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Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliAppartenere è uno dei bisogni più profondi dell'essere umano. Prima ancora di definire un'identità individuale, costruisce una comunità. Ogni appartenenza nasce dal desiderio di condividere simboli, rituali e linguaggi, ma porta inevitabilmente con sé anche un confine, un "noi" e un "loro". È questa tensione, costante e mai risolta, che Ruth Beraha pone al centro di One Day, Out of the Blue, I Fell in Love with You, prima mostra personale londinese dell'artista italiana, ospitata dalla galleria Alice Amati.
Il punto di partenza è il calcio. Non come disciplina sportiva, ma come dispositivo sociale. Dopo mesi trascorsi negli stadi del Regno Unito, Beraha ha osservato partite, ascoltato cori, registrato gesti e rituali per comprendere come si costruisca il senso di appartenenza all'interno di una comunità. Lo stadio diventa così un osservatorio privilegiato della contemporaneità, uno spazio in cui emozione individuale e identità collettiva si fondono attraverso pratiche condivise che travalicano il risultato della partita.
Il titolo della mostra riprende un celebre coro da stadio, trasformando una dichiarazione d'amore rivolta a una squadra in una riflessione più ampia sul bisogno umano di riconoscersi in qualcosa di più grande di sé. Beraha non chiede allo spettatore di interessarsi al calcio, ma di interrogarsi sui meccanismi che regolano ogni forma di comunità: la forza dei simboli, la ripetizione dei gesti, la costruzione dei rituali e il sottile equilibrio tra inclusione ed esclusione.
L'artista, nata a Milano nel 1986, sviluppa da oltre un decennio una ricerca che attraversa video, disegno, installazione, suono e performance per analizzare i processi attraverso cui si formano identità individuali e collettive. Più che affrontare direttamente le grandi questioni politiche, osserva come esse si manifestino nei comportamenti quotidiani, nei piccoli gesti, nelle abitudini che definiscono il vivere comune. Il calcio rappresenta quindi una naturale estensione del suo percorso, perché pochi contesti rendono così evidente il desiderio di appartenenza e la costruzione di una memoria condivisa.
Fulcro del progetto è un'opera video dedicata ai tifosi della Women's Super League, con particolare attenzione alle partite dell'Arsenal Women. Beraha evita deliberatamente il campo da gioco. La macchina da presa si concentra sui volti degli spettatori, sugli sguardi, sulle mani che applaudono, sulle espressioni che cambiano durante la partita. A queste immagini sovrappone però una traccia sonora composta dai cori dei sostenitori del Millwall Football Club, storicamente associato a un'immagine di tifo identitario e conflittuale. La frizione tra ciò che si vede e ciò che si ascolta rompe ogni automatismo percettivo e costringe il pubblico a interrogarsi sul rapporto tra immagine, memoria e costruzione culturale.
Il progetto prosegue con una serie di disegni che isolano uno dei gesti più universali del tifo calcistico: le braccia alzate mentre sorreggono una sciarpa. Privati del contesto narrativo, quei corpi perdono progressivamente ogni individualità e diventano immagini archetipiche della partecipazione collettiva. La ripetizione trasforma il gesto in un linguaggio condiviso, mostrando come ogni comunità costruisca la propria identità attraverso forme che si consolidano nel tempo fino a diventare memoria visiva. L'interesse di Beraha non riguarda il calcio in sé, ma il funzionamento stesso dell'appartenenza. Lo stadio emerge come uno dei grandi spazi rituali della contemporaneità, un luogo dove il corpo diventa linguaggio e il linguaggio costruisce identità. È un ambiente in cui affetto, memoria, conflitto e riconoscimento convivono, offrendo una rappresentazione estremamente concreta delle dinamiche che attraversano ogni forma di comunità.
One Day, Out of the Blue, I Fell in Love with You amplia una riflessione che attraversa da tempo la ricerca dell'artista. Il calcio diventa una lente attraverso cui osservare il bisogno universale di appartenere, senza trasformarlo in una celebrazione né in una critica. Beraha mostra come ogni identità collettiva si costruisca attraverso gesti ripetuti, simboli condivisi e pratiche quotidiane, ricordando che ogni comunità vive sempre sul delicato equilibrio tra apertura e delimitazione dei propri confini.