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Alessandro Martini
Leggi i suoi articoliNel panorama del collezionismo europeo contemporaneo, la Polonia sta vivendo una stagione di grande dinamismo, trainata da figure che hanno saputo trasformare una ricerca estetica privata in un progetto di valore civile. Tra questi spiccano Ewa e Krzysztof Folta, la cui collezione, nata nei primi anni Duemila, è oggi destinata a diventare il cuore pulsante di una nuova istituzione museale a Breslavia. L’inaugurazione, il prossimo 31 maggio, non rappresenta solo il debutto di una nuova sede espositiva, ma il coronamento di un progetto di «restituzione civile», dichiarano. La Fondazione Folta, istituita nel 2023, è l’esito di un progetto di mecenatismo strutturato che segue il percorso imprenditoriale dei fondatori. L’istituzione nasce con l’obiettivo di formalizzare il rapporto tra collezione privata e responsabilità sociale, individuando in Breslavia, la città che ha accompagnato il successo imprenditoriale dei fondatori, il destinatario primo di questa restituzione culturale.
L’attività della fondazione si sviluppa su due direttrici: il supporto diretto al sistema dell’arte (con una particolare attenzione agli artisti e alle realtà istituzionali della Polonia) e l’apertura della cultura al pubblico. In questa prospettiva, la nuova sede non si configura come un semplice spazio espositivo, ma come un centro di documentazione che utilizza il patrimonio artistico per sollecitare l’analisi critica delle dinamiche contemporanee. L’impegno verso la collettività si traduce dunque nella creazione di uno spazio di libero accesso, dove la valorizzazione dell’eredità artistica locale si integra con i linguaggi del panorama internazionale. La collezione è ovviamente funzionale a questo discorso, e si distingue per un eclettismo di alto profilo, capace di integrare la specificità della scena polacca in un dialogo serrato con i protagonisti globali. Il catalogo vanta opere di qualità museale e importanza storica, spaziando dalla pittura alla scultura, fino all’installazione, alla fotografia e alla ceramica. Tra i nomi di rilievo figurano maestri del Novecento e icone del contemporaneo come Tamara de Lempicka, Roman Opałka, Louise Bourgeois, Alex Katz e Tracey Emin, affiancati dalle ricerche di Luc Tuymans, Magdalena Abakanowicz, Wojciech Fangor e Mirosław Bałka. Uno degli assi portanti della raccolta (e cifra distintiva del futuro programma scientifico) è la marcata presenza di donne. Il percorso, che si snoda dagli anni Sessanta fino alla stretta attualità, mette a confronto le visioni di artiste come la citata Emin, Monica Bonvicini, Cecily Brown e Paulina Ołowska, offrendo uno spaccato critico sulla produzione femminile internazionale tra impegno formale e istanze concettuali. Attraverso questo mix di firme consolidate (da Robert Longo a Otto Piene) e nuove proposte (come Sergey Kononov), l’istituzione dei Folta si candida a diventare un osservatorio privilegiato sulla complessità delle arti visive contemporanee, ponendo l’accento sul valore della storicizzazione nel presente.
Con una selezione di circa sessanta opere della collezione, la mostra inaugurale, intitolata «The World Seen Anew: On the Poetics of Vision in Modern and Contemporary Art in the FOLTA Collection» (a cura di Małgorzata Ludwisiak, fino al 30 novembre), mette a sistema le opere di nomi internazionali con un focus pionieristico sulle artiste di Breslavia attive tra gli anni ’50 e ’70 (come Hanna Krzetuska e Wanda Gołkowska), offrendo scoperte storiografiche e riletture inedite di maestri come Fangor (di cui viene presentato l’inedito «Woman»), Opałka e Jerzy Rosołowicz. Attorno alla domanda «Che cosa scaturisce dalla “storia delle donne”?» e cosa offre la prospettiva di un’artista donna nel riflettere sul corpo e sulle relazioni, la mostra propone una prospettiva inedita sulla realtà, dimostrando come l’intersezione tra narrazioni di genere possa produrre una nuova visione del mondo. Un debutto che conferma la Fondazione come centro di ricerca e produzione critica, ben oltre il semplice collezionismo.
La sede espositiva permanente sarà situata in un ex gasometro ottocentesco, oggi completamente rinnovato e trasformato in uno spazio ibrido (residenziale, commerciale e culturale) una parte del quale ospita la Folta Collection. Si trova poco fuori dal cuore turistico della città, a circa 15 minuti a piedi dalla piazza principale, in un’area in forte sviluppo attorno alla storica stazione ferrioviaria Dworzec Świebodzki, oggi dismessa e al centro di una vasta trasformazione culturale e urbana. Il progetto architettonico per la sede della Folta Collection è stato affidato allo studio polacco WXCA, già impegnato in edifici pubblici e in particolare a destinazione culturale e museale: tra questi, il Padiglione Polacco all’Expo 2020 di Dubai e il Muzeum Historii Polski all’interno della Cittadella di Varsavia. Il risultato, visibile dal 31 maggio prossimo, è un «salotto d’arte» sede di un’istituzione ibrida: «Il nuovo spazio è stato concepito come un piccolo museo privato ma, allo stesso tempo, su espressa richiesta dei coniugi Folta, anche come un’estensione della loro casa, sia dal punto di vista estetico sia nella configurazione degli spazi, che includono una biblioteca e ambienti dedicati alla lettura e alla ricerca, spiega il direttore artistico della collezione Alessandro Nicola Malusà. Il carattere quasi domestico dello spazio si riflette anche nelle modalità di visita: gli ingressi saranno organizzati in piccoli gruppi, aperti a tutti su prenotazione, permettendo una fruizione ravvicinata e intima di opere d’arte di altissimo livello, spesso con passati espositivi nei piu grandi musei internazionali. Questo approccio mira ad avvicinare il pubblico all’esperienza diretta e quotidiana vissuta dai collezionisti d’arte, che hanno il privilegio di convivere con le opere, instaurando con esse un rapporto diretto, personale e continuativo». L’obiettivo è creare uno spazio di dialogo intergenerazionale dove il rigore della pratica museale si fonda con la vivacità dell’incontro umano. Per i coniugi Folta, anche un modo per proseguire in un impegno filantropico che li vede da tempo attivi a sostegno di diversi progetti culturali e non solo: dal festival letterario «Festiwal Góry Literatury», fondato dalla scrittrice Olga Tokarczuk (Premio Nobel per la Letteratura 2018) a diverse iniziative nel campo della ricerca sull’autismo e nel supporto a hospice pediatrici. In linea con questi impegni, le attività della Fondazione Folta si articolano attorno a tre pilastri: un programma di borse di studio e grant per promuovere la ricerca sull’arte polacca e internazionale; residenze artistiche all’estero per artisti polacchi e, parallelamente, per artisti internazionali a Breslavia; e, infine, la valorizzazione della collezione nel nuovo museo.
Wojciech Fangor, «B 29», 1965. © Folta Collection, Breslavia
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