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Guglielmo Gigliotti
Leggi i suoi articoliPaola Macchi è la prima direttrice generale del MaXXI di Roma. Il ruolo nasce infatti con il nuovo Statuto della Fondazione, approvato lo scorso giugno, che ha contestualmente abolito la carica di direttore artistico (precedentemente ricoperta da Hu Hanru, dal 2013 al 2023, e poi da Francesco Stocchi, dal 2023 al giugno 2026) e quella di segretario generale, occupata dall’aprile 2025 dalla stessa Macchi. È una vera rivoluzione della governance del Museo delle arti del XXI secolo, perché alla Direzione generale è ora affidata, oltre a responsabilità tecnico-amministrative, anche la gestione operativa e organizzativa, fino ad oggi assegnata al presidente del Consiglio di amministrazione (Emanuela Bruni, dal marzo 2025). È stato lo stesso Cda a nominare Paola Macchi nel nuovo ruolo apicale, su indicazione del ministro della Cultura Giuli.
Laureata in Lettere all’Università Cattolica di Milano e diplomata al master della Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi, Paola Macchi ha svolto una carriera di manager nei maggiori teatri italiani, dal Teatro Piccolo di Milano fino ai teatri Eliseo, Argentina e India di Roma. Nel 2020 è stata nominata direttrice amministrativa e organizzativa del Festival dei Due Mondi di Spoleto, assumendo la responsabilità della gestione economico-finanziaria e operativa di tutte le attività della fondazione. Conosce quindi bene la complessa macchina burocratico-organizzativa che rappresenta il lavoro invisibile, ma fondamentale, dei grandi eventi culturali. La intervistiamo.
Come vive questa nuova assunzione di responsabilità nel MaXXI?
Con tanto entusiasmo e senso di responsabilità. Assumere la Direzione generale del MaXXI significa mettersi al servizio di una realtà che rappresenta un punto di riferimento per la cultura contemporanea in Italia e nel mondo. Il MaXXI è un’istituzione giovane che sta entrando nella sua piena maturità: pensato come primo museo nazionale dedicato alla creatività contemporanea, in poco più di 15 anni ha costruito un’identità forte e ha consolidato un patrimonio di esperienze significativo. Oggi, grazie all’entrata in vigore del nuovo Statuto, inizia un capitolo importante della sua storia. Partecipare a questo percorso di crescita è per me un onore e desidero ringraziare il ministro Giuli, il Consiglio di amministrazione della Fondazione e la presidente Emanuela Bruni per la fiducia che mi è stata accordata.
Entrando al MaXXI, nell’aprile 2025, come nuovo segretario generale, dichiarò: «È un luogo che amo da sempre». Quali sono state le sue frequentazioni del grande museo nazionale delle arti e dell’architettura contemporanee?
Ho frequentato da visitatrice il MaXXI sin dalla sua apertura (nel 2010, Ndr). È inoltre un luogo che, per affinità di linguaggi e di visione culturale, ha spesso incrociato anche il mio percorso professionale. Ricordo ad esempio con particolare emozione l’inaugurazione degli spazi progettati da Zaha Hadid, ancora privi di allestimenti, animati dalla straordinaria performance di Sasha Waltz realizzata in collaborazione con il Romaeuropa Festival: un momento che ha saputo condensare perfettamente la vocazione interdisciplinare del MaXXI. Credo che questa sia la sua cifra più autentica: essere un museo in cui le arti dialogano in modo naturale. La Galleria 5, originariamente concepita da Zaha Hadid come un Auditorium, ne è forse l’espressione più evidente: uno spazio capace di trasformarsi e che recentemente ha saputo accogliere progetti molto diversi, come la mostra-evento di Robert Wilson o il progetto con musica dal vivo di William Kentridge, dimostrando come il museo sappia rinnovarsi continuamente e coinvolgere pubblici differenti. Proprio in virtù di questa sua varietà l’ho sempre considerato un posto speciale, una realtà davvero originale nel panorama culturale italiano.
Il nuovo statuto della Fondazione MaXXI, approvato a giugno, prevede l’abolizione delle posizioni del direttore artistico e del segretario generale e l’istituzione del direttore generale, che assume per di più su di sé alcune prerogative tecnico-operative affidate precedentemente al presidente.
Il nuovo assetto della Fondazione, promosso dal Ministero della Cultura, nasce dalla consapevolezza che istituzioni culturali sempre più articolate hanno bisogno di modelli organizzativi capaci di accompagnarne lo sviluppo. Negli anni il MaXXI è cresciuto molto e oggi è un ecosistema composito: c’è la sede principale del museo, a Roma, recentemente proclamato «monumento nazionale», c’è il MaXXI L’Aquila e c'è il progetto di ampliamento del Grande MaXXI che prevede nuovi spazi e funzioni, ma c'è anche una rete di collaborazioni istituzionali, nazionali e internazionali, che comprende attività di ricerca, produzione culturale, formazione, partenariati e una sinergia che auspico sia sempre più stretta con il mondo delle imprese e delle realtà private. Governare questa complessità significa creare le condizioni affinché tutte le componenti possano lavorare in modo integrato ed efficace al raggiungimento degli obiettivi, ed è questo il contributo che intendo portare.
Conosce il MaXXI dal di dentro dall’aprile 2025: come definirebbe questa grande istituzione culturale italiana?
Nei miei primi mesi di lavoro ho avuto modo di approfondire la straordinaria ricchezza di questo museo, chiamato ogni giorno ad armonizzare competenze e linguaggi diversi, facendo della pluralità uno dei suoi principali punti di forza. Il contemporaneo, del resto, è una materia viva e lavorarci significa confrontarsi ogni giorno con artisti, architetti, studiosi e intellettuali che leggono e interpretano il presente, restituendo la loro preziosa visione. È proprio il dialogo costante e attivo con la creatività del nostro tempo a rendere il MaXXI un’istituzione dinamica e in continua evoluzione. Credo che questa sua caratteristica sia una risorsa da valorizzare, la base da cui partire per progettare e attraversare questa nuova stagione di crescita.
Cosa porterà con sé, nella governance apicale del MaXXI, della sua lunga esperienza nel management dei grandi teatri italiani?
Ogni istituzione culturale ha una propria identità, ma esistono principi di buona gestione che accomunano tutte le grandi organizzazioni. L’esperienza maturata mi ha insegnato che qualità gestionale e progettualità culturale devono necessariamente procedere insieme. Credo nella valorizzazione delle competenze, nella chiarezza dei processi e nella costruzione di organizzazioni il più possibile agili e solide. Più che immaginare una trasformazione del MaXXI, mi interessa accompagnarne l’evoluzione, consolidando quanto è stato costruito in questi anni e preparando il museo a cogliere le opportunità che il futuro offrirà con ambizione e fiducia nei propri mezzi.
Quando sarà nominato il nuovo direttore del MaXXI Arte?
La scelta del nuovo direttore del MaXXI Arte è un passaggio molto rilevante perché completerà il nuovo assetto della governance previsto dallo Statuto. Le procedure sono già state avviate e confidiamo di poter annunciare la nomina in autunno.
MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma. Credits MUSA. Courtesy Fondazione MAXXI.
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