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Emanuela Tarizzo, alla guida di Frieze Masters per il secondo anno

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Emanuela Tarizzo, alla guida di Frieze Masters per il secondo anno

Frieze London e Frieze Masters, più gallerie e nuove energie per il mercato globale

Frieze London e Frieze Masters tornano a ottobre con quasi 300 espositori complessivi e un programma che riflette le trasformazioni del sistema fieristico internazionale. Crescono i numeri, emergono nuove gallerie e nuove geografie, mentre alcune realtà consolidate scelgono di non partecipare. Al centro della riflessione, il rapporto tra contemporaneo e storia dell’arte, tra scoperta e consolidamento del mercato.

 

Ginevra Borromeo

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A ottobre, come di consueto, Londra si preparerà ancora una volta a diventare il centro gravitazionale del sistema dell’arte internazionale. Dal 14 al 18 ottobre tornano infatti Frieze London e Frieze Masters, le due fiere che da oltre vent'anni rappresentano uno dei principali appuntamenti del calendario globale e che quest'anno riuniranno quasi 300 gallerie nei padiglioni di Regent’s Park.

Frieze London accoglierà 172 espositori, in crescita rispetto ai 166 dello scorso anno, mentre Frieze Masters raggiungerà quota 138 partecipanti. Un incremento che conferma la capacità di attrazione della piattaforma londinese in una fase in cui il mercato internazionale appare più selettivo e meno disposto a sostenere una presenza indiscriminata nelle grandi fiere.

Accanto ai grandi protagonisti del mercato globale l'edizione 2026 evidenzia un altro fenomeno: la crescente attenzione verso gallerie emergenti, realtà di medie dimensioni e scene geografiche finora meno rappresentate. Un orientamento che la direttrice di Frieze EMEA Eva Langret ha sintetizzato parlando di una maggiore "equità" nella distribuzione della visibilità e delle opportunità all'interno della fiera. Il dato più interessante non riguarda tuttavia soltanto chi entra, ma anche chi esce. Alcune gallerie di primo piano, tra cui Almine Rech, James Cohan, Sean Kelly, Kurimanzutto e Tina Kim, hanno scelto di non partecipare a Frieze London. A Frieze Masters si registrano inoltre le assenze di nomi importanti come Pace, Frith Street Gallery e Mazzoleni. Una dinamica che conferma come molte gallerie stiano riconsiderando il rapporto tra costi, ritorni economici e strategie di presenza internazionale.

Allo stesso tempo emergono nuovi protagonisti. Tra le novità figurano Amanda Wilkinson, Sargent’s Daughters e soprattutto VeneKlasen, il nuovo progetto avviato da Gordon VeneKlasen dopo la separazione professionale da Michael Werner. Tornano inoltre gallerie come Night Gallery e Pilar Corrias, mentre una nuova generazione di operatori trova spazio nelle sezioni dedicate alla scoperta e alla sperimentazione. Particolarmente significativa appare l'introduzione di "The Code Universe", nuova sezione curata da Carol Yinghua Lu, direttrice dell'Inside-Out Art Museum di Pechino e co-curatrice della Biennale di Istanbul 2027. Il progetto riunisce gallerie provenienti da contesti diversi -dall'Ucraina all'Indonesia, passando per Ungheria e Regno Unito- attorno a una riflessione sull'iperproduzione di immagini, sull'eccesso informativo e sulle trasformazioni culturali generate dai media contemporanei. Un tema che intercetta alcune delle questioni più urgenti della produzione artistica attuale.

La tradizionale sezione Artist-to-Artist prosegue invece il suo lavoro di riscoperta e valorizzazione attraverso il dialogo tra artisti affermati e figure meno conosciute. Tra i partecipanti figurano nomi come Otobong Nkanga, Firelei Báez, Jeffrey Gibson, Gala Porras-Kim e Yinka Shonibare, chiamati a selezionare colleghi ritenuti particolarmente rilevanti.

Sul versante storico, Frieze Masters, diretto dalla nostra Emanuela Tarizzo, continua il proprio percorso di ampliamento del canone. Il tema dell'edizione 2026 sarà "Queering Modernism", progetto sviluppato dalla curatrice Anke Kempkes e distribuito trasversalmente all'interno della fiera. L'iniziativa propone una rilettura delle avanguardie e del modernismo attraverso prospettive legate alle identità, ai linguaggi e alle storie spesso rimaste ai margini della narrazione ufficiale del Novecento. Tra le presentazioni annunciate figurano Claude Cahun, Judy Chicago, Lotte Laserstein, Glyn Philpot e Luis Fernando Zapata.

Di particolare interesse anche la collaborazione tra David Zwirner e Victoria Miro dedicata ad Alice Neel, uno degli appuntamenti più attesi della sezione Masters e un segnale ulteriore della crescente attenzione del mercato verso riletture storiche capaci di dialogare con le questioni contemporanee. Guardando oltre i numeri, Frieze 2026 sembra riflettere una trasformazione più ampia del sistema dell'arte. Da un lato permane la centralità delle grandi piattaforme internazionali; dall'altro cresce la domanda di ricerca, specializzazione e differenziazione. Londra continua a puntare sulla propria capacità di mettere in relazione contemporaneo e storia dell'arte, mercato e contenuto curatoriale, consolidamento e scoperta. Una formula che, almeno per ora, continua a garantire a Frieze un ruolo centrale nella geografia culturale e commerciale dell'autunno internazionale.

Ginevra Borromeo, 15 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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