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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliProsegue agli Uffizi il proposito della direzione di mostrare l’evoluzione del museo attraverso i secoli. Dopo la Sala della Niobe, ecco che anche lo Stanzino delle Matematiche è stato oggetto di un intervento di recupero. Oggetto del restauro il pavimento, le pareti, i bronzetti alloggiati nelle nicchie. A questo si aggiunge il nuovo sistema di illuminazione, che pone in risalto la particolarità delle pitture murali a decorazione del soffitto, anche grazie all'eliminazione del tendaggio e l'applicazione di filtri alle finestre.
A proposito, è proprio agli affreschi a tema scientifico - voluti dal Granduca Ferdinando I de' Medici (1549-1609) per decorare la stanza che avrebbe ospitato la collezione degli strumenti scientifici iniziata dal padre Cosimo I (1519-1574) - che la sala deve il proprio nome. E sempre qui risiede l'evidenza di quel passaggio, da museo dinastico a pinacoteca moderna, che il nuovo corso degli Uffizzi tiene ad esaltare. Inoltre, a a conclusione del complesso restauro della tribuna terminato nel 2012, lo Stanzino era in pratica diventato uno degli affacci sulla tribuna stessa, alla quale si decise di interdire l’accesso per ragioni conservative.
«Da quando l’accesso all’interno della Tribuna venne precluso per ragioni conservative, per molti anni la sala è stata sostanzialmente relegata a svolgere la funzione di affaccio sulla Tribuna e il grande pubblico non ha più avuto modo di apprezzarne l’originalità e il pregio né di comprenderne l’importante ruolo all’interno dell’universo collezionistico mediceo – spiega il direttore delle Gallerie Simone Verde - Nel nuovo assetto, che peraltro ne esalta i tesori, lo Stanzino testimonia esemplarmente come dagli Uffizi sia cresciuto l’albero di tutti i musei europei e lo stretto legame fra questo spazio affrescato con gli strumenti delle scienze, il vicino Terrazzo delle Carte Geografiche e la Sala delle Carte Geografiche di Palazzo Vecchio. Nella sua trasformazione nel Settecento in spazio di esposizione di antichità esso testimonia anche il passaggio da modello cinque-seicentesco a caposaldo dell’antiquaria europea».
Entrando nel merito dei "tesori" citati da Verde, il riferimento va certo al soffitto affrescato tra il 1599 e il 1600 da Giulio Parigi (1571-1635), con una decorazione a grottesche nella quale in numerose specchiature si riconoscono scene illustrative di celebri invenzioni antiche e moderne. Vi si celebrano Pitagora, Tolomeo, Euclide e Archimede, ma anche Galileo, che dedicò il suo Sidereus Nuncius a Cosimo II dei Medici. Trova inoltre spazio nello Stanzino anche una raccolta di statuaria antica e rinascimentale di piccole dimensioni, sistemata in una serie di nicchie create negli anni del radicale riordino della Tribuna, attuato fra il 1780 e il 1782 sotto la guida dell’abate Luigi Lanzi. Chiuse e poi riaperte, oggi sono occupate, tra le altre opere, da una una serie di bronzetti cinquecenteschi di Willem Tetrode.
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