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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliArte Fiera, dal 6 all’8 febbraio, apre un nuovo corso sotto la direzione artistica di Davide Ferri e la direzione operativa di Enea Righi. Il titolo, «Cosa sarà», guarda al futuro e al rinnovamento del formato fiera, mantenendo viva la dimensione di scoperta che lega pubblico e collezionisti. In fiera, accanto alla Main Section, sono presenti le sezioni curate dagli esperti. Abbiamo intervistato Marta Papini per «Fotografia e dintorni», Lorenzo Gigotti per «Multipli», Ilaria Gianni per «Pittura XXI» e Michele D’Aurizio per «Prospettiva».
Lorenzo Gigotti
Multipli racconta pratiche orientate alla riproducibilità e all’accessibilità: quanto questa sezione riflette un cambiamento strutturale del sistema dell’arte e quanto invece propone un modello alternativo?
Il multiplo e le edizioni d’arte emergono dall’incontro tra l’arte e i mezzi di riproduzione in serie, ma anche da una progressiva trasformazione dell’arte da artefatto a pura idea o informazione. In questo senso, il multiplo non è né una novità né una pratica marginale: attraversa gran parte del Novecento e continua a strutturare la produzione contemporanea. Multipli non propone quindi un modello alternativo, ma rende evidente qualcosa che è già sotto i nostri occhi: l’erosione dell’unicità come valore assoluto e l’emergere di forme di produzione, circolazione e accesso che redistribuiscono l’arte nello spazio sociale. Accanto all’opera unica, esiste una vasta economia dell’arte già pensata per essere riprodotta, e riconoscerla significa riconoscere anche altre forme di valore.
Il concetto di multiplo attraversa linguaggi molto diversi, dal libro d’artista ai nuovi media. Cosa tiene insieme questa pluralità senza ridurla a una semplice categoria di formato?
Ciò che tiene insieme questa pluralità non è il formato, ma l’intenzione dell’artista. Non è un ambito riducibile a una tipologia di oggetti o supporti. Corrisponde, piuttosto, a una scelta progettuale e strategica. Che assuma la forma di un libro, di una stampa, di una fotografia o di un file, il multiplo nasce con l’adozione, da parte dell’artista, di strumenti basati sulla riproducibilità e a partire da un’esigenza “politica” di ampliare il proprio raggio d’azione. I suoi formati cambiano insieme alle tecnologie che li rendono possibili e anche qui assistiamo a un ampliamento costante della gamma dei supporti e delle reti di circolazione. Più che una categoria, è una modalità operativa.
In che modo il multiplo mette in crisi l’idea di unicità dell’opera e, di conseguenza, i tradizionali meccanismi di valore nel mercato dell’arte?
Cambia il passo della produzione e sposta l’arte da un regime qualitativo a uno quantitativo, da un oggetto da custodire a un messaggio da far circolare. In questo passaggio, il valore non scompare: si redistribuisce. Ciò che nell’opera unica è concentrato in un solo oggetto e in un solo acquirente, nel multiplo si diffonde su una pluralità di esemplari, di corpi, di contesti. Nel tempo, questo valore può anche tornare a concentrarsi, assumendo nuovamente forme di rarità ed esclusività, ma la moltiplicazione resta una condizione strutturale dell’arte ogni volta che l’artista lavora con libri, stampe, suono, immagini in movimento o file digitali, per fare alcuni esempi. È una natura dell’arte con cui il mercato è ormai chiamato a fare i conti.
Pensa che queste pratiche possano incidere in modo duraturo sul sistema, o restare una «zona laterale» rispetto al mercato principale?
Queste pratiche sono già centrali nella produzione creativa contemporanea. La loro collocazione nel mercato non riflette una minore rilevanza artistica, ma l’inerzia di meccanismi di valore costruiti intorno a unicità, scarsità e accumulazione. Il multiplo introduce un’altra ipotesi: forme di valore meno concentrate e più diffuse. Se questo produrrà un cambiamento duraturo dipenderà dalla capacità del mercato di adattarsi o di resistere. La sezione Multipli lavora esattamente su questa linea di frizione.
Per chiudere: quali sono le novità della sezione di quest’anno?
La principale novità è The New Many: una classroom che entra fisicamente nella sezione e ne altera il funzionamento. Non un programma collaterale, ma un laboratorio temporaneo che usa la fiera come campo di ricerca. Sviluppata con il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna e con Francesco Spampinato, The New Many è una piattaforma di studio sulle pratiche e sulle economie del multiplo, che mette in relazione ricerca accademica, produzione artistica e mercato. Attraverso interventi, dialoghi e testimonianze dei partecipanti della sezione e di ospiti internazionali, la classroom costruisce uno spazio di approfondimento e confronto diretto tra ricercatori, professionisti e pubblico.
Lorenzo Bigotti, curatore della sezione Multipli
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