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«Madonna del Soccorso», affresco strappato dalla Chiesa di Santa Croce di Pescara del Tronto, frazione di Arquata del Tronto (Ap)

Foto Angelani restauro di Castelfidardo (An)

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«Madonna del Soccorso», affresco strappato dalla Chiesa di Santa Croce di Pescara del Tronto, frazione di Arquata del Tronto (Ap)

Foto Angelani restauro di Castelfidardo (An)

A dieci anni dal terremoto le Marche sempre più belle

In corso un doppio programma di restauri: 20 opere verranno restituite all’Ascolano e al Fermano e 14 al Maceratese

Stefano Miliani

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Dalla predella con Cristo e santi (assai espressivi) di Carlo Crivelli dalla Cattedrale di Ascoli a una pala d’altare alta oltre cinque metri di Giuseppe Marchesi detto il Sansone dalla Chiesa delle Vergini di Macerata tuttora inagibile, 34 opere d’arte delle Marche meridionali sono accorpate in un doppio programma di restauri sulla scia del sisma del 2016 e inizio 2017 nel centro Italia. Lavori necessari, vuoi perché si tratta di pezzi colpiti direttamente, vuoi perché, più spesso, erano in edifici danneggiati, talvolta ancora inagibili o in qualche caso perfino distrutti. Due qualificati laboratori marchigiani eseguono gli interventi: la Angelani restauro di Castelfidardo (An), con Kevin Angelani e Silvia Conte, lavora su 20 pezzi dall’Ascolano e dal Fermano; il laboratorio Isidoro e Matteo Bacchiocca & C. di Urbino (Pu) ha in consegna 14 opere dalla provincia maceratese.

Ha scelto le opere dei due progetti, ciascuno da 150mila euro lordi approvati dal Ministero della Cultura, Pierluigi Moriconi, funzionario della soprintendenza per Ascoli Piceno, Fermo e Macerata; il Responsabile unico del progetto (Rup) è il soprintendente delle Marche meridionali Giovanni Issini; dirige i lavori Serena Sechi, funzionaria restauratrice e responsabile del Laboratorio dei manufatti lignei dipinti e non dipinti dell’Icr-Istituto Centrale per il Restauro. «Con queste altre opere ci avviciniamo a restituire tante opere rimosse, recuperate e salvate durante il terremoto, commenta Moriconi. Si chiude un cerchio aperto dieci anni fa ed è un successo, considerando ritardi nella ricostruzione e che abbiamo avuto in mezzo il Covid: numerose opere rientreranno nelle loro sedi originarie e, dove il ritorno non è possibile, le musealizziamo, non tornano in deposito».

Andrea Giorgini, «Beato Pietro da Treia», XVIII secolo, Treia (Mc), Cattedrale SS. Annunziata. Foto Isidoro e Matteo Bacchiocca & C di Urbino

Giuseppe Marchesi detto il Sansone, «Estasi di san Filippo«, XVII-XVIII secolo, Macerata, Chiesa delle Vergini. Foto Isidoro e Matteo Bacchiocca & C di Urbino

Due Crivelli da Ascoli e dal Fermano

Dal Duomo di Ascoli ha presentato ragguardevoli difficoltà la magistrale predella del Polittico di Sant’Emidio di Carlo Crivelli (1472) restaurato, grazie a un fianziatore rimasto anonimo, nel 2021 da Rossana Allegri con la direzione di Pierluigi Moriconi della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche. La predella è affidata alla ditta Angelani. Il restauratore: «Ha undici tavolette molto sottili, assottigliate negli anni ’70: all’epoca usava perché il legno si imbarca e volevano raddrizzarlo e contenerlo nelle strutture per una questione estetica. Oggi non si fa così». Tra altri passaggi, la coppia di professionisti risana le parti anteriori e posteriori delle tavolette «indebolite dai tarli e dal vinavil usato per attaccarle alla cornice anteriore con i trafori, crivellesca e bellissima». Accorgimenti come molle elicoidali e traversature lignee «permetteranno alle tavolette di assecondare i movimenti del legno con i cambiamenti di umidità e di temperatura». In chiusura i tecnici praticheranno l’anossia per uccidere i tarli e consegnare l’opera in autunno.

Di Vittore Crivelli il laboratorio restaura la «Madonna della cintola», una tavola unica in pioppo di 170x80 centimetri di fine ’400, per restituirla indicativamente a luglio. «Viene dalla Pinacoteca di Massa Fermana (Fm), che è inagibile. Non aveva subito danni dal sisma, ma la vernice era molto iscurita, andava pulita», ricorda Silvia Conte.

Angelani e Conte hanno appena restaurato e sistemato in una nuova chiesetta in legno a valle di Arquata del Tronto (Ap), un affresco staccato del XVI secolo della Madonna del soccorso proveniente dalla Chiesa, crollata nel 2016, di Santa Croce nella frazione di Pescara del Tronto. «Strappato negli anni ’70 dalla muratura, l’affresco si era “bombato” perché collocato su un pannello in compensato non più idoneo, racconta Cingolani. Oltre alla pulitura e al restauro pittorico lo abbiamo riadattato su un pannello in vetroresina alveolato, leggero, resistente, stabile nel tempo e che non soffre l’umidità». Il laboratorio di Castelfidardo ha inoltre restaurato una «Vesperbild», scultura di tecnica nordica del ’400. Composta da una miscela di gesso e materiali inerti che finge la pietra, era andata in pezzi, viene restituita alla Curia di Ascoli.

Ernestus de Scaechis, «Sant’Antonio con il Bambino», metà XVII secolo, Macerata, Chiesa del Corpus Domini. Foto Isidoro e Matteo Bacchiocca & C di Urbino

Vittore Crivelli, «Madonna della cintola», Massa Fermana (Fm), Pinacoteca Civica, prima del restauro. Foto Angelani restauro di Castelfidardo (An)

Pale e crocifissi dal Maceratese

«Dal Maceratese abbiamo 12 grandi pale d’altare su tela e due Crocifissi quattrocenteschi a grandezza più o meno naturale», interviene da Urbino Matteo Bacchiocca (è il figlio). Un Crocifisso era nel Monastero di Santa Chiara a San Severino Marche, l’altro nella Chiesa di San Benedetto a Montecavallo. Come ogni altro pezzo, dopo il sisma erano stati messi in sicurezza e ricoverati nei depositi. Le due sculture avevano subito pesanti ridipinture. L’intervento in corso, spiega il restauratore, ha già restituito loro «la policromia originale» e, nel pezzo da San Severino, dettagli come i peli sotto le ascelle e sul petto del Cristo.

Il dipinto del Sansone raffigura l’estasi di san Filippo: «Sarà l’ultima opera a cui mettiamo mano perché richiede spazio. È molto sporca per i fumi di candela, ha vernici ingiallite, toni spenti e sollevamenti di colore nella parte inferiore», afferma Bacchiocca.

Il dipinto più piccolo rappresenta sant’Antonio, che riceve il modellino di Macerata, col Bambino, era nella chiesa del Corpus Domini e il restauro porta una novità. Sonia Melideo della Soprintendenza di Ancona e Pesaro-Urbino ha scoperto che era firmato «Ernestus De Scaechis Pingebat», che corrisponde al pittore olandese Ernst van Schayck morto nella città marchigiana nel 1631-32: «È un fiammingo poco documentato che riprende canoni caravaggeschi, dice Matteo Bacchiocca. Ora questo dipinto, che era in cattive condizioni, entra nel suo catalogo».

Una raffigurazione del beato Pietro da Treja di Andrea Giorgini, datata 1815, ha una particolarità: «Si trovava nella Chiesa di Santissima Annunziata di Treja. In alto ha un foro perché in origine addossava su una piccola nicchia e per tenerla in vista il pittore aveva lasciato quel vuoto dipingendovi intorno una finta cornice. Abbiamo ricostruito il telaio, che era molto deteriorato, con estensioni che permettono di tensionare la tela».

Quando riconsegnerete le opere? «Tutte nel prossimo anno».

Carlo Crivelli, Predella del Polittico di Sant’Emidio, Ascoli Piceno, Duomo, prima del restauro. Foto Angelani restauro di Castelfidardo (An)

Stefano Miliani, 01 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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