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Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliDonne moderne, autonome e sicure di sé. Negli anni del dopoguerra, mentre l’Europa cercava di ricostruire vite e società segnate dalla guerra, emergeva una nuova visione della femminilità: donne che entravano con maggiore autonomia nel lavoro, nella moda, nella cultura e nei media, ridefinendo il proprio ruolo nella società. Non erano più «solo» madri o mogli, ma protagoniste della propria vita, capaci di scegliere come apparire, come esprimersi e come partecipare al cambiamento della loro città e del loro paese. È in questo contesto che le immagini di Claire Aho prendono forma: il suo obiettivo cattura donne integrate nella vita quotidiana ma elevate da uno sguardo poetico che trasforma la realtà in scena, con colore, composizione e stile. Questa poetica è al centro della mostra «Colour Me Modern: Claire Aho and the New Woman», organizzata da Hundred Heroines, il museo britannico dedicato alle donne nella fotografia, che porta in due sedi a Nailsworth, Gloucestershire, una selezione dei lavori più rappresentativi di Aho e della sua capacità di raccontare la nuova femminilità del dopoguerra attraverso la fotografia a colori.
Formata dal padre, Heikki Aho, fotografo e regista, Claire iniziò la sua carriera come documentarista, per poi aprire negli anni ’50 il proprio studio in un periodo cruciale per il design finlandese. La sua decisione di lavorare a colori nacque anche dai commenti del padre sulla scarsa qualità delle foto a colori in Finlandia, che la spinsero a sviluppare immagini vivide e saturate. Il colore, per Aho, non era solo uno strumento estetico: era un linguaggio contemporaneo capace di trasmettere ottimismo, modernità e personalità.
Le sue fotografie artisticamente composte e spesso ironiche riflettevano la vitalità culturale di Helsinki e raccontavano una società in trasformazione. Nel 1957 realizzò «Helsinki, Itämeren tytär» (Figlia del Mare Baltico), il primo fotolibro a colori postbellico a documentare la vita cittadina, e da qual momento le sue immagini hanno poi raggiunto esposizioni internazionali, da New York a Ginevra, Nairobi e Helsinki – anche in occasione del centenario dell’indipendenza finlandese nel 2017, in una mostra organizzata dalle Nazioni Unite.
Aho fu l’unica donna a fotografare le Olimpiadi del 1952 a Helsinki: con l’allentamento delle restrizioni belliche e la maggiore disponibilità di materiali, poté lavorare a colori documentando la rinascita della Finlandia e consolidando la sua carriera internazionale come fotogiornalista per Pathé News, New York, unica donna tra 400 colleghi maschi a riportare dalla Finlandia.
Accanto alla fotografia documentaria, Aho sviluppò un’intensa produzione pubblicitaria e di moda, collaborando con riviste come «Eeva e Me Naiset» (Noi Donne) e realizzando campagne originali per marchi come Fazer, Jaffa e Paulig. Le sue immagini combinavano ironia, tecnica e attenzione al dettaglio: caramelle che sembrano levitare, pinguini ornamentali tra torte a forma di ghiacciaio, tessuti e collezioni di moda finlandese raccontate con uno sguardo creativo e moderno. Negli anni ’50 e ’60, le sue fotografie documentano come l’identità femminile venisse ridefinita, oscillando tra il commerciale e la vita quotidiana.
Aho lavorò anche come regista, realizzando «Suomi - värien maa» (Finlandia - Il paese a colori) nel 1951 e «Laulu meren kaupungista» (La canzone della città del mare) nel 1950 insieme al padre, per celebrare il 400° anniversario della fondazione di Helsinki.
Negli anni ’70 si trasferì in Svezia, continuando a lavorare e a esporre a livello internazionale, tra cui The Photographers’ Gallery, Londra, Liljevalchs Art Hall a Stoccolma, Photo London e Paris Photo. Nel dicembre 2015 le fu conferito postumo il titolo di Cavaliere della Rosa Bianca di Finlandia. E in suo onore è stato creato il Claire Aho Award for Women Photographers, promosso dagli World Food Photography Awards, per incoraggiare fotografe emergenti in tutto il mondo, ricevendo oltre 3.000 iscrizioni da quasi 50 paesi dal 2021.
Le fotografie di Claire Aho testimoniano la sua capacità di trasformare il quotidiano in racconto e poesia. Attraverso immagini precise e poetiche, la sua opera racconta il dopoguerra, le trasformazioni sociali e culturali e l’evoluzione della fotografia stessa, confermando il ruolo di Aho come interprete visiva di un’epoca, la cui traccia continua a parlare ancora oggi.
Claire Aho, «Surprise! Pirkko Mannola», Miss Finland 1958 © JB, courtesy of Aho & Soldan Photo and Film Foundation.