivare fino ad oggi, per nostra fortuna. Coates-Stephens segue i molti filoni di questa vicenda con grande attenzione e sapienza, utilizzando tutte le fonti possibili: archeologiche, testuali e iconografiche. E appoggiandosi soprattutto ai testi, affronta anche un altro tema fondamentale: che cosa pensavano di tutte quelle statue le persone che vissero dopo l’Antichità.
Una delle sue conclusioni è molto suggestiva: l’attitudine verso la conservazione e la musealizzazione di quel patrimonio così ricco, manifestatasi a partire dal VI secolo, è probabilmente la principale colpevole della coeva fine della produzione scultorea a tutto tondo, che riprenderà non prima del 1100. In altre parole: l’eredità del passato, così pesante, giocò un ruolo notevole nel determinare la fine della creatività nel campo della statuaria. Il volume è pregevole, non solo per quanto riguarda i contenuti, ma anche dal punto di vista della documentazione grafica e fotografica. Anche grazie a note e appendici si rivela una vera miniera di informazioni: siamo sicuri che resterà a lungo il riferimento principale per un tema così affascinante.
Statues After the End of Sculpture. The Statue World of Early Medieval Rome (AD 400-1200)
di Robert Coates-Stephens, edizione in lingua inglese, 496 pp., 180 ill. b/n, De Luca Editori d’Arte, Roma 2025, € 70
Andrea Augenti
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Cinquant’anni fa moriva l’instancabile e talentuoso archeologo scozzese, baronetto e padre del sistema di scavo in quadrati
Visita nelle viscere di Roma dove i lavori per la metropolitana hanno fatto riemergere la complessa topografia della città raccontata in un suggestivo museo sotterraneo con eleganti vetrine, centinaia di manufatti e resti di monumenti antichi
Di difficile datazione il celebre monumento di Spoleto secondo la storica dell’arte Giulia Bordi sarebbe di età gota: a confermarlo molti indizi che lo farebbero risalire all’inizio del VI secolo
L’appello del medievista Andrea Augenti: prendiamoci cura delle torri e delle altre testimonianze del Medioevo civile, che sono un importante capitolo della nostra storia



