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Veduta dell’installazione della mostra "Armineh Negahdari. De quelle couleur est ton ciel aujourd'hui ?", dal 15 aprile al 30 agosto 2026 alla Fondation Louis Vuitton, Parigi

© Armineh Negahdari e Marcelle Alix, Parigi © Fondation Louis Vuitton / David Bordes

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Veduta dell’installazione della mostra "Armineh Negahdari. De quelle couleur est ton ciel aujourd'hui ?", dal 15 aprile al 30 agosto 2026 alla Fondation Louis Vuitton, Parigi

© Armineh Negahdari e Marcelle Alix, Parigi © Fondation Louis Vuitton / David Bordes

Armineh Negahdari: «Le parole alterano le immagini. Se dovessi scegliere, privilegerei sempre l’immagine»

Alla Fondation Louis Vuitton di Parigi, la prima personale francese dell’artista trasforma il disegno in una fiaba che non ha bisogno di trama.

Giorgia Aprosio

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C’è qualcosa della fiaba nei disegni di Armineh Negahdari, ma una fiaba privata dei personaggi, della trama e perfino della morale. Le figure che attraversano i suoi fogli sembrano appartenere a un racconto di cui non conosciamo l’inizio né la fine: non sappiamo da dove vengano, cosa stiano facendo, dove andranno. Sono ferme davanti a noi e si danno per ciò che sono nel momento in cui le incontriamo, e questo ci deve bastare.

Nata a Teheran nel 1994, Negahdari si forma alla Al-Zahra University e poi all’Università di Teheran, dove consegue un master in pittura. Nel 2022 ottiene il DNSEP all’École Supérieure d’Art di Clermont-Ferrand, in un percorso che attraversa due paesi, due sistemi formativi, due lingue visive. Oggi vive e lavora a Bordeaux.

Alla Fondation Louis Vuitton, dove è invitata per il diciottesimo appuntamento del programma Open Space, presenta la sua prima esposizione personale in un’istituzione francese, a cura di Claudia Buizza e Ludovic Delalande, visitabile fino al 30 agosto 2026. La Galerie 8 accoglie questo passaggio nel suo spazio circolare, solitamente dedicato a progetti sperimentali e spesso ad artiste e artisti emergenti. Per l’occasione, la sala sembra mostrarsi a nudo: raccolta, quasi sospesa, attraversata dall’alto da un’apertura di luce che asseconda la natura provvisoria e apparitiva delle opere.

Veduta dell’installazione della mostra "Armineh Negahdari. De quelle couleur est ton ciel aujourd'hui ?", dal 15 aprile al 30 agosto 2026 alla Fondation Louis Vuitton, Parigi © Armineh Negahdari e Marcelle Alix, Parigi © Fondation Louis Vuitton / David Bordes

Realizzati principalmente su carta, cartone e tela, con carboncino, grafite, pastello e interventi a olio, i lavori variano per dimensione e intensità. Alcuni trattengono appena una figura, lasciandola emergere da ampie zone bianche; altri addensano segni, ombre e pressioni fino a far vibrare la superficie. Disposti lungo le pareti, si offrono prima come un fregio da seguire tutto attorno alla stanza, tra corpi e frammenti vegetali che scorrono e ritornano da una parete all’altra. Poi lo sguardo sale verso l’oculo di cielo sopra la sala e ci si aspetta che tutti insieme possano, da un momento all’altro, liberarsi dai piccoli chiodi che li trattengono alla parete e librarsi in volo per tornare a un regno più vicino all’aria che alla terra.

Eppure quelle stesse opere, che ora appaiono così leggere, nascono da un gesto estremamente terreno. Negahdari lavora senza pianificazione, in un flusso in cui la mano, guidata dall’intuizione e dall’esitazione, sembra precedere l’idea. La linea corre, si interrompe, riprende, graffia, si sporca, si corregge, con «una fisicità credibile quanto un corpo, potente quanto una montagna». Procede per tentativi, come se l’immagine arrivasse mentre la mano lavora e potesse, nello stesso movimento, anche sfuggirle.

I suoi fogli appaiono allora come tracce di una produzione incessante, quotidiana, naturale ma non per questo pacificata, quasi necessaria. Un’insistenza che non ha bisogno di rifarsi a rituali o misticismi, e che svela la propria energia nella ripetizione dei gesti, nella pressione del tratto, nella fragilità delle apparizioni.

Veduta dell’installazione della mostra "Armineh Negahdari. De quelle couleur est ton ciel aujourd'hui ?", dal 15 aprile al 30 agosto 2026 alla Fondation Louis Vuitton, Parigi © Armineh Negahdari e Marcelle Alix, Parigi © Fondation Louis Vuitton / David Bordes

Giorgia Aprosio, 18 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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