Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Ali Cherri, 2023. Photograph by Boris Camaca. Courtesy of the artist and Almine Rech

Image

Ali Cherri, 2023. Photograph by Boris Camaca. Courtesy of the artist and Almine Rech

Crimini di guerra. L’artista libanese Ali Cherri porta in tribunale il raid di Beirut che ha ucciso i genitori

Ali Cherri ha presentato in Francia una denuncia per crimini di guerra in relazione a un raid aereo israeliano che nel novembre 2024 ha ucciso i suoi genitori a Beirut. Il caso apre un fronte giuridico e simbolico che coinvolge il ruolo degli artisti nei conflitti contemporanei, tra testimonianza, prova e costruzione di verità.

 

Redazione GdA

Leggi i suoi articoli

La decisione di Ali Cherri di presentare una denuncia per crimini di guerra davanti alla giustizia francese segna un netto salto di qualità: dalla rappresentazione della violenza alla sua formalizzazione giuridica. Il gesto non appartiene più soltanto al campo dell’arte, ma entra in quello del diritto internazionale, mettendo in tensione due sistemi di produzione della verità. La denuncia, depositata lo scorso 2 aprile presso l’unità francese per i crimini di guerra con il supporto della Federazione Internazionale per i Diritti Umani, riguarda il raid aereo israeliano del 26 novembre 2024 che ha colpito un edificio residenziale nel quartiere di Noueiri, nel centro di Beirut. Nell’attacco sono morti i genitori dell’artista, Mahmoud Naim Cherri e Nadira Hayek, insieme ad altri cinque civili.

Il nodo centrale del caso è la natura dell’obiettivo colpito. Secondo indagini indipendenti, tra cui quelle di Amnesty International e del gruppo di ricerca Forensic Architecture, l’edificio non presentava un uso militare evidente. L’assenza di preavviso e l’elevato numero di vittime civili configurano, secondo queste ricostruzioni, una possibile violazione del diritto internazionale umanitario. La questione giuridica resta complessa. La legislazione francese consente di perseguire crimini internazionali in presenza di un legame con la Francia, ma i genitori di Cherri non erano cittadini francesi. La denuncia si fonda quindi anche sulla distruzione di beni riconducibili all’artista, nel tentativo di stabilire una base procedurale per l’indagine. È un passaggio tecnico che evidenzia i limiti strutturali dell’accesso alla giustizia per le vittime civili nei conflitti contemporanei.

Il caso si inserisce in un contesto più ampio. Il conflitto tra Israele e Hezbollah, durato tredici mesi, ha causato oltre 4.000 morti in Libano e ha riattivato un dibattito internazionale sulla proporzionalità degli attacchi e sulla distinzione tra obiettivi militari e civili. In questo scenario, la denuncia di Cherri assume un valore che supera la dimensione individuale. L’artista stesso lo sottolinea: la risposta ricevuta da altre famiglie colpite da eventi simili indica una domanda diffusa di riconoscimento e responsabilità. Dal punto di vista del sistema dell’arte, il gesto di Cherri non è isolato ma rappresenta una radicalizzazione di pratiche già presenti. Negli ultimi anni, artisti e collettivi hanno sempre più adottato strumenti investigativi, documentari e forensi per intervenire su questioni politiche e sociali. Il lavoro di Forensic Architecture, spesso esposto in contesti museali, è un esempio di questa convergenza tra estetica e prova. Cherri compie un ulteriore passo. Non si limita a utilizzare metodologie investigative all’interno della pratica artistica, ma le mobilita in un procedimento giudiziario. L’artista diventa parte attiva di un processo che mira a produrre effetti concreti, non solo simbolici.

 

Redazione GdA, 06 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Il progetto partecipativo di Ilya ed Emilia Kabakov alla 61. Biennale di Venezia trasforma la città in un archivio narrativo collettivo costruito attraverso memorie, oggetti e racconti degli abitanti

Un violento temporale ha provocato infiltrazioni d’acqua nella sezione Gregoriano Profano dei Musei Vaticani. Nessun danno grave alle opere, ma l’episodio riapre la questione della manutenzione e della tenuta delle infrastrutture museali di fronte a eventi climatici sempre più intensi.

Con l’avvio della stagione culturale 2026, Villa Visconti Borromeo Litta torna a Lainate al centro della programmazione territoriale, tra visite guidate, eventi serali e attività distribuite lungo i mesi che vanno dalla primavera all’autunno

Torna dal 13 al 19 aprile la settimana dedicata all’arte contemporanea promossa dal Comune di Milano

Crimini di guerra. L’artista libanese Ali Cherri porta in tribunale il raid di Beirut che ha ucciso i genitori | Redazione GdA

Crimini di guerra. L’artista libanese Ali Cherri porta in tribunale il raid di Beirut che ha ucciso i genitori | Redazione GdA