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Particolare del Cristo in trono dell’XI secolo affrescato nell’abside della Chiesa di Santa Maria in Pulcherada a San Mauro Torinese

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Particolare del Cristo in trono dell’XI secolo affrescato nell’abside della Chiesa di Santa Maria in Pulcherada a San Mauro Torinese

Gioielli medievali semisconosciuti: Il Cristo in trono di Pulcherada

La notizia della ristrutturazione dell’ex Canonica di una Parrocchia di San Mauro Torinese, nella cintura del capoluogo piemontese, per trasformarla in un piccolo museo, fa da pretesto per «ri-scoprire», dopo oltre 15 anni, una meraviglia dell’XI secolo. La descrive un articolo-saggio di Costanza Segre Montel

Costanza Segre Montel

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A San Mauro Torinese (To) il 23 febbraio, durante una seduta municipale, sono stati presentati i lavori di riqualificazione dell’ex Canonica del complesso abbaziale di Pulcherada, destinata a diventare il nuovo polo museale cittadino. L’intervento è reso possibile grazie ai finanziamenti dell’Unione Europea attraverso il Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). L’importo complessivo dei lavori e delle opere di completamento ammonta a 495mila euro, per un quadro economico totale di 700mila euro. Il progetto prevede la realizzazione, al piano terra, del Museo del Territorio, uno spazio pensato per raccontare le radici e l’evoluzione della comunità locale. Al primo piano, invece, troverà posto il Museo dei beni dell’Abbazia, che custodirà e valorizzerà i tesori artistici e storici del complesso. Tra i principali interventi previsti figurano il consolidamento strutturale dei solai con il rifacimento delle pavimentazioni, l’efficientamento energetico mediante la sostituzione dei serramenti, l’adeguamento alle normative antincendio, l’eliminazione di volumi incongrui per valorizzare il prospetto storico e l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Si coglie qui l’occasione per tornare sulla scoperta effettuata nel 2010, nell’abside della Chiesa di S. Maria in Pulcherada (l’antico nome di San Mauro), di affreschi dell’XI secolo raffiguranti un Cristo in trono con figure di santi. All’epoca i lavori erano stati finanziati dal Comune, che allora aveva stanziato 283mila euro. La Compagnia di San Paolo ne aveva aggiunti 70mila. La Fondazione Crt aveva partecipato con altri 25mila. L’intervento, progettato dagli architetti Jacopo Chiara e Luca Ghiringhelli, era stato condotto dal torinese Consorzio San Luca, presieduto da Michelangelo Varetto. Riproduciamo qui di seguito un articolo-saggio che, per una pubblicazione edita dal Consorzio San Luca, aveva scritto la storica dell’arte Costanza Segre Montel (1938-2016), professoressa ordinaria di Storia dell’arte medievale all’Università di Torino, dove insegnò Storia della Miniatura dal 1983 al 1998 e Storia dell'arte medievale dal 1997 al 2011, oltre a Storia della Miniatura all'Università di Vercelli tra 1990 e 1995. [V.B.]

 

Gli affreschi venuti alla luce nel 2010 nella parrocchiale di San Mauro Torinese sono uno dei ritrovamenti più importanti degli ultimi decenni, sia per l’ampiezza della superficie pittorica recuperata (la decorazione di un’intera grande abside), sia per la raffinatezza dell’esecuzione e l’eccezionalità dell’iconografia, apparentemente senza confronti: nella conca una grandiosa visione celeste, con Cristo in trono circondato da angeli e arcangeli e affiancato dalla Vergine e dal Battista, nell’intradosso l’Offerta di Abele e Caino e nella parte in alto del cilindro i santi Pietro e Paolo e quattro misteriosi personaggi aureolati, forse i patriarchi, che reggono un globo con tre figurette a mezzo busto, personificazione delle anime. In basso una Crocifissione e a sinistra una rovinatissima Adorazione dei Magi, unici resti di un ciclo cristologico.

La visione raffigurata in alto sembrerebbe richiamare il Giudizio finale, raffigurazione inconsueta per un’abside, come quella dei supposti patriarchi, frequenti nelle scene di Giudizio ma qui con un’iconografia mai vista, che forse risale ad uno specifico testo per ora non individuato; anche la Crocifissione mostra dettagli rari, ripresi da modelli bizantini. Tra la visione celeste dipinta nella conca dell’abside e il registro con gli apostoli e le figure col globo corre, frammentaria, una bellissima iscrizione ascrivibile alla fine dell’XI secolo, che si intuisce legata alla scena soprastante, cui si riferiscono anche i due medaglioni con «Lux» e «Claritas», posti sul colmo degli intradossi delle due monofore riaperte dal restauro.

La monofora centrale, visibile solo all’esterno, è invece nascosta da un grande affresco tardosecentesco o d’inizio Settecento con cornice dorata in stucco, raffigurante l’Assunzione della Vergine. Finte architetture, costituite da colonne frammentarie di porfido con capitelli fogliati, limitano alle estremità la decorazione del cilindro. Ci si chiede (ma potranno chiarirlo solo futuri saggi sull’arcone antistante l’abside e sulle pareti dell’originaria navata centrale e dell’absidiola destra, dove emergono tracce di pitture) che estensione avesse la decorazione pittorica romanica e quale potesse essere il programma iconografico generale: se semplicemente narrativo, legato alle vicende di San Mauro, al quale l’abbazia era intitolata e nella cui chiesa si conservavano le reliquie, o più intellettuale e dotto, come quello dell’abside. I restauri al momento hanno accertato che la decorazione dell’abside è unitaria (c’è continuità nella stesura dell’intonaco) e che non vi è traccia, al di sotto, di una decorazione precedente.

La figura intera del Cristo in trono affrescata nell’abside della Chiesa di S. Maria in Pulcherada

La qualità di questi affreschi e l’accertato utilizzo di materiali preziosi (blu di lapislazzuli e lamina di metallo dorato applicata all’aureola in stucco di Cristo), sono indicativi della rilevanza dell’impresa, voluta da un committente ricco e colto, presumibilmente l’abate della Pulcherada, del quale però ignoriamo il nome, che poteva chiamare a San Mauro i migliori pittori dalla Lombardia ed era in grado di ideare o farsi suggerire un programma iconografico così complesso. L’abbazia (donata nel 991 al monastero di San Quintino di Spigno, alle dipendenze di San Giusto di Susa nel 1029 e ancora nel 1212, poi sotto la giurisdizione del vescovo di Torino, anche se questi passaggi non sono sempre del tutto chiari) doveva essere ben florida e influente alla fine dell’XI secolo, se poteva permettersi una committenza di questo livello.

Gli affreschi dell’abside presentano diverse lacune, dovute all’apertura di due finestroni rettangolari, oggi richiusi, alla partitura della calotta absidale con costoloni in stucco, poi rimossi, che hanno segnato visibilmente l’affresco romanico, e al dipinto citato, che toglie alla vista una parte significativa delle pitture del cilindro. Nel complesso, però, nonostante la frammentarietà e le numerose cadute di colore, l’insieme si legge ancora bene: restano molte figure con parti ben conservate, teste, aureole, panneggi, dettagli realizzati con tecnica raffinata e colori vivi, a forte contrasto nelle zone più alte dell’abside, stesi invece a passaggi più delicati nei registri sottostanti. Su questi affreschi si dovrà ancora riflettere, ma è indubitabile il rapporto con i cicli lombardi dell’XI secolo, in particolare quelli a cavallo tra XI e XII secolo (Civate, Novalesa, Acquanegra e testimonianze minori), il che ne conferma sia l’ambito culturale che la datazione sullo scorcio del secolo, come del resto indicano le iscrizioni dipinte. Un recupero dunque davvero notevole, e tanto più sigiìnificativo viste le scarsissime testimonianze di pittura romanica in area torinese.

Un’immagine intera dell’abside della Chiesa di S. Maria in Pulcherada

Costanza Segre Montel, 02 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Gioielli medievali semisconosciuti: Il Cristo in trono di Pulcherada | Costanza Segre Montel

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