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Giovanni Boldini, «Ritratto della Marchesa Casati con penne di pavone», 1911-13

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Giovanni Boldini, «Ritratto della Marchesa Casati con penne di pavone», 1911-13

Da musa a protagonista: a Roma il ritratto femminile da Van Gogh all’arte contemporanea

Oltre 60 opere della Gnamc raccontano com’è cambiata la rappresentazione femminile tra Ottocento e contemporaneità

Grazia Mazzarri

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Dopo «Giacomo Balla. Un universo di luce», il protocollo d’intesa tra il Comune di Parma e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma prosegue con «LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre», la mostra allestita dal 2 ottobre all’8 marzo 2027 al Palazzo del Governatore di Parma. Non si tratta di una storia della donna nell’arte, né una galleria di muse e protagoniste, ma di un percorso che segue un punto di osservazione più circoscritto: il ritratto femminile. Oltre 60 opere, tra dipinti, sculture, disegni, fotografie e arazzi, provenienti dalle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, e allestite in 13 sale, permettono di seguire, attraverso la figura della donna, alcune delle trasformazioni che hanno attraversato l’arte tra XIX e XX secolo e fino al presente. Il percorso, curato da Renata Cristina Mazzantini, direttrice del museo romano, e Cesare Biasini Selvaggi, non procede secondo una rigida cronologia, ma sono piuttosto i volti e i corpi a mettere in relazione epoche e linguaggi diversi. Si parte da figure ancora legate alla tradizione del ritratto per arrivare progressivamente a immagini nelle quali il soggetto diventa occasione per interrogare identità, desiderio e ruolo sociale.

Un esempio è la «Signora Ginoux» di Vincent van Gogh, l’«Arlesiana» che il pittore conobbe ad Arles e che ritrae con una fisionomia netta e una presenza quasi frontale, mentre «La signora dal collaretto» di Amedeo Modigliani, Hanka Zborowska, dal volto allungato e le forme semplificate, appartiene a un universo nel quale il ritratto si allontana dalla restituzione naturalistica. Alcune opere segnano con maggiore evidenza il passaggio verso la modernità. In «Donna in bianco» di Kees van Dongen la protagonista guarda frontalmente lo spettatore, con occhi sproporzionati che rendono difficile considerarla una semplice figura da osservare. È uno scarto significativo rispetto alla tradizione del modello femminile come oggetto dello sguardo. Nella selezione romana è presente anche «Nu Debout» di Pablo Picasso, un pastello del 1906 circa recentemente acquisito dalla Gnamc grazie a una donazione della Cy Twombly Foundation. I disegni di Gustav Klimt, fra cui lo studio per «Le tre età della donna», riportano invece alla Vienna della Secessione e a una concezione della figura femminile nella quale il corpo diventa campo di sperimentazione grafica e decorativa. Con Alberto Giacometti il corpo subisce un’ulteriore trasformazione. La «Figura (Femme de Venise VI)» è una presenza verticale, assottigliata fino quasi a perdere consistenza. È difficile parlare qui di ritratto in senso tradizionale: la figura individuale si trasforma in una forma essenziale, e il corpo diventa il luogo di una ricerca sulla presenza e sull’assenza.

Un’altra linea della mostra riguarda il passaggio dalla donna rappresentata alla donna che costruisce la propria rappresentazione. È il nucleo nel quale entrano le opere di artiste come Antonietta Raphaël, Dora Maar e Francesca Woodman, fino alle ricerche contemporanee di Vanessa Beecroft e Marinella Senatore. Cambiano i linguaggi, ma anche la posizione del soggetto: fotografia, scultura e performance permettono di mettere in discussione la tradizionale separazione tra chi guarda e chi viene guardato.

Particolarmente articolata è la sezione dedicata all’arte italiana tra le due guerre. I ritratti di Giorgio de Chirico, Gino Severini, Carlo Carrà, Cagnaccio di San Pietro, Antonio Donghi, Achille Funi, Mario Sironi e Renato Guttuso, insieme alle sculture di Arturo Martini, Adolfo Wildt, Arturo Dazzi, Giacomo Manzù e Pericle Fazzini, restituiscono la varietà delle ricerche sviluppate in Italia tra Metafisica, Novecento e Realismo magico. In questo contesto l’immagine femminile si allontana dalla sola funzione allegorica o domestica, propagandata dal regime fascista, e diventa anche luogo di inquietudine, introspezione e autonomia.

Nel percorso compare anche il ritratto di Palma Bucarelli realizzato da Alberto Savinio: non soltanto una figura femminile rappresentata, ma una protagonista della costruzione stessa del sistema dell’arte italiano del Novecento. Palma Bucarella fu la donna che rivoluzionò l’arte contemporanea italiana alla guida della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

Amedeo Modigliani, «Ritratto di Hanka Zborowska o Signora dal collaretto», 1917 ca

Pino Pascali, «Torso di negra al bagno o Nascita di Venere», 1965 ca

Grazia Mazzarri, 02 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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