Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Installation view «Dove brucia la Luce», NP ArtLab, Milano, Fino al 15 giugno 2026.

Credits Michaela Pedranti.

Image

Installation view «Dove brucia la Luce», NP ArtLab, Milano, Fino al 15 giugno 2026.

Credits Michaela Pedranti.

Dove brucia la luce? A Milano

Una mostra bipersonale a NP ArtLab mette in dialogo Matteo Capriotti e Francesca Mirabile in un percorso tra pittura, fotografia e scultura che esplora l’amore come forza primordiale

Redazione GdA

Leggi i suoi articoli

A Milano, negli spazi di NP ArtLab, il fuoco non esplode mai davvero. Resta sotto pelle, si avverte nei dettagli, nei corpi, nella memoria. Da questa tensione trattenuta nasce «Dove brucia la Luce», la mostra bipersonale dedicata agli artisti Matteo Capriotti e Francesca Mirabile, curata da Federico Montagna. L’esposizione, visitabile fino al 15 giugno 2026, segna il primo dialogo diretto tra le ricerche dei due artisti, diversi per linguaggio ma vicini per intensità. Il progetto si muove attorno a un’idea di amore intesa come forza primaria e ambivalente: energia che illumina e, allo stesso tempo, consuma. Il titolo della mostra suggerisce già questa doppia natura. La luce non è solo rivelazione, ma anche rischio di bruciatura, soglia in cui la visibilità diventa perdita di forma. In questo equilibrio instabile si sviluppa l’intero percorso espositivo.

Le opere di Matteo Capriotti si concentrano sulla dimensione intima e relazionale. Le sue tele mettono in scena corpi vicini, abbracci, gesti affettivi che emergono da sfondi scuri e indeterminati, attraversati da bagliori improvvisi. La pittura si costruisce come un campo di tensione tra presenza e dissolvenza: le figure sembrano emergere e allo stesso tempo svanire, come immagini sovraesposte in cui il dettaglio si consuma nella luce. Questa condizione di instabilità visiva produce un effetto di sospensione emotiva. Ciò che resta è una traccia, un residuo percettivo che richiama la natura frammentaria della memoria e dei legami affettivi. L’immagine non si chiude mai del tutto, ma resta esposta a una continua erosione.

Se Capriotti lavora sull’intimità e sulla memoria personale, Francesca Mirabile sposta il discorso sul versante della passione come dedizione totale e rischio. Il suo lavoro prende avvio dalla vicenda dei vulcanologi francesi Katia Krafft e Maurice Krafft, figure che hanno dedicato la propria vita allo studio dei vulcani fino a trasformare la ricerca in una forma di esposizione estrema al pericolo. Al centro di questo immaginario si colloca anche il documentario «Fire of Love», che ricostruisce la loro storia come un intreccio inseparabile tra desiderio di conoscenza e attrazione per l’abisso. La loro vicenda culmina nel 1991, durante l’eruzione del Monte Unzen in Giappone, evento in cui entrambi perdono la vita mentre documentano l’attività vulcanica. Nello spazio della mostra, Mirabile traduce questa narrazione in sculture e dispositivi visivi in cui ferro, carta e materiali fotografici convivono in una struttura fragile e stratificata. Caschi metallici, elementi piegati e materiali d’archivio evocano gli strumenti di lavoro dei due vulcanologi, ma assumono anche un valore simbolico legato alla protezione, alla ricerca e all’ossessione condivisa.

Pur partendo da approcci differenti, Capriotti e Mirabile costruiscono un unico paesaggio emotivo, attraversato da presenze intermittenti e da una luce che non illumina mai in modo neutro. Il fuoco, nella mostra, non viene mai mostrato direttamente: si manifesta piuttosto come effetto, come conseguenza, come traccia residua. È una luce che brucia nel momento in cui due corpi si avvicinano, quando un legame si forma o quando qualcosa si consuma fino a sparire. 

Redazione GdA, 22 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Dove brucia la luce? A Milano | Redazione GdA

Dove brucia la luce? A Milano | Redazione GdA