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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliVerso la fine degli anni Ottanta nel Sacrario della Casa Madre dei Mutilati e Invalidi di Guerra, a due passi da Castel Sant’Angelo, nel cuore di Roma, l’abbattimento di una parete aveva permesso di riportare alla luce una parte di storia del Novecento: due affreschi di Mario Sironi, perfettamente conservati, raffiguranti il Re Vittorio Emanuele III e il Duce a cavallo. Questi due lavori, realizzati nel 1938 e in perfetto stato di conservazione, consegnate dal Dopoguerra alla damnatio memoriae attraverso la costruzione di un muro, saranno le prime due opere del nuovo Museo Mario Sironi - Centro Studi Sironiani che sarà inaugurato a marzo 2027 all’interno dell’edificio progettato da Marcello Piacentini su richiesta di Carlo Delcroix. L'apertura al pubblico avverrà al termine degli interventi di adeguamento funzionale, allestimento museografico e miglioramento dell'accessibilità degli spazi, già in corso, a cura della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma. Il nuovo museo romano, il cui logo è stato progettato da Leonardo Sonnoli, afferirà all’Istituto Pantheon e Castel Sant'Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, diretto ad interim da Luca Mercuri, appena nominato dal ministro Alessandro Giuli direttore generale dei Musei. Il progetto della nuova struttura - che contribuirà ad approfondire la conoscenza dell'opera del pittore, illustratore, muralista, poeta Sironi e a valorizzare le testimonianze della sua attività conservate nei musei e nei luoghi della cultura italiani - è stato presentato nel corso di una conferenza stampa svoltasi nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura.
«La nascita del museo Mario Sironi e del centro studi Sironiani è il punto qualificante del mio mandato di cui vado più orgoglioso» ha detto all’inizio del suo discorso il ministro della Cultura Alessandro Giuli ripercorrendo l’impresa di questa nuova struttura, che parte da lontano, precisamente dalla presidenza di Giuli del MaXXI. «Lì, ha dichiarato il ministro, è iniziata questa grande immersione nell’Archivio Sironi e lì per un attimo, nel museo delle arti contemporanee, ha preso vita il progetto di studio, di scavo, di ricerca intorno a uno dei più grandi artisti della storia italiana di tutti i tempi, un artista totale che ha saputo esprimersi in una dimensione di comprensione della libertà, in un mondo dominato dall'autoritarismo, pieno di contraddizione, che ha saputo dialogare con l'architettura. Sironi ci interroga sul rapporto fra individuo e collettività, sulle trasformazioni delle città e sulle inquietudini del presente. La riscoperta della sua opera rappresenta un atto di maturità, che ci invita a guardare alla storia senza pregiudizi, riconoscendo nell’arte un’espressione di libertà e uno strumento di crescita civile. Il nuovo istituto, frutto di un lavoro corale e del dialogo tra istituzioni, discipline e generazioni, sarà un centro di propulsione intellettuale, uno spazio di conoscenza, approfondimento e partecipazione rivolto soprattutto ai giovani. Restituiamo alla collettività un patrimonio straordinario, attraverso un progetto che unisce tutela, valorizzazione e funzione sociale. Siamo convinti che il passato acquisti pieno significato quando sappiamo rielaborarlo e metterlo in relazione con il nostro tempo. È questa la visione che ci guida, fondata sull’apertura, sul confronto e sulla condivisione».
L'iniziativa nasce dall'accordo di valorizzazione sottoscritto il 9 marzo 2026 dalla Direzione generale Musei, dalla Direzione generale Creatività Contemporanea, dall'Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra e dall'Archivio Mario Sironi di Roma. Per la sua realizzazione è stato costituito un comitato scientifico composto da dieci esperti dell'opera dell'artista: Gabriella Belli, Fabio Benzi, Angelo Piero Cappello, Francesca Florimbii, Margherita Guccione, Mariastella Margozzi, Elena Pontiggia, Luca Ribichini, Gabriele Simongini e Alessandra Tarquini. Un passaggio fondamentale per la realizzazione del progetto è rappresentato dalla recente acquisizione da parte dello Stato di 30 opere provenienti dall'Archivio Sironi di Roma, destinate a comporre il primo nucleo della raccolta permanente. Da una «Testa futurista», inchiostro su carta, del 1913 all'olio su tela «Composizione con figure» 1949-1950, passando da «Donna con Albero» mosaico, tessere di smalto del 1940 o dallo studio per il Sacrario della Casa Madre dei Mutilati a matita su cartoncino, dipinti, lavori su carta, studi, disegni e bozzetti documentano un ampio arco della produzione dell'artista, dagli anni Dieci alla fine degli anni Cinquanta, dalle esperienze del Futurismo e della Metafisica alla stagione monumentale degli anni Trenta, fino alle composizioni dell'ultimo periodo. A questo nucleo si affiancheranno altre 90 opere, attraverso un comodato gratuito siglato con l'Archivio Mario Sironi di Roma, disponibilità che consentirà di articolare nel tempo il percorso museale mediante rotazioni e approfondimenti tematici. È inoltre in fase di sottoscrizione un accordo per digitalizzare i materiali documentali custoditi nell'Archivio, con l'obiettivo di renderli accessibili agli studiosi in uno spazio pubblico. Corrispondenze, pubblicazioni, appunti e testimonianze della vita professionale e familiare dell'artista saranno consultabili presso il Centro Studi Sironiani, parte integrante della nuova istituzione.
Ma come si presenterà il nuovo Museo? «La Casa Madre dei Mutilati e Invalidi di Guerra, spiega Margherita Guccione, direttrice scientifica del MaXXI e componente del Comitato Scientifico del progetto, esprime bene l'idea condivisa da Sironi e Piacentini di integrazione tra le arti, dove pittura, arte e decorazione concorrono nell'identificazione dell'identità dello spazio architettonico. Negli spazi monumentali di questo edificio in grado di sfidare il tempo i locali erano stati utilizzati per decenni come farmacia al servizio degli invalidi e mutilati. L’idea guida parte dal ripristino filologico di tutto quello che è rimasto, senza alterare intonaci e pavimenti, lasciando anche le lampade progettate da Piacentini». Il percorso racconterà l’intero arco creativo dell’artista. Le sale 1, 2 e 3 con la Collezione di Romana Sironi, tra documenti e materiali, daranno un' idea dell’intero excursus artistico di Sironi. La grande sala 4, absidata, sarà il vero cuore del Museo. Attivando un confronto con il pubblico, inviterà a fermarsi a contemplare i cartoni preparatori delle opere parietali degli anni Trenta. Un'area più raccolta esporrà i bozzetti e gli schizzi che testimoniano l'iter creativo. Se la Galleria 5 sarà destinata alle esposizioni temporanee tematiche che contribuiranno alla conoscenza del Sironi illustratore, satirico, architetto, scenografo, al piano superiore saranno esposti bozzetti e schizzi di studio legati alla conoscenza e all'approfondimento del Sacrario. Qui il pubblico vedrà i due affreschi riscoperti alla fine degli anni Ottanta, inondati dalla luce naturale che proviene dalle due finestre circolari affacciate sul Lungotevere e sul cortile delle Vittorie. Completeranno il percorso una sala espositiva destinata alle nuove acquisizioni e un’area destinata al Centro Studi Sironiani fronteggiata dalla grande cappella. Mappe multimediali permetteranno di accedere digitalmente al grande museo diffuso che abbraccia le opere inamovibili di Sironi, come il dipinto murale «L’Italia tra le Arti e le Scienze» nell'Aula Magna del Rettorato dell'Università Sapienza di Roma, la monumentale vetrata con «La carta del lavoro» al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, o ancora il mosaico «L’Italia corporativa» a Palazzo dei Giornali di Milano.
Romana Sironi confessa di essere talvolta accusata di “Sironite”. «Quando Sironi è mancato, racconta la nipote ed erede dell’artista che dal 1995 gestisce l'archivio ufficiale a lui dedicato, i pavimenti della casa di Milano erano tappezzati di carte, disegni, materiale confuso. Per me l’archivio è adesso è stato un po’ come un atto di amore. Quando riapro queste lettere è come mettere in vita una persona. Sironi rappresenta un mondo, un’epoca e va studiato in tutti i suoi aspetti come uomo e come artista. Tra le opere inedite esposte nel nuovo Museo ci saranno le tante illustrazioni del "Popolo d’Italia" di una modernità impressionante, come ad esempio il Parlamento rappresentato come una giostra, oppure i manifesti Fiat. Ci saranno anche le lettere inedite di Margerita Sarfatti che chiariscono il vero rapporto di stima e passione artistica tra Margherita e Mario, fino agli ultimi giorni».
Samantha De Martin
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