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Un dettaglio della statua dedicata al Gattamelata di Donatello di fronte alla Basilica del Santo di Padova «impacchettata»

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Un dettaglio della statua dedicata al Gattamelata di Donatello di fronte alla Basilica del Santo di Padova «impacchettata»

Il Gattamelata va in museo ma non viene musealizzato

L’ex soprintendente Vincenzo Tiné ripercorre la grande campagna diagnostica che ha decretato necessario intervenire sul celebre monumento di Donatello di fronte alla Basilica del Santo a Padova. Pe terminare le analisi ed eseguire il restauro l’opera per cinque mesi verrà trasferita, si auspica al più presto, nel Museo Boito 

Un monumento di natura eccezionale, quello equestre e rinascimentale concepito da Donatello e dedicato a Erasmo da Narni detto il Gattamelata che campeggia a Padova sul sagrato della Basilica del Santo. Da più di due anni è ingabbiato in un cantiere di restauro in stallo.

Altrettanto eccezionali sono state le tecniche messe in campo per effettuare, fino a qui, le analisi necessarie per giungere a una diagnosi del suo stato di salute. Eccezionali anche le misure di intervento discusse, tra le quali era stata avanzata anche l’ipotesi dello spostamento definitivo del monumento in uno spazio museale al chiuso. Ipotesi oggi scongiurata e che aveva suscitato le ire di Vittorio Sgarbi, all’epoca dell’inizio del cantiere sottosegretario alla Cultura.

A raccontare le vicende attraversate in questi lunghi mesi dal Gattamelata è Vincenzo Tiné che, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Padova fino allo scorso luglio, in agosto ha passato le consegne alla collega Marta Mazza, ora responsabile delle scelte sul restauro del monumento.  «Un’indagine diagnostica di questa portata, finanziata dal MiC con uno stanziamento di 150mila euro, non era mai stata fatta prima in questi termini», spiega Tinè. Al lavoro è stata chiamata una task force, coordinata dall’Istituto Centrale per il Restauro, dove sono state coinvolte, in collaborazione con l’Università di Padova, competenze che vanno dalla geofisica alla chimica, passando per una vasta gamma. Gli esiti sono contenuti in un volume di circa 300 pagine in cui l’Icr sottolinea «criticità che rendono senza dubbio opportuno procedere quanto prima a un intervento di restauro».

Analisi strutturali sul monumento del Gattamelata di Donatello

A provocare tali criticità, non solo il fatto che nei suoi seicento anni di vita il Gattamelata non sia mai stato restaurato, ma anche il fatto che, in occasione dei conflitti mondiali, il monumento abbia subito spostamenti per salvaguardarlo dai danni bellici con riposizionamenti non proprio indolori. Ad avere la peggio è stato il basamento che necessita con urgenza di «consolidamento strutturale e di messa in sicurezza antisismica». Va da sé che, terminato l’intervento che ancora di fatto deve iniziare ed eliminati gli agenti corrosivi delle parti bronzee, il monumento richiederà una manutenzione annuale sia sul gruppo sia sul basamento. La diagnosi ha restituito fino a qui una situazione meno grave di quanto temuto, da prendere comunque in mano al più presto, ma l’analisi, a causa della sua complessità, non è terminata.

Proprietaria del monumento è la Delegazione Pontificia per la Basilica di Sant’Antonio di Padova che ha deciso di assumere direttamente sia la progettazione dell’intervento sia l’esecuzione dei lavori e che ha ottenuto nuovi finanziamenti, dopo quello del MiC, da parte di due fondazioni, Friends of Florence e Save Venice. Uno dei nodi affrontati proprio per terminare la fase diagnostica è la possibilità che per eseguire il restauro la statua bronzea venga spostata all’interno del Museo Boito, ex Museo Civico nel Complesso di Sant’Antonio, una scelta che comporta complicati interventi di messa in sicurezza dell’edificio dismesso da decenni e sulla quale la Soprintendenza aveva espresso molte perplessità, ma che in seguito, e da tempo, è stata autorizzata.

«Grazie alla disponibilità della Delegazione Pontificia a riprendere in mano il testimone del complesso percorso terapeutico in atto sul Gattamelata, chiarisce Tiné, si è deciso di rinviare gli ulteriori approfondimenti diagnostici necessari, che intervengono temporaneamente sull’integrità del monumento, all’indomani della validazione e quindi autorizzazione di un progetto esecutivo di restauro che si presenta altrettanto complesso e articolato di quello diagnostico. Tale progetto è stato validato, cosi come è stato concesso lo spostamento limitatamente a un periodo di cinque mesi, dei quali due per completare la diagnostica, con analisi ulteriori a quelle con grammagrafia già eseguite che comportano lo smontaggio delle zampe del cavallo. Tre invece i mesi per la realizzazione dell’intervento». «Attualmente, fa sapere la Delegazione, stiamo lavorando alle prescrizioni ricevute attraverso i professionisti incaricati. Appena saranno messe a punto e soddisfatte le prescrizioni ricevute, si darà seguito alla fase operativa che inizierà con l’allestimento del laboratorio all’interno dell’ex Museo Civico realizzato da Camillo Boito in un’ala del Convento del Santo». Si attendono sviluppi, intanto in città si percepisce lo scontento di vedere il capolavoro di Donatello da troppo tempo «impacchettato».

Un’immagine d’epoca della ricollocazione del monumento, luglio 1919

Camilla Bertoni, 28 agosto 2025 | © Riproduzione riservata

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Il Gattamelata va in museo ma non viene musealizzato | Camilla Bertoni

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