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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliFocalizzato sul restauro dell’architettura moderna, il Knoll Modernism Prize 2026 del World Monuments Fund per la prima volta nella sua storia viene attribuito a un edificio africano. Ad avere la meglio sui concorrenti è stata l’Historic Africa Hall, sede delle Nazioni Unite ad Addis Abeba, in Etiopia. Questa assegnazione segna un cambio di prospettiva nel racconto del Modernismo, finora troppo spesso concentrato su Europa e Stati Uniti.
La cerimonia della premiazione si terrà il 18 febbraio a Palm Springs, in California, durante la Modernism Week. A ricevere il premio sarà lo studio australiano Architectus, che ha curato i lavori su un immobile considerato un «sito-simbolo» del continente africano e della sua storia politica. L’intervento, secondo le motivazioni espresse dalla giuria, ha restituito piena leggibilità a un’architettura fragile e complessa, senza snaturarne il valore simbolico e istituzionale (la cui vicenda si intreccia anche con il nostro Paese).
Inaugurato nel 1961, l’Historic Africa Hall fu infatti progettato dall’architetto italiano Arturo Mezzedimi. Giunse in un momento cruciale per l’Africa, dopo le dichiarazioni di indipendenza (nel 1960 ben 17 Paesi del continente, tra cui Congo, Nigeria e Somalia, ottennero la sovranità, principalmente da Francia e Gran Bretagna) e nel pieno della costruzione di una nuova identità politica africana.
Concepito come sede della Commissione Economica per l’Africa delle Nazioni Unite, l’edificio divenne presto teatro di eventi storici: nel 1963 ospitò la fondazione dell’Organizzazione dell’Unità Africana, ente precorritore dell’Unione Africana. La sua architettura rifletteva le atmosfere di ottimismo del modernismo e la volontà di dialogo tra nazioni. Ampie vetrate affacciate sul paesaggio di Addis Abeba, una struttura in cemento armato di grande chiarezza formale e interni arricchiti da marmi, pietra locale e dalle monumentali vetrate artistiche dell’artista locale Afewerk Tekle ne hanno fatto uno dei riferimenti assoluti del modernismo africano.
I recenti lavori di restauro, avviatisi nel 2014 e conclusisi nel 2024, hanno accettato la sfida di aggiornare un edificio dal riconosciuto valore mantenendone comunque lo spirito originario. Architectus ha lavorato su più livelli: dalla conservazione della struttura e delle finiture storiche al recupero di elementi spesso trascurati, come gli arredi disegnati su misura dallo stesso Mezzedimi: si tratta di oltre cinquecento pezzi riportati alle disposizioni originali. Le vetrate disegnata de Afewerk Tekle sono state restaurate con un intervento che ha coinvolto direttamente la famiglia dell’artista, rafforzando il legame tra patrimonio e memoria. Ne è venuto fuori un edificio nuovamente operativo come centro della diplomazia africana, adattato agli standard contemporanei ma contemporaneamente capace di raccontare una storia di ambizione, autonomia e modernità.
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