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Grazia Mazzarri
Leggi i suoi articoliPrima sede museale di Intesa Sanpaolo, Palazzo Leoni Montanari a Vicenza ospita un’importante collezione di arte veneziana del XVIII secolo (la raccolta di pittura con le ironiche scene di costume di Pietro Longhi e le tele dei vedutisti da Canaletto a Luca Carlevarijs, Francesco Guardi, Michele Marieschi, Francesco Albotto e Francesco Zuccarelli propone un itinerario nell’ultima magnifica stagione della Serenissima) e di icone russe (una delle più importanti conservate in Occidente).
In occasione (e in leggero anticipo) del 300mo anniversario della nascita di un protagonista anticonvenzionale della pittura veneziana del Settecento, Giandomenico Tiepolo, dal 9 ottobre al 17 gennaio 2027 le Gallerie d’Italia-Vicenza ospitano la mostra «Giandomenico Tiepolo (1727-1804). Un Mondo Nuovo» (catalogo Allemandi), a cura di Carolina Brook, Valter Curzi e Fabrizio Magani.
Il percorso propone una ricognizione ampia della produzione del primogenito di Giambattista Tiepolo, dalla pittura sacra alle celebri serie grafiche «Idee pittoresche» (una raccolta di 24 incisioni all’acquaforte realizzate e pubblicate tra il 1750 e il 1753 che raccontano il viaggio della Sacra Famiglia con uno stile vivace, quotidiano e teatrale, in cui i personaggi sono «umanizzati» e inseriti in paesaggi rurali pittoreschi, ruderi classici e scene di vita vissuta) e «Divertimento per li regazzi» (una straordinaria raccolta di oltre 100 fogli dedicati alle buffe avventure, alla vita e alla morte della maschera di Pulcinella, pretesto per una parodia della società veneziana), dai disegni derivati dai modelli paterni (nella cui bottega entrò all’età di 13 anni) alle cosiddette teste di carattere, fino alle vivaci scene di genere.
La mostra, che intende mettere in evidenza la capacità di Giandomenico di osservare e raccontare la realtà del suo tempo trasformando la cronaca della vita veneziana in immagini di sorprendente immediatezza e intensità, approfondisce inevitabilmente il rapporto artistico con il padre, come nel caso della loro collaborazione presso il cantiere della Residenza di Karl Philipp von Greiffenklau, principe vescovo del Sacro Romano Impero, a Würzburg, in Baviera, dalla fine del 1750 alla primavera del 1753, dove Giandomenico eseguì autonomamente le tre sovrapporte del Kaisersaal.
Dal 1756 membro dell’Accademia veneziana appena costituita e presieduta dal padre, Giandomenico appose il proprio nome e la data 1757 al finto quadro «Il ciarlatano» nella stanza delle Scene di carnevale nella foresteria di Villa Valmarana ai Nani, presso Vicenza. Frescante accanto a Giambattista nella palazzina principale del complesso, in questa stanza e nelle altre della foresteria che gli spettano (del Padiglione gotico, delle Scene campestri, Cinese, della Loggia, dei Putti) si scostò dallo stile paterno, più classico, per assumerne uno più moderno. Infatti, alcune delle scene qui dipinte furono decisamente precorritrici per i gusti dell’epoca, ispirati dall’Illuminismo.
In mostra non manca infine un approfondimento sulle opere tarde di Zianigo, frazione di Mirano (Ve), dove si trovava la loro dimora di campagna, Villa Tiepolo, acquistata nel 1757 dal padre Giandomenico: nel 1759 Giandomenico dipinse gli affreschi della chiesetta e del fregio del soffitto nella camera dei Satiri, primi interventi pittorici nella villa di famiglia, cui tornò nel 1791 con altri affreschi, compreso «Il mondo novo», che dà il titolo alla mostra (in precedenza l’artista aveva già eseguito il medesimo soggetto nella Sala del Carnevale della foresteria di Villa Valmara).
Il dipinto, che raffigura un gruppo di personaggi abbigliati alla foggia del Settecento veneziano, quasi tutti visti di spalle, come in attesa di un evento, pare presagire la decadenza della Repubblica di Venezia (avvenuta nel 1797 con l’occupazione francese della città). Gli affreschi, danneggiati dall’umidità e strappati nel 1906, sono ora conservati a Ca’ Rezzonico a Venezia.