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Redazione
Leggi i suoi articoliC’era attesa, ma anche una certa cautela, attorno al debutto di Art Cologne Palma Mallorca (9-12 aprile 2026), la più antica fiera al mondo dedicata all’arte moderna e contemporanea. La scommessa di portare il format in Spagna si è rivelata, nei fatti, vincente: oltre 10.000 visitatori, 88 gallerie da 20 Paesi e una presenza significativa di collezionisti europei e statunitensi. Ma al di là dei dati, è il termometro delle gallerie a restituire il vero andamento della manifestazione, ed è proprio dalle loro parole che emerge con chiarezza il profilo di una fiera che, fin dalla prima edizione, sembra aver trovato una propria identità.
Molti galleristi parlano apertamente di risultati soddisfacenti. Aeneas Bastian (Galerie Bastian, Berlino) sottolinea non solo il valore relazionale ma anche quello economico della partecipazione: vendite rapide già nei giorni di preview, con opere di Picasso cedute tra i 10 mila e i 70 mila euro. Sulla stessa linea Paul Henkel (Palo Gallery, New York), che legge la manifestazione come parte di una tendenza più ampia: «il mercato si sta orientando sempre più verso fiere iper-locali in destinazioni di lusso». Per lui, Palma è stata «un incredibile successo», con vendite a collezionisti sia nuovi che consolidati provenienti da Germania, Spagna e Belgio. Anche Pedro Carrasco (Galeria Carrasco, Lisbona/Madrid) insiste sull’importanza strategica dell'evento, descritto come una porta d’accesso ai mercati del Nord Europa e come un riconoscimento per una galleria giovane: il bilancio, nelle sue parole, è «molto positivo in termini di vendite e nuovi contatti».
Uno degli elementi più citati è la qualità dei collezionisti. Ana Area (Ehrhardt Flórez, Madrid) parla di un pubblico «molto buono già dal primo giorno», sottolineando l’efficacia del programma VIP, completamente sold out e capace di coinvolgere anche la scena locale. Frank Schleicher (ANNA LAUDEL) è ancora più diretto: «il VIP preview day è stato forte, con un pubblico di altissimo livello». La percezione è condivisa da più voci, che evidenziano una combinazione rara: un collezionismo internazionale solido e, allo stesso tempo, una partecipazione locale viva e consapevole. Gerd Harry Lybke (EIGEN + ART) insiste proprio su questo punto, definendo «sorprendente» il respiro internazionale della fiera e prevedendone una rapida affermazione nel calendario globale.
Se le vendite contano, l’atmosfera non è da meno. Saskia Draxler e Christian Nagel (Nagel Draxler) sintetizzano efficacemente lo spirito della manifestazione: «il nuovo hit della primavera. Mallorca ha una grande energia: buoni collezionisti, buone vendite in un’atmosfera bella e rilassata». Un elemento ricorrente è proprio il contesto. L’isola non come semplice location, ma come ecosistema culturale emergente. Madi Canals (Florit/Florit), tra le gallerie locali, accoglie con favore l’arrivo della fiera, sottolineando però una condizione essenziale per il futuro: mantenere una selezione attenta e un livello qualitativo costante. La prima edizione, secondo lei, è «solida», ma sarà la continuità a determinarne il reale impatto.
Per alcune realtà, la fiera ha rappresentato un vero battesimo. È il caso di Particular Ideas (Londra), alla sua prima partecipazione fieristica in assoluto. Charlie Nia Dunnery McCracken racconta un’esperienza sorprendentemente positiva. Buone vendite, nuovi contatti e, soprattutto, «la possibilità di osservare da vicino come il pubblico interagisce con le opere». Colpisce, nel suo racconto, anche il riferimento alla dimensione relazionale: «siamo stati accolti con grande calore dalla comunità delle gallerie», un aspetto che contribuisce a definire il carattere della fiera. Ovvero un format capace di tenee insieme networking, vendite e integrazione territoriale. Non è un caso che molti galleristi sottolineino proprio l’equilibrio tra dimensione internazionale e radicamento locale, un elemento che distingue Palma da altre fiere più standardizzate. E che fa ben sperare per il futuro.
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