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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliUn’équipe di archeologi al lavoro sulle isole Kitsissut (note anche come Isole Carey), nel nord della Groenlandia, ha trovato tracce che rivelano che i primi gruppi di paleo-Inuit raggiunsero gli ambienti costieri della grande isola 4.500 anni fa ca attraverso viaggi marittimi pianificati. I siti si trovano lontano dalla terraferma, all’interno di Pikialasorsuaq, una grande polinia (area di mare circondata da banchisa, che rimane libera dai ghiacci per gran parte dell’anno) situata tra la Groenlandia e il Canada. Ne dà conto un articolo pubblicato sulla rivista scientifica online «Antiquity».
L’arcipelago di Kitsissut, composta da sei piccole isole, è il punto più occidentale della Groenlandia. Nel corso del tempo, gli Inuit contemporanei hanno identificato Kitsissut come un luogo importante per la caccia agli uccelli marini e la raccolta delle uova; è stata questa circostanza che ha spinto l’équipe di studiosi a indagare sulle isole alla ricerca di tracce di attività preistoriche.
Ricercatori dell’Università di Calgary e dell’Università della Groenlandia hanno registrato, su tre delle sei isole, quasi 300 vestigia archeologiche. Tra questi vi sono cerchi di pietre (antichi accampamenti stagionali), focolari e aree di lavoro relative alle prime occupazioni di queste popolazioni. La datazione di questo sito poggia sull’analisi al radiocarbonio di materiale animale osseo trovato all’interno dei cerchi di pietre, ed è compresa tra 4mila e 4.475 anni fa.
La distanza tra Kitsissut e la terraferma è notevole: si tratta di una traversata di 50 chilometri in mare aperto. Un viaggio del genere richiedeva imbarcazioni con struttura in legno e rivestimento in pelle, conoscenza delle correnti e pianificazione in base alle condizioni meteorologiche e al ghiaccio stagionale, e più in generale un grado relativamente avanzato di sviluppo tecnologico nel settore della navigazione.
I reperti archeologici indicano spostamenti regolari piuttosto che rare esplorazioni. Famiglie e provviste attraversavano il mare aperto per raggiungere le colonie di uccelli marini e i mammiferi marini concentrati intorno alla polinia.
Per lo studio archeologico di questi territori gli studiosi hanno fatto ricorso a dati e indici particolari, come quelli relativi all’arricchimento del suolo o alla crescita della vegetazione. Le testimonianze rinvenute nei siti dei campi dimostrano un utilizzo continuativo nel corso delle generazioni. Attività quali la caccia, la macellazione e la lavorazione degli alimenti hanno trasferito grandi quantità di nutrienti di origine marina sulla terraferma. Nel corso del tempo, questi campi sono diventati punti stabili all’interno del paesaggio, dove la crescita della vegetazione e l’attività animale hanno risposto alla presenza umana ripetuta.
La ricerca ambientale ha già identificato gli uccelli marini come principali responsabili del movimento dei nutrienti a Pikialasorsuaq. I risultati ottenuti a Kitsissut fanno immaginare agli studiosi che le prime comunità paleo-inuit, insieme agli uccelli marini, figurassero tra i principali contributori alla formazione dell’ecosistema. Il movimento umano della biomassa marina ha influenzato la crescita delle piante locali, il comportamento degli animali e i tipi di utilizzo del territorio durante la fase iniziale dello sviluppo ecologico dell’Artico.
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