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Una veduta di «Busan Echoes», il progetto di Migliore+Servetto nella sede storica dell’Università degli Studi di Milano

Courtesy of INTERNI Magazine

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Una veduta di «Busan Echoes», il progetto di Migliore+Servetto nella sede storica dell’Università degli Studi di Milano

Courtesy of INTERNI Magazine

Da Busan a Milano: il design inclusivo diventa paesaggio sonoro

Alla Design Week, un’esperienza sensoriale collettiva e un interno sofisticato firmati Migliore+Servetto raccontano nuove modalità dell’abitare tra artigianato e innovazione

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

La città di Busan, grande polo portuale nel sud-est della Corea, è stata indicata nel luglio dello scorso anno come Capitale Mondiale del Design 2028. Per presentare al pubblico internazionale che affolla la Milano Design Week (20-26 aprile) il suo progetto di innovazione urbana attraverso il design (sempre nel segno dell’inclusione, che fa parte storicamente della sua identità: nel 1953, durante la Guerra di Corea, con i 300mila abitanti accolse oltre un milione di rifugiati), Busan ha chiesto allo studio di progettazione internazionale Migliore+Servetto, Milano, di ideare un progetto che traducesse il modello (con cui ha vinto il bando) di «città inclusiva e design partecipato» in una struttura capace di comunicarlo attraverso un linguaggio universale: è nato così «Busan Echoes», il progetto di Migliore+Servetto che non narra visivamente la città ma la evoca attraverso un paesaggio sonoro (e la musica è il più universale e il più evocativo dei linguaggi), i cui suoni sono generati da elementi che richiamano le piccole ciotole metalliche in cui, usando bacchette anch’esse metalliche, i coreani servono il cibo, in modo tale che durante i loro pasti si crea una sorta di concerto, come di campane tibetane. Il poetico progetto «Busan Echoes», presentato fino al 30 aprile, in collaborazione con INTERNI, nella sede storica dell’Università degli Studi di Milano (via Festa del Perdono 7), spiega Mara Servetto, è una «piazza polifonica in cui, su una piattaforma lignea, degli elementi metallici vibrano al tocco delle persone con frequenze e timbri diversi, mentre suoni della città, del porto, del vento sono diffusi da un sistema sonoro in questo spazio privo di barriere, sotto a un velario di sottili tessuti tramati dalle forme dell’alfabeto Hangul, coreano».   

Sempre a Migliore+Servetto, si deve la regia del progetto espositivo «Monochrome Affinity|Chapter 2» di Neutra, brand di design di Emanuele Chicco Busnelli (dell’omonima «dinastia»), che propone un’offerta complessiva dell’abitare, operando nell’ambito del marmo, del metallo e degli imbottiti a livelli di qualità superlativi tanto sul fronte del design quanto su quello delle materie e della lavorazione, in cui unisce tecnologie sofisticate, all’avanguardia, a una solida sapienza manuale.

Negli spazi sontuosi e iperdecorati del piano nobile di Palazzo Visconti, in via Cino del Duca 8, Migliore+Servetto, responsabili della direzione creativa di Neutra, hanno allestito una sorta di appartamento contemporaneo con ambienti dalle cromie dominanti diverse, nei quali, insieme ad arredi di Zaha Hadid, Monica Armani, DRAW Studio, Gabriele e Oscar Buratti, Simona Sbordone, Stefano Gallizioli, Luca Martorano, vanno in scena alcuni loro progetti che sfruttano al massimo grado il savoir-faire del brand: nel marmo innanzitutto, che nel mobile contenitore «Corbula» (come i grandi cesti sardi) è lavorato in lastre da cinque millimetri «scavate» a fresa con cerchi concentrici fino a ottenere uno spessore di tre soli millimetri, e fino a generare un’inattesa trasparenza: «non un rivestimento prezioso, quindi, ci dice Mara Servetto, ma delle pareti ricavate da un’unica lastra di marmo, lasciando integra la vena, incorniciate da una sottile struttura di alluminio che affiora dal marmo». In modo diverso ma non meno dinamico, il marmo, che qui mostra una «pelle» sempre serica, da accarezzare, è co-protagonista della libreria «Pagina» e del tavolino «Coronae», in cui il piano rotondo si presenta con cerchi slittanti, fuori centro, che gli regalano un effetto di movimento. Non meno sorprendente l’utilizzo del vetro, protagonista, tra l’altro, della stupefacente lampada «Lente» (ricorda la «lente di Fresnel», ideata due secoli fa per i fari marittimi) sorretta da un supporto di marmo: una fonte di luce dall’aspetto imponente, che emana però una luce pacata, «soffice», pacificante. 

Una veduta di «Monochrome Affinity. Chapter 2. An ongoing dialogue» di Neutra nel piano nobile di Palazzo Visconti, su progetto di Migliore+Servetto. Foto Leonardo Duggento

Ada Masoero, 23 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Da Busan a Milano: il design inclusivo diventa paesaggio sonoro | Ada Masoero

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