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Valeria Sermonti
Leggi i suoi articoliIl 21 ottobre, il Gruppo di Roma del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (Tpc) ha eseguito perquisizioni personali e locali, con contestuale sequestro, nei confronti di 41 persone e in altrettanti esercizi commerciali e abitazioni. Le operazioni hanno interessato numerose città, tra cui Napoli, Salerno e provincia, Reggio Calabria, Bari, Lecce, Palermo e Messina, oltre ad altri centri del Sud Italia e a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano.
L’attività investigativa, condotta dal Nucleo Tpc di Cosenza, ha individuato finora dieci persone indagate per associazione per delinquere, contraffazione di opere d’arte, ricettazione di beni culturali ed esportazione illecita di beni culturali. Sono 25 i capi d’imputazione contestati, relativi a circa 69 dipinti. Tra i destinatari delle perquisizioni figurano, oltre agli indagati, antiquari, commercianti di antichità e restauratori.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il gruppo avrebbe organizzato le attività attraverso una precisa ripartizione dei compiti. Il presunto promotore, esperto del mercato artistico, si sarebbe avvalso anche della collaborazione della moglie per gli aspetti logistici legati alla pubblicazione delle opere online e delle consulenze tecniche di un amico. I dipinti venivano quindi proposti agli acquirenti, anche inconsapevoli della loro natura contraffatta, con l’obiettivo di ampliare il mercato e aumentare i guadagni illeciti.
La rete avrebbe avuto la propria base nelle province di Napoli e Salerno, operando con continuità anche a Reggio Calabria e in altre regioni meridionali, con ramificazioni commerciali oltre i confini nazionali.
Nel corso dell’inchiesta sono stati sequestrati complessivamente 24 dipinti. Gli investigatori hanno inoltre individuato 84 vendite di opere attraverso piattaforme online e accertato l’esportazione di altri nove dipinti verso Austria, Portogallo, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Belgio e Irlanda.
L’indagine conferma l’attenzione delle Forze dell’ordine verso il mercato illecito dell’arte, nel quale la vendita digitale può facilitare la circolazione internazionale di opere contraffatte e rendere più difficile per gli acquirenti verificarne l’autenticità.
Valeria Sermonti
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