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Louis Fratino, Manchurian lilac, 2025

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Louis Fratino, Manchurian lilac, 2025

Gli artisti under 35 (o quasi) da continuare a seguire dopo Frieze Los Angeles 2026

Dalle stelle già acclamate a quelle che stanno iniziando a brillare: dieci artisti che si sono distinti in questa edizione della fiera

Giorgia Aprosio

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Distinguersi a Frieze Los Angeles non è mai scontato. A Los Angeles, le gallerie - locali e internazionali - sembrano concedersi maggiore libertà, presentando ricerche più eccentriche o sperimentali, consapevoli di trovare un pubblico curioso e ricettivo.

Edizione dopo edizione, la scena losangelina conferma un gusto ben riconoscibile, influenzato tanto dalle pratiche urbane e dalle culture visive nate dal basso - dal graffiti all’uso di materiali quotidiani - quanto dal paesaggio della città e dalla sua eredità modernista. Inserita in un sistema culturale ampio ed eterogeneo, che include cinema, musica, moda e industrie creative, la fiera attrae un pubblico trasversale che non si limita agli addetti ai lavori.

L’edizione 2026 è stata particolarmente partecipata e vissuta, affollata fin dall’opening e nei giorni successivi, a testimonianza di un sistema locale attento e fortemente coinvolto. Accanto a molti artisti della scena locale, scelti dalle gallerie anche per il loro radicamento territoriale, non sono mancate presenze internazionali, solo booth capaci di sorprendere e debutti particolarmente attesi.

Questa selezione riunisce alcuni under 35 - con qualche eccezione che sfiora i 40 - che si sono distinti per la forza con cui le loro opere sono emerse tra gli stand. L’età non è un criterio di merito, ma un modo per osservare come queste ricerche si stiano posizionando sulla scena internazionale. Più che una classifica, è una mappa di traiettorie che meritano di essere seguite nei mesi a venire, oltre il momento della fiera.

Gus Monday, EspaceNiemeyer, 2025. Courtesy l’artista e Southern Guild

Gus Monday (2000)

Galleria: Southern Guild, Los Angeles

A Frieze Los Angeles, Gus Monday presenta dipinti su pannello che raffigurano interni architettonici costruiti come spazi mentali, privi di presenza umana ma carichi di tensione simbolica. In opere come Espace Niemeyer (2025), linee curve, superfici riflettenti e strutture moderniste si articolano in ambienti che sembrano al tempo stesso reali e immaginati. L’architettura si trasforma in un dispositivo narrativo: scale, vetrine e piattaforme appaiono come elementi isolati, sospesi in una composizione precisa e silenziosa. La sua pittura, controllata e analitica, restituisce spazi che funzionano come diagrammi di potere e memoria.

Nato nel 2000 in Sudafrica e basato a Londra, Monday sviluppa una pratica pittorica che indaga il ruolo degli spazi istituzionali — musei, gallerie e luoghi sacri — come strutture attraverso cui si rendono visibili dinamiche sociali e ideologiche. Ha conseguito un MA in pittura al Royal College of Art di Londra nel 2024 e ha già presentato il suo lavoro in contesti internazionali tra cui Carl Kostyál, CLEARING a Basilea e Art Basel Hong Kong.

Veronica Fernandez, Setting the table, 2026. Courtesy l’artista e Anat Ebgi

Veronica Fernandez (1998)

Galleria: Anat Ebgi, Los Angeles

A Frieze Los Angeles, nello stand di Anat Ebgi, Veronica Fernandez presenta dipinti figurativi in cui scene domestiche e momenti quotidiani assumono una dimensione sospesa e ambigua. In opere come Setting the Table (2026), bambini e adolescenti occupano il centro della composizione, circondati da oggetti familiari — piatti, cibo, sedie — resi attraverso una pittura densa e stratificata. Le figure appaiono al tempo stesso presenti e distanti, immerse in ambienti che sembrano emergere dalla memoria più che dall’osservazione diretta. 

Nata nel 1998 a Norfolk, Virginia, Fernandez consegue il BFA alla School of Visual Arts di New York. La sua ricerca, fortemente narrativa e legata all’esperienza autobiografica, esplora l’infanzia e l’adolescenza come territori di costruzione dell’identità. Presenta mostre personali presso Night Gallery a Los Angeles, Galleria Poggiali a Milano e Thierry Goldberg a New York, oltre alla recente personale Prey, la prima con Anat Ebgi. Il suo lavoro è incluso in mostre collettive presso Jeffrey Deitch, K11 Musea a Hong Kong e Asia Art Centre a Taipei, consolidando una presenza crescente sulla scena internazionale.

Y. Malik Jalal, And Let The Church Say, 2026. Courtesy l’artista e Murmurs

Y. Malik Jalal (1994)

Galleria: Murmurs, Los Angeles

Nello stand di Murmurs, Y. Malik Jalal presenta opere costruite a partire da tappetini per auto in gomma, acciaio e fotografie trovate, trasformati attraverso tagli, collage e assemblaggi. Le superfici industriali vengono perforate dall’artista per rivelare immagini intime, spesso tratte da archivi familiari e incorniciate da forme simboliche come cuori o cerchi incastonati. Il contrasto tra la durezza del metallo e la fragilità delle immagini scelte introduce una tensione tra memoria privata e storia collettiva, mentre i materiali evocano il lavoro manuale e la tradizione artigianale del Sud degli Stati Uniti.

Nato nel 1994 a Savannah, Georgia, Jalal vive e lavora tra New York e Atlanta. Ha conseguito un BA alla Oglethorpe University e l’MFA alla Yale University nel 2024. Ha esposto da MARCH e Jack Barrett a New York e ha partecipato a mostre collettive in diverse istituzioni indipendenti negli Stati Uniti.

Veduta dello stand David Zwirner a Frieze Los Angeles 2026. Courtesy Louis Fratino e David Zwirner.

Louis Fratino (1993)

Galleria: David Zwirner

A Frieze Los Angeles, David Zwirner dedica a Louis Fratino una sezione separata e monografica all’interno del proprio stand, a confermare la recente collaborazione con l’artista. I dipinti presentati mostrano le stesse figure immerse in interni domestici o paesaggi raccolti che caratterizzano la sua pratica. Costruiti attraverso campiture morbide e materiche, in cui il colore si stratifica e resta visibile come superficie, i corpi di Fratino, solidi e raccolti, richiamano una tradizione figurativa novecentesca, mentre la composizione privilegia gesti minimi e momenti di intimità quotidiana.

Nato nel 1993 ad Annapolis, Maryland, Fratino vive e lavora a New York. Ha conseguito il BFA al Maryland Institute College of Art nel 2015 e ha ricevuto la Fulbright Fellowship per studiare a Berlino nel 2016. Ha presentato mostre personali presso istituzioni e gallerie internazionali, tra cui Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci a Prato, Galerie Neu a Berlino e Sikkema Malloy Jenkins a New York. Ha partecipato alla 60ª Biennale di Venezia nel 2024. Il suo lavoro è parte di importanti collezioni pubbliche, tra cui The Metropolitan Museum of Art, MoMA, Whitney Museum of American Art e Hammer Museum.

Sharif Farrag, Saturn’s Return, 2026. Courtesy l’artista e Jeffrey Deitch

Sharif Farrag (1993)

Galleria: Jeffrey Deitch

Le sculture in ceramica di Sharif Farrag si impongono per la loro presenza perturbante e teatrale. Figure ibride, dai tratti caricaturali e grotteschi, emergono attraverso superfici smaltate dai colori saturi e colanti, in cui occhi spalancati, denti scoperti e lingue deformate trasformano il corpo in un luogo di eccesso e vulnerabilità. Il riferimento alla tradizione ceramica convive nella sua opera con una sensibilità visiva contemporanea, vicina al linguaggio dell’animazione, della cultura pop e dell’immaginario digitale. 

Nato nel 1993 a Reseda, California, Farrag vive e lavora a Los Angeles. Ha conseguito un BFA presso la University of Southern California e un MFA alla University of California, Los Angeles concluso nel 2023. La sua opera è stata esposta, tra gli altri, presso François Ghebaly a Los Angeles, Adams and Ollman a Portland e The Pit a Glendale.

Xiyao Wang, Échappé No. 7, 2024. Courtesy l’artista e MASSIMODECARLO

Xiyao Wang (1992)

Galleria: MASSIMODECARLO

MASSIMODECARLO punta sull’astratto nel suo stand per Los Angeles, presentando tra gli altri una serie di grandi tele di Xiyao Wang, costruite attraverso stratificazioni gestuali di pittura a olio, acrilico, grafite e oil stick. Ne emergono linee fluide e sovrapposte che attraversano campiture compatte dai toni chiari. Il segno, ampio e continuo, mantiene una forte qualità fisica, evocando movimento e ritmo più che una composizione definita, mentre il colore costruisce uno spazio sospeso e atmosferico.

Nata nel 1992 a Chongqing, Wang vive e lavora a Berlino. Si è formata presso la Hochschule für bildende Künste di Amburgo e ha presentato mostre personali presso MASSIMODECARLO a Milano e Londra, Perrotin a New York e Parigi, Tang Contemporary Art e König Galerie. Il suo lavoro è stato incluso in importanti mostre istituzionali presso Albertina Museum a Vienna, CAFA Art Museum a Pechino e Bangkok Art Biennale.

La sua opera tornerà presto in mostra a Parigi, nello spazio di MASSIMODECARLO Pièce Unique.

Devin B. Johnson, A Curious Affair, 2026. Courtesy l’artista e Nicodim. Foto: Yub Dong

Devin B. Johnson (1992)

Galleria: Nicodim

A Frieze Los Angeles, Devin B. Johnson presenta dipinti di grande e medio formato in cui interni domestici e figure umane emergono da superfici pittoriche stratificate. In opere come A Curious Affair (2026), un elemento inatteso introduce una tensione silenziosa nella scena: un leopardo attraversa un salotto mentre le figure umane restano in secondo piano, come presenze sospese. La pittura alterna precisione figurativa e dissolvenze materiche, lasciando che alcune parti si disfino in colature e velature.

Nato negli Stati Uniti nel 1992 e basato a Los Angeles, Johnson ha conseguito un MFA al Pratt Institute nel 2019. La sua pratica indaga memoria, movimento urbano e identità diasporica attraverso una pittura che nasce spesso da fotografie trovate e immagini personali, successivamente trasformate attraverso processi di stratificazione e astrazione. Il suo lavoro è stato presentato in mostre personali presso Nicodim a Los Angeles e New York e incluso in progetti e istituzioni come Gagosian, Jeffrey Deitch e la Dak’Art Biennale. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche tra cui Hammer Museum, Los Angeles County Museum of Art (LACMA), Museum of Contemporary Art Los Angeles e Rubell Museum, Miami.

Veduta dell’installazione di Élise Peroi a Frieze Los Angeles, 2026. Courtesy Carvalho, New York

Élise Peroi (1990)

Galleria: Carvalho

Carvalho dedica a Élise Peroi un solo booth articolato attorno a una monumentale installazione tessile composta da pannelli intrecciati sospesi in strutture lignee autoportanti. Le superfici, realizzate tagliando, riassemblando e tessendo dipinti su seta, appaiono quasi immateriali: motivi floreali e campiture cromatiche emergono e scompaiono nella trama, mentre la luce attraversa il tessuto accentuandone la trasparenza. L’opera centrale, alta oltre quattro metri, si impone come una partizione architettonica permeabile, trasformando la pittura in spazio e affermando la propria indubbia qualità, come un’apparizione eterea nel contesto denso della fiera.

Nata nel 1990 a Nantes, Peroi vive e lavora ad Arles. Ha conseguito un MFA in Textile Design presso l’Académie Royale des Beaux-Arts di Bruxelles. Ha presentato mostre personali presso Carvalho a New York e Galerie Anne-Sarah Benichou a Parigi, oltre a diverse installazioni di grande formato in contesti internazionali come il Centre d’Art Contemporain Chanot, il Museo Sant’Orsola a Firenze, la Bally Foundation di Lugano e Palazzo delle Esposizioni a Roma. È vincitrice del Pierre Cardin Prize for Sculpture 2025.

Dabin Ahn, Repose II, 2026. Courtesy l’artista e François Ghebaly

Dabin Ahn (1988)

Galleria: François Ghebaly 

I dipinti di Dabin Ahn si distinguono per un’atmosfera raccolta e quasi notturna, in cui vasi, fiori, frammenti ceramici e piccole fonti luminose emergono silenziose dall’oscurità. A Frieze Los Angeles, le sue opere si impongono per l’incredibile qualità oggettuale: le cornici lignee, scolpite dall’artista stesso, si aprono lungo i bordi rivelando porzioni di immagine nascosta, trasformando la superficie pittorica in uno spazio scultoreo.

Nato a Seoul nel 1988 e oggi basato a Chicago, Ahn ha studiato alla School of the Art Institute of Chicago, dove ha conseguito sia il BFA sia l’MFA. Ha presentato mostre personali presso Harper’s e 1969 a New York, OCHI e Shatto Gallery a Los Angeles, e ha partecipato a collettive presso Make Room, Harper’s e The Hole. La sua ricerca sviluppa una pittura lenta e attentamente costruita, in dialogo con la tradizione ceramica coreana e con la storia della pittura occidentale.

Veduta dello stand Hauser&Wirth. Courtesy Conny Maier e Hauser&Wirth. Foto: Paul Salveson

Conny Maier (1987)

Galleria: Hauser & Wirth

A Frieze Los Angeles, Conny Maier è protagonista di un ampio solo booth che conferma il consolidarsi della collaborazione con la galleria. I dipinti, caratterizzati da colori saturi e contrasti accesi, mostrano figure ibride immerse in ambienti fiabeschi. Elementi naturali, animali e presenze umane appaiono come diapositive isolate, inquadrate in close-up cinematografici: una serie di scene legate allo stesso mondo rurale che però non compongono una sequenza lineare.

Nata in Germania nel 1987 e oggi basata in Portogallo, Maier ha ricevuto crescente attenzione internazionale negli ultimi anni. Nel 2021 è stata nominata Deutsche Bank Artist of the Year e la sua mostra personale Beautiful Disasters, curata da Udo Kittelmann alla Langen Foundation, ha rappresentato un momento chiave del suo percorso. Il suo lavoro è stato esposto in contesti istituzionali e internazionali, tra cui Art Basel Unlimited, PalaisPopulaire a Berlino, MUDEC a Milano e Museum Frieder Burda a Baden-Baden, ed è entrato in collezioni come Albertina Museum di Vienna, Boros Collection e Julia Stoschek Foundation.

Giorgia Aprosio, 02 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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