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Margherita Panaciciu
Leggi i suoi articoliÈ la fondazione che porta il suo nome ad annunciarlo, con parole che suonano insieme come commiato e dichiarazione d’intenti: la Iris & B. Gerald Cantor Foundation piange la scomparsa della propria co-fondatrice e guida ispiratrice, Iris Cantor, morta il 22 febbraio all’età di 95 anni. Nel ricordarla, la Fondazione cita una frase che oggi assume il valore di un testamento morale: «È una sensazione straordinaria sapere di aver aiutato non solo individui, ma l’umanità intera. Lasci un segno – speri che possa ispirare altri». Quel segno Iris Cantor lo ha impresso con una determinazione rara, lungo oltre sei decenni di attività, in due ambiti solo apparentemente distanti: le arti visive e performative, da un lato, e la sanità, dall’altro. Se nel mondo dell’arte il suo nome è sinonimo di mecenatismo strutturale, capace di trasformare collezioni private in patrimonio pubblico, nel campo medico la sua azione ha contribuito a ridefinire gli standard della cura, introducendo una visione personalizzata e attenta alle differenze di genere.
Nata a Brooklyn, in quella New York che sarebbe rimasta per tutta la vita il suo orizzonte affettivo e culturale, Iris intraprese inizialmente una carriera in un’agenzia di brokeraggio a Wall Street, scelta allora controcorrente per una donna. Fu lì che incontrò il futuro marito, B. Gerald Cantor, fondatore di Cantor Fitzgerald e pioniere della «screen brokerage», tecnologia che rivoluzionò la compravendita dei titoli di Stato statunitensi. Ma accanto alla finanza, Bernie Cantor coltivava una passione totalizzante: l’opera di Auguste Rodin. Insieme, i Cantor riunirono la più vasta e importante collezione privata al mondo dedicata allo scultore francese, trasformando quella che Iris avrebbe definito una «magnifica ossessione» in un progetto di condivisione pubblica. Organizzarono mostre, sostennero la ricerca su Rodin, promossero pubblicazioni e, soprattutto, donarono sistematicamente opere a musei e università negli Stati Uniti e all’estero. Dal 1978, anno di fondazione della Iris & B. Gerald Cantor Foundation, decine di esposizioni itineranti delle sculture di Rodin hanno raggiunto almeno dodici milioni di visitatori nel mondo.
Le tracce di questa generosità sono scolpite – in senso letterale – nell’architettura museale americana. Al Metropolitan Museum of Art, dove il giovane Bernie aveva scoperto per la prima volta «Il Dio Mano» di Rodin, intere gallerie interne ed esterne portano il nome dei Cantor; secondo l’ex direttore Philippe de Montebello, ogni anno circa metà dei visitatori del museo entra in contatto con la loro eredità filantropica. Al Brooklyn Museum, che Iris considerava il luogo in cui era nata la sua vocazione, le sessantasei sculture e i disegni donati costituiscono un nucleo identitario, mentre la nuova Iris Cantor Plaza ridisegna lo spazio come soglia simbolica tra museo e comunità.
Analoghi segni di riconoscenza si trovano al Los Angeles County Museum of Art, dove presto aprirà un ampliato giardino delle sculture, e alla Stanford University, il cui museo è stato ribattezzato Cantor Arts Center, affiancato dagli Iris and B. Gerald Cantor Commons. Oltre Atlantico, il legame con il Musée Rodin ha trovato consacrazione nella Hall Iris et B. Gerald Cantor all’interno dell’Hôtel Biron, un’onorificenza rara per un’istituzione francese. La stessa Iris fu produttrice esecutiva di un film dedicato alla prima fusione a cera persa della monumentale «Porta dell’Inferno», riaffermando un impegno non solo collezionistico ma anche divulgativo.
Dopo la morte del marito nel 1996, Iris Cantor assunse il ruolo di custode dell’eredità comune, ma ridurre la sua azione a una funzione conservativa sarebbe fuorviante. Ne ampliò piuttosto la portata, consolidando un modello di filantropia capace di intrecciare spazi espositivi, programmi educativi e infrastrutture culturali. Il suo nome compare anche al Tisch School of the Arts, dove il Cantor Film Center e l’Iris Cantor Theatre testimoniano l’estensione del suo sostegno alle arti performative. Parallelamente, la Fondazione sviluppò un impegno altrettanto incisivo in ambito sanitario. La perdita della sorella minore per un tumore al seno spinse Iris a farsi promotrice della diagnosi precoce, fondando nel 1986 l’Iris Cantor Center for Breast Imaging presso la University of California, Los Angeles, centro pionieristico nel coniugare eccellenza clinica e attenzione alla dimensione emotiva delle pazienti. Da questa esperienza nacque nel 1995 l’Iris Cantor-UCLA Women’s Health Center, cui seguirono strutture analoghe presso il NewYork-Presbyterian Hospital/Weill Cornell Medical Center, fino alla creazione, nel 2012, del primo Iris Cantor Men’s Health Center nell’area di New York.
La sua visione era chiara e allora rivoluzionaria: uomini e donne non sono varianti di un paziente standard ma soggetti con esigenze biologiche e cliniche specifiche, che richiedono approcci personalizzati e integrati. In questa prospettiva si inserisce anche il sostegno all’Andrew Weil Center for Integrative Medicine dell’Università dell’Arizona, a conferma di una concezione olistica della cura. Nel corso della vita, Iris Cantor ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui la National Medal of Arts conferita dal presidente Bill Clinton nel 1995 e l’onorificenza di Chevalier – poi Officier – della Légion d’Honneur francese. Ma al di là delle medaglie, ciò che resta è un modello: quello di una filantropia che non si limita a finanziare bensì struttura visioni, costruisce luoghi, ridefinisce paradigmi.
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