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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliVigorosa come la dimensione monumentale della sua opera, dalla «Pietà» alla cupola della Basilica di San Pietro, la firma di Michelangelo Buonarroti diventa il carattere tipografico della Fabbrica di San Pietro. Commissionato dalla Fabbrica e realizzato da studiogusto®, «Michelangelus» è sviluppato per l’ecosistema Microsoft Office. Oltre 500 glifi e quattro stili (Regular, Italic, Bold e Bold Italic) trasformano il tratto dell’artista in un sistema accessibile e utilizzabile gratuitamente in tutto il mondo, coniugando patrimonio storico, design e tecnologia.
Contemporaneo, radicato nel patrimonio culturale e spirituale legato a Michelangelo e sviluppato attraverso il design e la tecnologia, il nuovo font oltre ad attualizzare il legame tra Buonarroti e la vicenda straordinaria della Fabbrica di San Pietro, stabilisce una connessione tra dimensioni apparentemente lontane: memoria e innovazione, manoscritti rinascimentali e software moderni, tra il movimento della mano e il disegno vettoriale, tra gli archivi dei documenti storici e gli strumenti digitali utilizzati ogni giorno da milioni di persone. L’intero progetto si è concentrato sulla firma di Michelangelo, la dimensione più personale della sua opera che molto svela del carattere, dei gesti, della personalità del suo autore nella densità delle forme, nell’alternanza tra accelerazioni e pause nel tratto, nella forza delle linee, nel rapporto tra curve e angoli e, soprattutto, nella particolare capacità di organizzare lo spazio vuoto.
Lungi dal volerne riprodurre fedelmente la grafia, il progetto realizzato dal team di studiogusto® approfondendo i documenti originali dell’artista conservati negli archivi della Fabbrica di San Pietro, nell’Archivio Apostolico Vaticano e a Casa Buonarroti a Firenze, ambisce soprattutto a interpretarne i tratti distintivi attraverso il linguaggio tipografico. D’altra parte, la tradizione vuole che Michelangelo fosse sempre molto critico nei confronti della brutta scrittura. La grafia del nipote Lionardo Buonarroti, ad esempio, era per lui fonte di frustrazione come lo stesso Michelangelo lamenta in una lettera: «Non scrivermi più: ogni volta che arriva una tua lettera mi viene la febbre per la fatica che faccio a leggerla! Non riesco a immaginare dove tu abbia imparato a scrivere. Credo che, se dovessi scrivere al più grande asino del mondo, useresti più cura di quanta ne usi con me. Dunque, non aggiungere altri fastidi a quelli che già ho». Questo tono, affatto morbido, sembra riversarsi anche in quell’ordine invisibile individuato dal gruppo di progettazione che ha definito gli elementi che rendono riconoscibile la scrittura del maestro, dalla costruzione delle lettere maiuscole alle proporzioni delle forme, dalla coerenza delle inclinazioni alla struttura delle terminazioni e al ritmo complessivo della scrittura. Anche quando questa appare immediata ed espressiva, mantiene in realtà una struttura precisa, simile a un’architettura.
Samantha De Martin
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