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installation view della mostra da Tommaso Calabro «Ismale Nones. What we hold, what we lose»

Courtesy of Tommaso Calabro

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installation view della mostra da Tommaso Calabro «Ismale Nones. What we hold, what we lose»

Courtesy of Tommaso Calabro

Cosa ci riserverà il Venice Gallery Weekend

In attesa della Biennale, tre giorni di relazioni, attraversamenti e pratiche espositive nel sistema veneziano

Veronica Rodenigo

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Tre giorni (dal 27 al 29 marzo) e un itinerario suddiviso per sestieri scandiscono il terzo appuntamento del Venice Gallery Weekend che quest’anno raccoglie l’adesione di 16 gallerie tra le 18 consorziate nell’associazione Venice Gallery View. Una sinergia virtuosa non solo per la proposta espositiva delle singole realtà ma per lo scambio relazionale e culturale che s’inserisce nel serratissimo calendario delle inaugurazioni veneziane (già avviato ad inizio marzo) destinato ad accompagnarci sino ai giorni di pre-vernice di questa Biennale d’Arte (6, 7, 8 maggio) con un’offerta ipertrofica. Prima della saturazione quindi questo weekend veneziano si preannuncia una felice parentesi, animata anche da eventi speciali, visite guidate, reading e singoli focus dedicati a cataloghi, spesso accompagnati da momenti conviviali. Molti i denominatori comuni sulle ragioni dell’iniziativa che emergono dalle voci di alcuni tra i galleristi aderenti.

Marie Denis, «Divination Fôret de Rouleaux», 2025. Courtesy the artist and Galleria Alberta Pane

Yoann Estevenin, «A horse named melancholian», 2025. Courtesy of 193 Gallery

Per Živa Kraus (Ikona Gallery dove fino al 12 aprile è in calendario «Archivio naturale. Filippo Romano») una galleria deve sempre rispondere al luogo in cui si trova. «In questa città di passaggio, universale e provinciale al contempo, segnata da una fortissima internazionalità e in cui fioriscono sempre nuove fondazioni questo anello di gallerie veneziane(molte autoctone, altre fiorite di recente) rappresenta una mappa per orientarsi», una risposta per quelle persone interessate all’arte che vogliano percepire realmente il polso della realtà lagunare e della sua produttività.

Alberta Pane (che ora sta lavorando alla sua prossima proposta, tanto che al Venice Gallery Weekend partecipa non aprendo la sua sede a Dorsoduro bensì la sua abitazione privata, con un corpus di opere di Michelangelo Penso, Marie Denis e Romina De Novellis, previa iscrizione alla mail martina@albertapane.com), rimarca l’importanza di assicurare una continuità espositiva tutto l’anno, in presenza un mercato vivacissimo. Un’offerta sempre più varia anche per la presenza di nuove realtà e spazi indipendenti. «Per potere attrattivo Venezia è molto simile a Parigi (dove Pane ha una seconda sede ndr.) -afferma Pane- ma qui c’è una maggior probabilità d’incontrarsi. Pensare ad una reciproca unione che faccia la forza diventa così quasi spontaneo».

 

Lisetta Carmi, «I travestiti, La Morena», 1965-1967, Digital print (2017) . © Martini & Ronchetti, courtesy Archivio Lisetta Carmi and Ncontemporary

P. Martinuzzi, «Untitled», 1976. Courtesy of Caterina Tognon

Anche per Matilde Cadenti (Marignana Arte dove dal 27 marzo sarà protagonista la singolare riflessione del veneziano Stefano Cescon dal titolo «Subsidere») l’aspetto relazionale con pubblico e collezionisti è fondamentale, soprattutto se paragonato al format fieristico, spersonalizzante e frenetico. «Accademia di Belle Arti e Bevilacqua La Masa formano inoltre giovani talenti (anche del territorio) su cui investire», afferma Cadenti che riferisce, per le edizioni precedenti, una buona risposta di collezionisti, in prevalenza italiani ma anche stranieri. Il calendario di appuntamenti che si apre venerdì 27 marzo include, tra le già citate proposte, i due opening a partire dalle 17 presso Patricia Low Contemporary con «Cables of Cobwebs» e, presso Ncontemporary & Alessandro Casciaro, «Insurgent bodies, Lisetta Carmi & Jürgen Klauke». Sabato la giornata inizia da Victoria Mirò con «Paesaggi interiori» meditazione guidata da Margherita Vio e con 193 Gallery che ha traslocato in Salizada San Samuele («L’ora delle nuove storie, Yoann Estevenin»). 

Intsallation view della mostra da Marignana Arte, «Stefano Cescon, Subsidere». Courtesy of Marignana Arte

Installation view della mostra da Negropontes, «Armonia Metis Venise». © Gabriele Bortoluzzi

Si prosegue da Barbati Gallery, Dorothea van der Koelen, Michela Rizzo, 10 & zero uno per poi chiudere da Caterina Tognon con l’inaugurazione «Paolo Martinuzzi, un’avventura esemplare» e il cocktail su invito presso Spazio Berlendis. Domenica è possibile passare per un breakfast da Galerie Negropontes (negli spazi scarpiani della Palazzina Masieri) e Tommaso Calabro per poi fare tappa da Ikona, Marina Bastianello e Beatrice Burati Anderson. Il programma completo è consultabile al sito ufficiale it.venicegalleriesview.com mentre in virtù della media partnership con My Art Guides, sarà possibile trovare localizzazione, descrizione di ciascuna galleria e itinerario per ogni sestiere su My Art Guides Global App.

Installation view della mostra da Barbati Gallery, «Jason Dodge with Yvo Cho, Keta Gavasheli, Megan Plunkett, Merry Alpern, Felice Tosalli». © Nicola Morittu. Courtesy of Barbati Gallery

Veronica Rodenigo, 23 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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