Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

William Kentridge, «I Ask This Stone», 2023, Collezione Galleria Lia Rumma

Courtesy dell’artista e Galleria Lia Rumma Milano/ Napoli

Image

William Kentridge, «I Ask This Stone», 2023, Collezione Galleria Lia Rumma

Courtesy dell’artista e Galleria Lia Rumma Milano/ Napoli

«Domestic Displacement» è dove l’arte affronta l'instabilità globale

Nell’ambito di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, il Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao riunisce 15 artisti per riflettere sullo spostamento come condizione strutturale dell’esistenza contemporanea

Nell’ambito del programma di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, fino al 27 settembre, il Mac Museo d’Arte Contemporanea «Ludovico Corrao» presenta «Domestic Displacement», una mostra a cura di Giulia Ingarao e Antonio Leone, con opere di 15 artisti internazionali. Il filo conduttore della collettiva è il tema epocale dello sradicamento, del movimento dei popoli e del conseguente riadattamento a una nuova condizione esistenziale. Un tema molto indagato dall’arte, si pensi alla scorsa edizione della Biennale di Venezia, dal titolo «Foreigners Everywhere - Stranieri Ovunque». A Gibellina il tema risuona particolarmente a causa della storia stessa della città, che è stata rifondata a chilometri di distanza dal vecchio paese distrutto dal terremoto del Belice del 1968. Di sradicamento, ma soprattutto di rinascita, parlano le opere conservate nel museo civico dedicato al sindaco Corrao, protagonista di quella stagione. In questo contesto, sono allestite le opere di artisti internazionali che per motivi biografici sono testimoni delle diaspore globali. È questo il caso della cubana María Magdalena Campos-Pons, la cui opera «Anatomy of the Magnolia Tree for Koyo Kouoh and Toni Morrison» è una delle installazioni più fotografate dell’attuale Biennale di Venezia: un monumento che celebra la prima donna nera a vincere il Premio Nobel per la letteratura, e la prima donna africana a curare la Biennale. A Venezia le sculture in resina e vetro riprendono le forme della magnolia, fiore iconico del Sud degli Stati Uniti, dove la Pons vive, mentre a Gibellina sono presenti fotografie di grandi dimensioni della fine degli anni Novanta. Nel dittico «Conversation» l’autoritratto dell’artista è accostato al ritratto di un uccello tipico degli Stati Uniti detto azzurrino orientale. La cultura yoruba del Paese di origine e la fauna di quello ospitante dialogano attraverso il ricorso al linguaggio simbolico del colore. 

Psichedelica e disturbante è l’opera allestita alla fine di un lungo corridoio, che fa da prologo alla mostra, si tratta del video di Santiago Sierra del 2023 «Maelström». Le parole ripetute in maniera ossessiva sono quelle pronunciate dall’alto rappresentante dell’ Unuine Europea Joseph Borrell nel 2022: «L’Europa è un giardino, abbiamo creato un giardino. Il resto del mondo, o almeno gran parte di esso, è una giungla. E la giungla potrebbe invadere il Giardino». Altra opera dalla forte connotazione politica, anche se meno interessante da un punto di vista formale, è quella della libanese Akram Zaatari «Ancient World New Age», una mappa sovvertita del Mediterraneo, dove alla diffusione dell’alfabeto fenicio, da cui derivano le scritture più utilizzate ancora oggi, si sovrappongono le rotte aeree, inclusa quella percorsa dai bombardieri statunitensi durante gli attacchi contro l’Iran del mese di giugno.

Dell’artista e curatore nigeriano Olu Oguibe (presente nel 2017 a documenta 14 Kassel con l’obelisco «Monumento agli Stranieri e ai Rifugiati») sono presenti in mostra «Composition with Steel Discs» e «Composition with Red Stool (Homenaje a Danilo)» del 2019, opere dall’allure minimale, formate da scarti di lavorazione di una acciaieria cubana. La mostra si articola in tre sezioni tematiche: «geografie instabili», «abitare la dislocazione» e «forme fragili della coesistenza». Nella prima segnaliamo «Baluchi», un tappeto di Mona Hatoum del 2008: una delle sue iconiche mappe incise su preziosi tappeti orientali. Anche in questo caso, Hatoum utilizza per la mappa la proiezione di Gall-Peters al posto di quella più utilizzata di Mercatore, in cui il Sud del Mondo è rappresentato di minori dimensioni rispetto al Nord. Altri artisti in mostra, appartenenti a diverse generazioni, sono: Anya Gallaccio, Regina José Galindo, Paolo Icaro, William Kentridge, Anna Maria Maiolino, ShirinNeshat, Amalia Pica, Mustafa Sabbagh, Holly Stevenson e ZehraDoğan.

Holly Stevenson, «Eye Dream Home Hector Speaks Volume Pull The Wool Through My Eye», 2024, Londra, Gazelli Art House. Courtesy L'artista

Giusi Diana, 07 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

Giusi Diana

Leggi i suoi articoli

«Domestic Displacement» è dove l’arte affronta l'instabilità globale | Giusi Diana

«Domestic Displacement» è dove l’arte affronta l'instabilità globale | Giusi Diana