Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Carla Cerutti
Leggi i suoi articoliCon la mostra Segno e Forma nella Pubblicità, allestita nelle sale della Galleria Carifano a Palazzo Corbelli, sino al 24 settembre, la Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, con la Città di Fano, rende omaggio al suo illustre concittadino Federico Seneca (1891-1976). Grafico e disegnatore di straordinaria abilità e inventiva, Seneca ha saputo sovvertire la concezione più classica di comunicazione pubblicitaria durante la prima e seconda Guerra Mondiale, fino al “boom” economico. Con l’obbiettivo di scandagliare la sua personalità ingegnosa, sono stati selezionati circa una novantina tra manifesti, bozzetti preparatori in gesso e matita su carta, schizzi e studi, partendo dai manifesti di promozione turistica locale, dedicati proprio alla città di Fano, per proseguire con le fortunate campagne pubblicitarie per Buitoni, Agip, Ramazzotti, Talmone, Fiat e molti altri.
Ma il nome di Seneca è legato soprattutto a quello della Perugina, cui presta l’opera di responsabile della propaganda dal 1920 a 1932. Sono questi gli anni tra le due guerre, anni di risanamento economico e di progresso industriale ma non ancora di consumismo di massa, gli anni della cosiddetta «Italietta» dove il cioccolato è ancora un lusso. La prima mossa vincente di Seneca è, senza dubbio, l’immagine dei Baci e il loro logo, rimasti praticamente immutati dal 1922 ad oggi, e ripresi sul manifesto e sulla miriade di confezioni differenti che hanno visto il mitico cioccolatino tra i regali preferiti a San Valentino, per la festa della mamma o del papà e per altre ricorrenze sentimentali. Sempre di Seneca è l’idea d’inserire bigliettini, con massime e frasi d’amore, nell’involucro argentato, indovinatissima operazione di marketing. Altre felici invenzioni seguiranno, come la serie di manifesti che l’artista elabora tra 1928 e 1929 per la ditta, tra le concezioni migliori della sua prolifica carriera, sicuramente debitrici della lezione di Cappiello e del Déco conclusivo, asciugato e modernizzato dal cubismo, dal Bauhaus, dall’arte africana e dalle nuove istanze emergenti in tutta Europa.
I quattro manifesti ideati da Seneca negli anni 1924-1927 per la «Coppa Perugina», unici di chiara matrice futurista, gli fecero guadagnare il riconoscimento di Filippo Tommaso Marinetti che lo definì «magnifico futurista del Cartello-Réclame». La mostra, curata da Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio, è corredata di un catalogo edito da Silvana Editoriale, con saggi critici di Nicoletta Ossanna Cavadini, Dario Cimorelli, Marta Mazza e Luigi Sansone.
Federico Seneca, manifesto pubblicitario, “Baci Perugina”, 1922, carta/cromolitografia, 100 x 140 cm. Museo Nazionale Collezione Salce, Treviso
Federico Seneca, insegna di metallo smaltato, “Agipgas Servizio”, 1954, 80 x 70 cm. Collezione privata
Altri articoli dell'autore
Da Artcurial a Christie’s fino a Sotheby’s, le vendite parigine consacrano il design del XX secolo con record milionari e risultati oltre ogni stima; più contenuti ma vivaci anche gli appuntamenti italiani di Brescia e Genova
Dalla vendita «Forme» di Wannenes da 925mila euro ai risultati internazionali di Phillips, il mercato premia Ponti, Lalanne, Sottsass e il design storico con aggiudicazioni ben oltre le stime
Da Torino a Milano fino a Parigi, exploit per Mangiarotti, Venini e Newson: rialzi fino al 230% e aggiudicazioni ben oltre le aspettative per pezzi iconici del Novecento e contemporanei
Ad un secolo dalla nascita, una mostra alla galleria FRAGILE dedicata al designer che ha attraversato industria, architettura e arti applicate



