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La nuova ciclovia sul Lago di Garda (tratto a sbalzo a Limone) criticata per il suo impatto e per i costi, esplosi fino a 1,118 miliardi di euro

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La nuova ciclovia sul Lago di Garda (tratto a sbalzo a Limone) criticata per il suo impatto e per i costi, esplosi fino a 1,118 miliardi di euro

Il Lago di Garda aggredito da 25 milioni di visitatori

Una ciclovia panoramica a rischio di frane che costa come un’autostrada (8 milioni a km) e che taglia le coste, alberghi e parchi a tema, speculazioni edilizie nel paesaggio ritratto da Corot e da Klimt, la bomba ecologica a orologeria del collettore fognario e indagini della Procura: «Più turisti non faranno che aggravare un sistema già stressato ai limiti», lancia l’allarme Italia Nostra

Camilla Bertoni

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Crollano sotto i colpi delle ruspe i cipressi centenari sulle rive della costa veronese del Lago di Garda, tra Punta San Vigilio e Torri del Benaco (Vr). Per difenderne almeno un certo numero, in extremis e su sollecitazione di Italia Nostra è intervenuta la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Verona, Vicenza e Rovigo, che già aveva espresso il suo parere: vincolante, ma non rispettato. Sotto attacco è il paesaggio che fu protagonista di centinaia di opere d’arte tra ’800 e ’900, da Corot a Klimt. La difesa mette in testa la causa green: un anello ciclopedonale che affianchi senza interruzioni quello stradale inaugurato nei primi anni ’30 e battezzato «Meandro» da Gabriele D’Annunzio, residente nel vicino Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera (Bs). L’obiettivo è quello di portare ancora più turismo (slow?) in un luogo che nel 2023 ha visto l’arrivo di un esercito di 25 milioni di visitatori (fonte Federalberghi). Il progetto, in cui si trovano coinvolti 19 Comuni rivieraschi e tre Regioni, Veneto, Trentino e Lombardia, ha fatto salire agli onori delle cronache nazionali il Lago di Garda, con proteste, petizioni e raccolta di migliaia di firme. 

1,118 miliardi di euro per la ciclopedonale

«L’inutile, dannosa e costosissima pista ciclopedonale», come la definisce Marisa Velardita, presidente della sezione veronese di Italia Nostra, una «follia» per i geologi che l’hanno bocciata, si trova in buona compagnia accanto alla cementificazione delle colline moreniche circostanti il Garda, che va di pari passo con i parchi a tema, quelli che ancora si propongono ex novo dopo i tanti, troppi, già costruiti da decenni, dei quali ancora si pagano le pesanti conseguenze in termini di traffico automobilistico e nuovi alberghi satellite. Da ultimo le ruspe sono entrate in attività anche a Punta San Vigilio, uno dei luoghi più preziosi e suggestivi del lago che si credeva, e si voleva, immune. L’ossimoro è che a contestare i lavori della ciclopedonale (la cui maggior sostenitrice è la vicepresidente della Regione Veneto Elisa De Berti, in quota Lega, che ne propugna la necessità per la «sicurezza» degli umani), sono proprio gli ambientalisti che si oppongono non solo al taglio degli alberi, ma anche alla cementificazione e rettificazione delle ormai rare piccole spiagge naturali, trasformate in passeggiate, distruggendo i canneti. 

Il fronte del no si fa via via più ampio: tra i più critici, Paolo Pileri, docente di Pianificazione territoriale al Politecnico di Milano, un tempo al Tavolo tecnico operativo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al quale sedevano inizialmente anche Legambiente e Fiab, con il compito di «esprimere valutazioni tecniche sui progetti di ciclabilità relativi ad alcuni tracciati del sistema nazionale della ciclabilità turistica». Critica è Aurora Floridia, senatrice della Commissione Ambiente, Infrastrutture e Turismo, che, insieme alla senatrice Mariastella Gelmini, presidente della Comunità del Garda, ha portato la questione in Senato a Roma il 14 febbraio scorso. A suscitare polemiche sono in primis i costi, lievitati a causa delle criticità dai circa 200 milioni preventivati nel 2017 per 144 km complessivi di ciclovia a 345, e poi esplosi fino a 1,118 miliardi di euro, secondo i calcoli del Coordinamento per la Tutela del Garda. Otto milioni a chilometro, come un’autostrada. Sono 17 i milioni dal Pnnr per i 2 chilometri di passerella a sbalzo in costruzione nel tratto dove si stanno abbattendo i cipressi a Torri. A nord di Limone (Bs), sulla costa ovest, un tratto di percorso ciclopedonale, inaugurato nel 2018, è stato appeso alla roccia: chi lo percorre a piedi o in bicicletta gode di una vista straordinaria a strapiombo sulle acque blu scuro. 

Ma visti dal lago i fianchi delle montagne sono stati permanentemente e pesantemente compromessi. E lo saranno ancora di più se la pista si allungherà verso Riva del Garda (Tn), sfidando una montagna da cui si sono staccate più di 70 frane nell’ultimo mezzo secolo, tre solo tra Natale scorso e il lunedì di Pasqua, quando un enorme masso ha colpito un’automobile. L’alto rischio geologico è stato documentato da uno studio trentino dell’Ordine dei geologi da poco pubblicato. Più a sud, a Gargnano (Bs), il chilometro e mezzo di pista ciclabile inaugurato nel 2013, è stato chiuso dopo pochi giorni: le opere di protezione dalle frane, costate più di un milione, non sono state ritenute sufficienti. Eppure le alternative ci sono, come ribadiscono il professor Pileri e le associazioni ambientaliste: dai natanti a trazione elettrica per traghettare i ciclisti lungo i tratti più scoscesi, al recupero di percorsi già esistenti, magari un po’ più mossi da saliscendi e non in riva al lago.

Le fogne sotto le spiagge

«Perché non si spendono quei soldi per risolvere il grave problema del collettore fognario sublacuale che rischia di esplodere?», si scalda Marisa Velardita. Una bomba biologica a orologeria alla quale, anche secondo Floridia e Gelmini, non si dà la priorità. «Ancora più turisti non faranno altro che aggravare un sistema già ai limiti», considera amaramente l’attivista Velardita che, negli scorsi anni, con l’associazione ha preso parte a molti tavoli tecnici con l’Azienda gardesana servizi (Ags). La vetustà degli impianti concepiti negli anni ’70 è attestata dalla stessa Ags che sulla homepage li dichiara «ormai giunti alla fine della propria vita tecnica», promettendone «riqualificazione e potenziamento per la salvaguardia ecologica e socioeconomica dell’area del Garda per le generazioni future». 

Le continue riparazioni necessarie hanno eroso in passato i fondi, finalmente dopo lunga attesa di nuovo stanziati e spesi, ma sempre briciole rispetto a quelli per l’anello ciclopedonale: 116,5 milioni di euro per la «posa di 60 km di nuove condotte e la realizzazione di nuove stazioni di pompaggio, oltre all’ammodernamento della struttura esistente, tra Malcesine e il depuratore di Peschiera del Garda». Interrati sotto le spiagge, e non sotto la strada gardesana come aveva chiesto Italia Nostra (soluzione a cui si sono opposti i sindaci per l’impatto sul traffico), i nuovi tubi stanno risolvendo solo in parte il problema: «Non è stato trovato un accordo con la Provincia di Brescia, spiega Velardita, che ancora utilizza le condotte usurate e dove trova ferma opposizione la costruzione di un nuovo depuratore a Gavardo, con scarico nel piccolo fiume Chiese, in supporto a quello di Peschiera, non più sufficiente. Ma se non si mettono d’accordo, presto le condutture esploderanno. E sarà la morte del lago». 

Punta San Vigilio

Rana e la locanda di lusso

Sulla questione di Punta San Vigilio, Italia Nostra è più ottimista: dominato dalla sanmicheliana villa quattrocentesca dei conti Guarienti di Brenzone, il sito si fregia del motto dannunziano «En somnii explanatio», ecco la rappresentazione del sogno. Che il sogno stia andando in frantumi? Le ruspe sono state azionate dal re della pasta Giovanni Rana, per anni inquilino dei conti nella villa, divenuto proprietario (e concorrente) di terreni e di due rustici. Il sindaco di Garda Davide Bendinelli, ex Lega, ora renziano, ha assicurato che gli enormi e sospetti scavi sono finalizzati solo alla necessaria realizzazione di sottoservizi interrati, tra i quali quelli elettrici e fognari, finora mancanti, anche a beneficio della storica Locanda dei conti di origine quattrocentesca. Si garantisce che in superficie saranno ripiantati i 1.200 storici olivi espiantati per i lavori. Nessun metro cubo in più, ma un pontile di 28 metri per l’approdo: quello sì. Nella villa e nella storica locanda, scampata alla costruzione di un grande albergo progettato nel 1910, gestita dal 1919 al 1971 da Leonardo Walsh, hanno soggiornato ospiti illustri come Churchill, Hemingway, Laurence Olivier e Vivien Leigh, Carlo e Diana... 

Alla villa e locanda si affiancherà la piccola locanda di lusso di Rana: sei stanze con wellness e un ristorante da 20 coperti interni e 20 esterni. I conti Guarienti, autori peraltro negli anni scorsi di interventi volti a favorire lo sfruttamento turistico della proprietà, e molti cittadini chiedono chiarezza a suon di esposti e petizioni. La Soprintendenza ha approvato il progetto di restauro conservativo con la motivazione che salverà gli antichi rustici dal degrado e da precedenti abusi, rendendoli accessibili al pubblico. A chi potrà permetterselo, si intende. È la tassa da pagare per la tutela, pare. Italia Nostra, che ha chiesto chiarimenti, non ha riscontrato violazioni del Codice dei Beni culturali.

Perfino un ponte tibetano

Se per i tempi di Walsh si parlò di colonialismo inglese, ora si parla di colonialismo tedesco e altoatesino, quello delle imprese che da vent’anni stanno edificando senza sosta ville, residence e resort a cinque stelle: appena aperto uno in località Versine di Salò (Bs), sarà presto seguito da quello in località Formaga da 140 camere nel piccolo Comune di Gargnano. È fallito, grazie al rischio geologico e all’accerchiamento di «Report» (Rai3), il progetto di un enorme ponte tibetano nella fragile, e unica, Valle dei Mulini, con annesso camping e parcheggio da 400 posti auto più bus (sul terreno acquistato a caro prezzo dal Comune dopo un passaggio di mano durante il quale ha ottenuto lo status di edificabile quadruplicando in un amen il suo valore, operazione denunciata da «Report»). Ma il sindaco di Costermano (Vr), Stefano Passarini, che ne era il più accanito promotore, è rimasto sotto osservazione per la megavilla in costruzione sul terreno della moglie a pochi metri dal cimitero dove riposano le vittime tedesche della seconda guerra mondiale

L’abbassamento della distanza di rispetto dal cimitero era stato approvato in Consiglio comunale con il fine di costruire una residenza per anziani. E nel mirino di «Report» è finito lo stesso Bendinelli, sindaco di Garda, contrario alla ciclovia, ma favorevole a utilizzare tutte le maglie previste dalla legge per trasformare un suo piccolo rustico in un favoloso resort. Niente a confronto di quello che è «sfuggito» nel distratto silenzio assenso della Soprintendenza nel Comune di Torri, ad Albisano, dove negli ultimi anni hanno lavorato decine di gru, trasformando la collina in un formicaio di villette e alberghi. L’attuale soprintendente ad interim, Fabrizio Magani, ha commentato diplomaticamente il vulnus che ha portato alla costruzione dei 12.700 metri cubi dell’enorme resort di lusso sempre a firma altoatesina, sul quale Italia Nostra ha presentato un esposto e si è aperta un’indagine della Procura: «Quello che è accaduto lassù non corrisponde a un miglioramento del paesaggio». Come quasi tutto quello che sta accadendo da queste parti.

Resort di lusso da 12.700 metri cubi ad Albisano. © capeofsenses.com

Camilla Bertoni, 08 maggio 2024 | © Riproduzione riservata

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