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Vincent van Gogh, «Il giardino della canonica a Neuen in primavera», 1884, dopo il restauro

Foto: Niels Knelis

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Vincent van Gogh, «Il giardino della canonica a Neuen in primavera», 1884, dopo il restauro

Foto: Niels Knelis

Il Van Gogh rubato torna al Groninger Museum dopo il restauro

Oggetto di un furto il 30 marzo del 2020, mentre era in prestito al museo Singer Laren, fu recuperato, danneggiato, nel 2023. A seguito di un meticoloso restauro condotto da Marjan de Visser è di nuovo esposto nell’istituzione olandese, che lo conserva dal 1962

Cecilia Paccagnella

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A sei anni di distanza da quando se ne persero le tracce, il Groninger Museum condivide i dettagli delle peripezie che hanno riguardato «Il giardino della canonica a Neuen in primavera» (1884) di Vincent van Gogh attraverso un comunicato stampa pubblicato il 30 marzo.

Il dipinto, realizzato dall’artista (1853-90) nel parco della canonica dei suoi genitori in giovane età e che nel 1883 intitolò «Giardino d’inverno», fu rubato il 30 marzo del 2020, mentre era in prestito al museo Singer Laren, sempre nei Paesi Bassi. Ci vollero tre anni e mezzo per rintracciarlo, e quando il «detective» ed esperto d’arte Arthur Brand, assieme alla polizia olandese, vi riuscì le condizioni dell’opera non erano delle migliori.

La restauratrice Marjan de Visser fu dunque incaricata di «curare le ferite» dell’opera, che ora torna esposta al Groninger Museum (nelle cui collezioni vi risulta dal 1962) affiancata da uno schermo digitale sul quale scorrono le fotografie scattate prima e dopo il suo intervento, reso possibile grazie alla Fondazione Debman.

Nel febbraio 2024, De Visser pubblicava online i primi resoconti del suo studio, iniziato il mese precedente, in cui si evince che i danni consistevano in «un profondo graffio nella parte inferiore della tela, che arriva fino al lino. E nel cielo una grande macchia con molti graffi sulla vernice».

Durante il meticoloso restauro, nel rispetto delle tecniche utilizzate per realizzare il dipinto, De Visser ha scoperto che «ampie aree del dipinto originale contenevano uno strato di vernice e pittura a olio degradate e uno strato di sapone di zinco». Grazie a vari tipi di analisi dei materiali, invece, è riuscita a distinguere gli strati pittorici stesi dallo stesso Van Gogh e quelli aggiunti successivamente. Il riconoscimento delle zone più spesse, dei punti in cui qualcuno agì per coprire una crepa, oltre a pigmenti marroni e macchie viola scuro, è stato facilitato anche attraverso lo studio della corrispondenza dell’artista e consultando pubblicazioni specializzate. Tra le alterazioni riscontrate spiccano quelle apportate sul volto della donna ritratta: è probabile che nel corso di un precedente restauro del 1903 condotto da un pittore dilettante prima di una mostra alla galleria Odlenzeel di Rotterdam, siano stati aggiunti dei dettagli per renderlo più attraente per potenziali acquirenti.

La restauratrice Marjan de Visser mentre studia il dipinto sotto i raggi Uv. Foto: Denzel Feurich

Cecilia Paccagnella, 03 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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