Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Rosalba Cignetti
Leggi i suoi articoliNata nel 1867, nel pieno sviluppo economico e sociale dell’Italia postunitaria, la Banca Popolare di Modena è un’espressione diretta di quella rete di istituti locali allora fondati per accompagnare la crescita di città e territori. Il radicamento economico basato sulla vicinanza alle comunità, aprì nel tempo la strada a una sensibilità nuova: tutelarne anche l’identità culturale. Così, quasi un secolo dopo, dagli anni Cinquanta del Novecento, l’arte entra nella storia della banca: le prime acquisizioni seguono la tradizione del collezionismo bancario italiano, che per decenni ha raccolto e preservato opere legate ai territori degli istituti. Un patrimonio che attraversa epoche e territori diversi, dalla pittura antica alle ricerche contemporanee, avviato in una regione dalla forte tradizione artistica nutrita da una rete di centri autonomi: Modena, Ferrara, Bologna, Parma, Cento, città con scuole pittoriche, committenze e collezioni proprie. Dal primo nucleo di dipinti di scuola emiliana, ha così preso forma una collezione cresciuta insieme al gruppo BPER - Banca Popolare dell’Emilia-Romagna, che oggi comprende oltre 10mila opere inventariate, di cui circa 2.500 di elevato valore storico-artistico. Un rapporto secolare con le comunità e i luoghi d’origine che nel 2017 porta alla nascita de La Galleria BPER di Modena, il progetto culturale creato per studiare, conservare e rendere accessibile al pubblico la Corporate Collection. La raccolta lascia progressivamente gli spazi privati della banca attraverso restauri, catalogazioni, mostre, attività educative e collaborazioni con istituzioni culturali, trasformando il patrimonio aziendale in un archivio condiviso di storia dell’arte. Alle opere legate al nucleo modenese si aggiungono via via nuclei provenienti da fusioni e acquisizioni bancarie e La Galleria BPER diventa presto un sistema diffuso con sedi a Modena, Ferrara, Genova, Brescia, L’Aquila, Avellino e Sondrio. Il baricentro resta a Modena, nel grande salone delle assemblee dei soci di Palazzo San Carlo, sede principale di BPER dal 1959, primo spazio del progetto. Qui la tradizione pittorica emiliana attraversa secoli di storia artistica: dalla cultura tardogotica e devozionale di Lippo di Dalmasio e Cristoforo Genesini, con la preziosità dei fondi oro e della pittura devozionale, alle ricerche rinascimentali di Francesco Bianchi Ferrari, Girolamo da Carpi e Innocenzo da Imola dediti allo studio della figura, alla costruzione dello spazio e al confronto con i modelli della cultura rinascimentale italiana, fino alla grande stagione tra Cinque e Seicento con Bartolomeo Passerotti, Ludovico Carracci, Guercino e Giovanni Lanfranco che spazia dal naturalismo bolognese e dalla riforma carraccesca agli sviluppi del Barocco, con la sua forza narrativa, luministica e teatrale.
Ferrara aggiunge un secondo capitolo emiliano a Palazzo Barbantini-Koch, storica sede della Cassa di Risparmio di Ferrara. Costruito tra il 1907 e il 1910 su progetto dell’ingegnere Luigi Barbantini con la supervisione dell’architetto Gaetano Koch, il palazzo conserva negli ambienti storici il gusto e la funzione rappresentativa delle grandi istituzioni cittadine del primo Novecento, con i suoi raffinati stucchi e decori murari, gli inserti in madreperla, i lampadari Venini di Murano. La nuova sede de La Galleria BPER, di prossima apertura, porterà in questi spazi un percorso permanente dedicato alla pittura ferrarese ed emiliana dal Quattrocento al Novecento, affiancato da un’area per mostre temporanee, attività didattiche e progetti di studio.
La Galleria BPER lavora sulla collezione come un archivio in movimento: ogni percorso permette di riportare alla luce nuclei specifici, costruisce relazioni tra epoche diverse e rilegge opere spesso rimaste per anni negli spazi privati dell’istituto. Negli ultimi anni il programma espositivo ha alternato approfondimenti sulla pittura antica a progetti dedicati al Novecento e alla contemporaneità, accompagnando l’evoluzione della raccolta. Alla matrice storica emiliana si sono affiancate nuove acquisizioni e nuovi linguaggi: dal racconto umano e visionario di Antonio Ligabue alle ricerche concettuali di Giulio Paolini, ai più vasti e recenti sviluppi dell’arte italiana del secondo Novecento. Tra questi il passaggio dalla forma alla materia, che sarà al centro della mostra dal 18 settembre 2026 al 7 febbraio 2027 negli spazi modenesi di La Galleria BPER. Intitolata «Χάος CAOS. Spazi e poetiche dell’Informale», curata da Daniela Ferrari in occasione di festivalfilosofia, la mostra attraverserà una delle stagioni decisive dell’arte italiana del dopoguerra. Il percorso partirà dalle opere della Corporate Collection BPER, affiancate da prestiti esterni, per raccontare gli anni in cui pittura e scultura ridefiniscono il rapporto con gesto, superficie e materia.
Dopo la frattura della Seconda guerra mondiale, gli artisti dell’Informale cercano nuovi strumenti espressivi nella materia, nel gesto e nel segno. La tela diventa un campo fisico, attraversata da segni, stratificazioni, combustioni, interventi diretti sui materiali. Alberto Burri lavora sulla trasformazione della materia, Lucio Fontana apre la superficie pittorica allo spazio, Emilio Vedova concentra nella forza del gesto tensione ed energia, Gastone Novelli costruisce alfabeti visivi fatti di segni e scritture. Tra le opere che anticipano il progetto Rosso-nero di Carla Accardi, acrilico su tela juta del 1985 appartenente alla collezione BPER, e Finalmente l’ordine di Gastone Novelli, olio su tela del 1957 proveniente da collezione privata: due esempi di come il segno, il colore e la materia diventarono allora protagonisti autonomi dell’opera. In Novelli la superficie è uno spazio attraversato da frammenti di segni e scritture che perdono la funzione narrativa per confluire in un nuovo alfabeto visivo, vicino alle ricerche internazionali sul rapporto tra pittura, parola e immagine. Accardi sviluppa invece una ricerca fondata sull’autonomia del segno e sul rapporto tra ritmo, colore e superficie. Dalle sperimentazioni del gruppo Forma 1 ai lavori successivi su supporti e materiali differenti, tra cui il Celotex, la pittura diventa un campo di energia visiva, dove il segno costruisce lo spazio dell’opera, genera la composizione attraverso ripetizioni, variazioni e rapporti di colore.