Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliUn ricercatore francese, François Desset, è riuscito a decrittare una scrittura antica, la scrittura lineare elamita, una lingua di 4mila anni fa finora ritenuta indecifrabile. Il nome fa riferimento alla civiltà di Elam, che nell’antichità fiorì nel Sud dell’odierno Iran ed era rivale della vicina Mesopotamia. Composto da 77 segni, a forma di rombi, curve e altre figure geometriche, questo sistema di scrittura venne scoperto nel 1903 da una missione francese che esplorava il sito archeologico di Susa (nell’odierno Sud-ovest dell’Iran), ma per decenni ha resistito ai tentativi di decifrazione, probabilmente a causa del numero molto limitato di iscrizioni conosciute. Ne parla un articolo pubblicato sul sito del quotidiano francese «Le Figaro».
Secondo Desset, che collabora con un dipartimento di ricerca sulle scienze dell’antichità all’Università di Liegi in Belgio, l’elamita lineare è l’unica scrittura «veramente locale» tra tutte quelle utilizzate nella lunga storia dell’Iran. «Tutte le altre (la scrittura cuneiforme, l’alfabeto arabo o l’alfabeto greco) sono state importate dall’Occidente», ha dichiarato agli organi di stampa il 43enne archeologo. Il persiano, di origine indoeuropea, oggi lingua ufficiale in Iran, scritto con l’alfabeto arabo, è «molto più vicino al francese che alla lingua elamita», asserisce.
L’avventura di Desset in Iran inizia nel 2006, quando partecipa a degli scavi nel Sud del paese che portano alla luce delle tavolette scritte in elamita lineare. «Ci sono un sacco di false piste, non trovo nulla…», scriveva allora lo studioso. La svolta vera e propria ci fu quando Desset poté vedere con i propri occhi, e non solo in foto, gli antichi vasi della collezione Mahboubian, dal nome di una famiglia iraniana esiliata a Londra. Nel 2015, grazie a questi vasi, «ho potuto accedere a dieci nuovi testi e la chiave per la decifrazione era proprio in quelli», dice ora l’esperto.
A Liegi, François Desset lavora in collaborazione con un egittologo e un professore di assiriologia, specializzato nelle civiltà antiche della Mesopotamia. «La chiave per decifrare una scrittura, come molto spesso accade, sono i nomi propri: di luoghi, di divinità, di re», afferma. «Per Champollion erano quelli dei sovrani greci, Tolomeo, Cleopatra... Individuò i segni che indicavano i nomi di questi sovrani. Per me, il mio Tolomeo è un sovrano di nome Shilhaha, che regnò intorno al 1950 a.C.».
Il processo di comprensione e decifrazione dell’elamita lineare ha proceduto per tappe, in questi ultimi anni, con scoperte successive e progressive e contributi di vari studiosi. Ultimamente, in una sequenza di quattro segni, l’orientalista francese ha notato che gli ultimi due erano identici, una ripetizione che corrisponde esattamente alla fine del nome «Shilhaha».
Oggi, Desset dispone di 45 iscrizioni in elamita lineare, ovvero il doppio rispetto a vent’anni fa. La competenza acquisita nella decifrazione gli consentirà forse ora di risalire indietro nel tempo e di studiare le tavolette in scrittura proto-elamita di un periodo ancora precedente. Anche queste sono conservate al Museo del Louvre a Parigi, insieme al frutto delle scoperte della prima metà del XX secolo. Nel pieno della guerra in Medio Oriente, lo studioso, che ha vissuto in Iran dal 2014 al 2020, si dice felice di poter valorizzare il ricco patrimonio iraniano. «Spero che questi lavori abbiano un impatto positivo sulla cultura e sull’identità iraniane quando i tempi saranno tornati più sereni».
Altri articoli dell'autore
Le sculture all’interno del giardino sono ora 26, con l’ingresso di «Margarete v Antiochia», bronzo di Anselm Kiefer. Il sito ospita le iniziative del Public Program del Padiglione Italia della Biennale di Venezia
È stato un fervente sostenitore dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia e ha sostenuto l’incorporazione di beni culturali provenienti dai musei ucraini nel Fondo museale statale russo e scavi archeologici non autorizzati nella Crimea occupata
Alla frontiera o in gruppi di oggetti destinati all’esportazione il paese transalpino ha intercettato negli ultimi mesi, per esempio, beni iraniani, tra cui alcuni manufatti databili al XII secolo, per un valore complessivo stimato tra 105 e 135mila euro
Due tavole, acquistate dal MiC nel 2025 sul mercato antiquario milanese e raffiguranti «San Pietro» e «San Sebastiano» a figura intera, reintegrano il secondo registro laterale dell’opera, ora conservata al Cenacolo del Fuligno



