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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliQuattro mesi dopo essere atterrato in un museo destabilizzato dalle tensioni tra i lavoratori e il suo predecessore Bernardo Laniado-Romero, che non è riuscito a frenare la china discendente del centro sempre meno presente nel dibattito internazionale, Guigon è pronto per rivelare i suoi progetti. «Dobbiamo cambiare l’immagine del museo, moltiplicare le mostre, le attività, i pubblici e trasformarlo in un centro di studi picassiani, in cui si generano nuove idee e ricerche che si diffondono per il mondo», assicura il direttore, lasciando intendere che l’epoca del basso profilo e delle poche ambizioni è finita. Il museo vuole ritornare agli onori delle cronache e non solo per essere il più visitato di Barcellona (dopo quello del Barça, la gloria calcistica cittadina). «Non si tratta solo di essere conosciuti, ma riconosciuti. Il museo di Barcellona è molto singolare. È il primo e l’unico creato quando Picasso era ancora vivo e con il suo appoggio. Ha la collezione più importante di opere giovanili e del periodo del Quatre Gats e la serie de “Las Meninas”. Siamo indispensabili per spiegare l’evoluzione di Picasso», continua Guigon.
In attesa di presentare il nuovo allestimento della collezione permanente, che modificherà radicalmente quello attuale nell’antico Palau Berenguer d’Aguilar, Guigon inaugura il 17 marzo la sua prima mostra «Picasso. Ritratti» (fino al 25 giugno), in collaborazione con la National Gallery di Londra. Seguiranno una rassegna su Picasso nella Barcellona del 1917, il periodo dei Balletti Russi di Diaghilev e una mostra sul soggiorno barcellonese di Arthur Cravan, avventuriero, poeta, pugile e precursore del Dadaismo.
Oltre al nuovo allestimento della collezione e alla produzione di mostre temporanee, Guigon ha in programma un aggiornamento interattivo degli apparati didattici, la creazione di una nuova sala dedicata ai progetti più sperimentali e tecnologici, la traduzione dell’opera poetica di Picasso e la pubblicazione di una rivista internazionale monografica annuale per divulgare gli studi realizzati a Barcellona. Per farlo avrà a sua disposizione 10 milioni di euro, otto dei quali servono per il funzionamento ordinario del museo. «Dobbiamo trovare nuove vie di finanziamento se vogliamo ricominciare a comprare. Intanto abbiamo acquistato due libri d’artista di Picasso, vere rarità da superbibliofilo», si lascia scappare preso dall’entusiasmo. E poi vuole rinnovare l’alleanza con la famiglia Picasso e chiedere prestiti a lungo termine a Pepe Serra, attuale direttore del Museo Nacional de Arte de Cataluña (Mnac), già a capo del Picasso dal 2006 al 2011. Il suo entusiasmo è contagioso. È naturale pensare che sarà lui il leader della rete di musei Picasso (Barcellona, Parigi, Malaga, Antibes e il Graphikmuseum Picasso di Münster, in Germania, dedicato alla grafica) che firmeranno a breve un accordo, non solo per facilitare i prestiti e coprodurre mostre, ma anche per condividere le banche dati, gli strumenti informatici e soprattutto la metodologia di studio e ricerca.
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