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Stefano Miliani
Leggi i suoi articoliDa una cacciata dal Paradiso terrestre mutila di Eva a un veliero tra i venti impetuosi sotto una allegoria della Fortuna navale in piedi su un delfino, tra cariatidi dipinte come fossero di bronzo, finte sculture e paesaggi appenninici con cacciatori, pellegrini e un contadino mentre spinge un asino su un ponte, Casa Leopardi a Recanati (Mc) svela intriganti e corpose porzioni d’affresco mai più viste da quasi due secoli. La una scoperta, che stupisce, è avvenuta nella Sala degli antichi (dal 1898 detta dei manoscritti) che la famiglia del poeta, a restauro concluso, inserisce nel percorso espositivo della nobile dimora.
Queste pitture vengono collocate in due fasi: una porzione minore, di inizio ’500, imita un tessuto damascato su fondo arancione; l’affresco più ricco e ampio, seppur distrutto in molte parti, segnato da picchiettature, sovrastava la superficie più antica e sarebbe opera di pittori locali tra fine XVI e inizio XVI secolo. Il padre del poeta Monaldo scrisse nel diario di aver restaurato «la piccola sala del mio appartamento annesso alla Biblioteca» nel 1841: poiché l’autore dell’«Infinito» visse dal 1798 al 1837, annota Palazzo Leopardi, «è plausibile che abbia potuto vedere e apprezzare questi decori». Ne accennò mai nei suoi scritti? A quanto risulta finora no.
Hanno presentato la scoperta la contessa e discendente di Giacomo Olimpia Leopardi, che con la famiglia custodisce la casa-museo, lo storico dell’arte Stefano Papetti, curatore delle collezioni comunali di Ascoli Piceno e presidente della Fondazione Salimbeni per le arti figurative, la restauratrice Federica Camilletti. L’intero intervento si è svolto in accordo e sotto la direzione di Pierluigi Moriconi della Soprintendenza di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata.
Olimpia Leopardi nella Sala degli Antichi con una parte dell’affresco scoperto. Courtesy Casa Leopardi, Recanati (Mc)
La Biblioteca di Casa Leopardi a Recanati. Courtesy Casa Leopardi, Recanati (Mc)
Olimpia Leopardi racconta l’origine della scoperta tenuta fin qui segreta. I lavori iniziarono nel 2024 con i saggi sulle pareti: «Che sotto la pittura più recente ci fosse un semplice decoro ottocentesco lo sapevamo già ed era nostra intenzione riportarlo alla luce per restituire alla sala la dignità persa con le sovrammissioni successive. Non potevamo immaginare di imbatterci in nuovi colori, tanto brillanti quanto inattesi».
Per i riferimenti dell’affresco di fine ’500-inizi ’600, da un lato Papetti rimanda ai paesaggi dipinti da Paul Brill e alle allegorie di Antonio Viviani nel Palazzo Caetani di Sermoneta. Per la Cacciata dal Paradiso cita il maceratese Gaspare Gasparini e, come temperie culturale, lo storico dell’arte la individua nel cantiere della Basilica di Loreto: «Questo ritrovamento ci fa capire come i modelli degli apparati decorativi romani, conosciuti nelle Marche attraverso le decorazioni nelle cappelle di Loreto realizzate da Tibaldi e Federico Zuccari, fossero stati recepiti in ambito locale. Queste pareti testimoniano una decorazione in linea con il gran gusto dell’epoca con il ricorrere all’illusionismo, all’immaginare le cariatidi in bronzo dorato, le nicchie con le sculture. Loreto è stato imprescindibile. Ma questi artisti locali erano aggiornati anche attraverso le stampe: il richiamo più evidente è alle acqueforti di Antonio Tempesta del 1609».
Federica Camilletti, responsabile del restauro, ricorda che le pareti erano coperte da «carta monocroma tardo ottocentesca dipinta su quotidiani dell’epoca» allestita nel 1898 dal nipote e omonimo del poeta Giacomo Leopardi. L’intervento ha seguito i principi delle teorie di Cesare Brandi, ha richiesto un lavoro lungo e minuzioso, l’intonaco sovrastante è stato rimosso con mezzi meccanici e per la pulitura ha usato «impacchi di carbonato d’ammonio previa interposizione di carta giapponese». E se lo stato del ciclo pittorico per quanto concerne l’aderenza all’intonaco era «fortemente critico», se vernici sovrammesse e polveri grasse avevano provocato forti alterazioni, per lo meno la tecnica del «mezzo fresco» ha permesso «una buona aderenza all’intonachino».
Particolare degli affreschi scoperti nella Sala degli Antichi di Casa Leopardi a Recanati con la Cacciata dal Paradiso terrestre. Foto Stefano Miliani
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