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Una sala «I fiori del male» di Chiara Camoni alla Società delle Api

Foto di Società delle Api

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Una sala «I fiori del male» di Chiara Camoni alla Società delle Api

Foto di Società delle Api

E se i fiori non fossero più il simbolo della bellezza? Alla Società delle Api l’altro volto di Chiara Camoni

Fino al 26 gennaio «I fiori del male» a cura di Alice Motard con i lavori di Fantine Andrès, Maria Loboda, Marianne Marić, Vibeke Mascini, Lionel Sabatté, Adrianna Wallis, Yuyan Wang

Samantha De Martin

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C’è una bellezza «bizzarra», come la definiva Charles Baudelaire, attraversata anche dal sordido, da ciò che abitualmente viene tenuto lontano o nascosto. Una bellezza sovvertita (o sovversiva) che può seguire la metamorfosi di un fiore mentre abbandona la sua forma originaria per assumere le sembianze di corpi lascivi, organi sessuali, immagini quasi allucinatorie nelle quali riecheggiano «Les Fleurs du Mal». Che cosa accade quando si smette di considerare il fiore un simbolo di vita e di bellezza e si inizia a scrutare il suo volto più distruttivo? Chiara Camoni affida la risposta a «I fiori del male», il progetto espositivo a cura di Alice Motard che, fino al 26 gennaio, nelle stanze della Società delle Api, a Roma, isola il fiore, uno degli elementi ricorrenti nella pratica dell’artista piacentina che ha firmato il Padiglione Italia alla Biennale, per interrogarne la natura meno pacificata. Fulcro del percorso è una polarizzante «Madonna con bambina», una scultura di Camoni concepita per la mostra, ricavata dal tronco di un pioppo morto, la cui superficie è crivellata di fori scavati dall’ape legnaiola. Sebbene assente, l’insetto incombe sull’opera. I piccoli fori che ha inciso nel legno sono state utilizzate dall’artista per adornare la scultura, che sembra emergere dalla terra come una creatura ctonia, con piume, fiori e gingilli che appartengono anche alla figlia dell'artista. A scandire il percorso sono i versi di Baudelaire, che accompagnano le opere e ne orientano la lettura.

La mostra riunisce anche opere di altri artisti - Fantine Andrès, Maria Loboda, Marianne Marić, Vibeke Mascini, Lionel Sabatté, Adrianna Wallis, Yuyan Wang - pensate come contrappunti che allargano le riflessioni avviate dai lavori di Camoni. La loro presenza, oltre a essere coerente con l’attitudine ad accogliere altre voci all’interno della propria pratica, innesca il dialogo con le grottesche rinascimentali che ornano i compartimenti voltati, i soffitti a cassettoni, gli intarsi dei pavimenti in parquet e i marmi che impreziosiscono gli ambienti storici dell’edificio di via Gregoriana 40.Se Lionel Sabatté compone un mazzo di fiori diafani i cui petali sono realizzati con pelle morta di piedi umani, trasformando il ripugnante in sublime, Marianne Marić restituisce i motivi vagamente floreali realizzati dagli abitanti di Sarajevo, sotto attacco, tra il 1992 e il 1996, riempiendo di resina rossa i crateri prodotti nell’asfalto dai colpi di mortaio, cicatrici consacrate al ricordo delle vittime dei conflitti nei Balcani. L'artista olandese Vibeke Mascini con la sua “fiaccola-fiore”, un’amarillide luminosa, conferisce alla sala l’aspetto di una cella monastica, dando forma all’energia elettrica che plasma la nostra realtà in modo invisibile. Al pianoterra un tornio da vasaio, «Circo tornio», è uno strumento di lavoro, ma al tempo stesso diventa uno stimolo che invita a immaginare realtà alternative facendo virare la ceramica verso una bizzarra cosmogonia. Attraverso quest’opera Camoni e Il Centro di Sperimentazione invitano a esplorare la distorsione e la non linearità come forme alternative di bellezza.

«I fiori del male» restituiscono quindi una lettura inquieta e ambigua del lavoro di Chiara Camoni dove il fiore è un elemento ricorrente. Ne risulta una dimensione più complessa dell'impegno dell’artista che apre la sua mostra alla Società delle Api con un disegno a matita di gigli, fiori conosciuti, appunto, per le loro proprietà tossiche, appartenente a una serie più ampia realizzata dall’artista durante la pandemia. Ogni giorno, durante il primo lockdown, l'artista inviava l’immagine di uno dei suoi disegni alla sua cerchia di amici, tra cui Silvia Fiorucci. Di foglio in foglio il fiore subiva una metamorfosi. Le tematiche affrontate da «I fiori del male» vengono ampliate attraverso tre appuntamenti del Public Program, che mettono in dialogo da prospettive diverse pratiche artistiche, ricerca, materialità e forme di immaginazione collettiva. Il calendario si apre venerdì 20 novembre con «Blooming Voices: Can You Speak Flower?», una lecture di Alexandra Midal che indaga il rapporto tra femminilità, rappresentazione floreale e forme non convenzionali di comunicazione. Al centro della lecture è l’approfondimento della floriografia, il sistema simbolico attraverso cui fiori, bouquet e ornamenti si fanno linguaggio codificato per esprimere sentimenti e significati in modo indiretto.

 

Samantha De Martin, 11 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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