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Michela Moro
Leggi i suoi articoliLa mappatura italiana delle case d’asta di «Il Giornale dell’Arte». Per questa stagione sono stati richiesti i dati semestrali a cinquanta «testate» cui han fatto seguito 27 risposte, cinque in più del 2018. Nella costante diversità di modus operandi e generi, la somma dei risultati, per quanto imperfetta, supera i 160 milioni di euro, con l’ovvia soddisfazione di chi ha incrementato i propri fatturati. Come sempre il dipartimento più attivo in quasi tutte le case d’aste è quello dell’arte moderna e contemporanea, ma a seguire si evincono le peculiarità di ognuno, considerando anche le diverse aree geografiche di provenienza. Bene gioielli, design, automotive. Il contributo esponenziale delle vendite online è ormai un fatto assodato. Ecco le voci dei protagonisti.
PANANTI
Fatturato primo semestre 2019: 1.200.000 euro
Top lot
1. Mario Schifano, «Senza titolo», 1979-81, smalto su tela, 95x100 cm, 62.000 €
2. Antonio Ligabue, «Senza titolo», 1959-60, olio su tela, 50x70 cm, 51.000 €
Pananti (Firenze) incassa 1,2 milioni di euro, e Filippo Pananti commenta così: «Il mercato è in tenuta e i nuovi collezionisti esteri rimpiazzano il timido mercato locale. Gli autori del ’900 fanno i primi passi verso un mercato globale».

«Senza titolo», di Antonio Ligabue
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