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Matteo Negri, UNTITLED (progetto per storia breve: giorno), china su carta 200gr, cm 70x100x4, 2026

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Matteo Negri, UNTITLED (progetto per storia breve: giorno), china su carta 200gr, cm 70x100x4, 2026

Da El Salvador al Biellese: il viaggio di Matteo Negri diventa mostra

La Casa Parrocchiale di Magnano (Biella) ospita Tutto a posto, mostra personale di Matteo Negri a cura di Davide Rui. Attraverso un nucleo di nuove sculture, fotografie, disegni e installazioni nate anche dall'esperienza dell'artista in El Salvador, il progetto riflette sui temi dell'identità, dell'appartenenza e della costruzione della memoria, coinvolgendo il paesaggio e la comunità in un percorso che culmina con un workshop partecipativo.

Sofia Piperno

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La Casa Parrocchiale di Magnano, nella meravigliosa terra biellese, accoglie dal 25 luglio al 23 agosto 2026 Tutto a posto, mostra personale di Matteo Negri (San Donato Milanese, 1982), curata da Davide Rui e organizzata da Fuoriprogramma APS nell'ambito del Festival di Arti Visive. Il progetto riunisce opere recenti e produzioni inedite che segnano un'evoluzione della ricerca dell'artista, sempre più orientata a interrogare i temi dell'identità, del viaggio e dell'appartenenza, intrecciando pratica scultorea, installazione e dimensione partecipativa.

Al centro dell'esposizione si trova il ciclo delle BOE, sculture in bronzo ottenute attraverso la fusione a cera persa e costruite per stratificazione di oggetti comuni. Lontane da una semplice trasposizione del quotidiano, queste opere assumono il valore di dispositivi simbolici: elementi che evocano orientamento, permanenza e attraversamento, trasformando materiali familiari in forme capaci di condensare esperienze individuali e collettive. Le boe diventano così metafore di un'identità che si costruisce nel movimento, nella distanza e nella relazione con i luoghi.

La mostra restituisce anche il processo di elaborazione delle opere attraverso disegni a china, fotografie della fusione realizzate da rinkaku e una serie di lavori che documentano la progressiva sedimentazione della ricerca. A completare il percorso figurano le due nuove sculture in terracotta e foglia oro Storia breve. Giorno e Storia breve. Notte, che ampliano la riflessione sul tempo e sulla memoria attraverso un linguaggio essenziale e fortemente materico.

Un capitolo fondamentale del progetto nasce dall'esperienza vissuta da Negri nel 2025 a Zacamil, quartiere di San Salvador, dove l'artista ha preso parte a un'iniziativa di arte partecipata insieme agli abitanti della comunità. Da quel soggiorno sono nati una bandiera e una maglia da calcio, oggetti quotidiani trasformati in simboli di appartenenza e autorappresentazione. L'esperienza riaffiora a Magnano attraverso l'installazione fotografica Teo, cuidate!, il video Yo También e Per Maria. Diario di bordo del Salvador, una sequenza di stampe che restituisce il diario visivo concepito per la figlia dell'artista.

Il tema della bandiera, presente nella ricerca di Negri già da alcuni anni, trova ulteriore sviluppo nell'installazione site-specific False Flag, collocata lungo il percorso che conduce allo spazio espositivo. I vessilli, realizzati in differenti momenti della sua attività internazionale e innestati nel terreno mediante strutture in cemento armato, accompagnano il visitatore verso la mostra trasformando il tragitto in una soglia narrativa. L'opera suggerisce una riflessione sul valore mutevole dei simboli collettivi e sulla loro capacità di ridefinire il rapporto tra individuo, territorio e comunità.

Questa dimensione partecipativa si prolunga oltre la mostra grazie al workshop conclusivo del 23 agosto, durante il quale i partecipanti saranno invitati a progettare una propria bandiera, trasformando un emblema politico e identitario in uno spazio di immaginazione personale e collettiva. L'iniziativa conferma la volontà di Fuoriprogramma di costruire un dialogo diretto tra pratiche artistiche contemporanee e territorio, facendo del coinvolgimento del pubblico una componente integrante del progetto espositivo. Negli ultimi anni Matteo Negri, noto per le sue ricerche sulla percezione del colore e sul rapporto tra luce, superficie e spazio, ha progressivamente ampliato il proprio linguaggio verso temi di carattere sociale e politico, senza rinunciare all'attenzione per la qualità formale che caratterizza il suo lavoro. Tutto a posto documenta questa evoluzione, mostrando come la scultura possa diventare uno strumento per interrogare il significato dell'appartenenza in un'epoca segnata da continui spostamenti, migrazioni e ridefinizioni identitarie.

Sofia Piperno, 19 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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