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Sarah P. Hanson, Dan Duray
Leggi i suoi articoliNominato direttore a dicembre 2015, Benjamin Genocchio ha apportato importanti modifiche all’Armory Show. La prima edizione interamente sotto il suo controllo è in programma dal 2 al 5 marzo.
Abolita la divisione tra moderno e contemporaneo che caratterizzava il percorso della fiera ai Piers 92 e 94 sull'Hudson, ha introdotto al suo posto, una sezione intitolata «Insights» che propone opere realizzate prima del 2000 con presentazioni monografiche, di due artisti e tematiche.
L’elenco completo dei 209 espositori internazionali comprende 71 gallerie all'esordio o al loro ritorno in fiera dopo un periodo di assenza, tra cui nomi di peso come Jeffrey Deitch, Lévy Gorvy, Pace e White Cube, incubatori di talenti emergenti come Various Small Fires e la Galerie Fons Welters nonché un solido contingente dall’Asia, tra cui Tang Contemporary Art e Vitamin Creative Space. «Platform», una nuova sezione di installazioni di grandi dimensioni, presenta tra gli altri lavori una scultura in 11 pezzi commissionata a Yayoi Kusama.
La sezione «Focus», che nelle passate edizioni aveva una declinazione geografica, ora ruota intorno al tema sviluppato da un curatore ospite; la prima mostra. «What is to be done?», curata da Jarrett Gregory del Los Angeles County Museum of Art, propone opere, tra gli altri, di Deana Lawson, Teresa Margolles e Anna Titova. L'Italia, dopo la Gran Bretagna, è il Paese straniero più rappresentato: qui è di casa la Galleria d'Arte Maggiore di Bologna, che fa parte del comitato di selezione; la seguono, divise nelle varie sezioni, Cardi, Continua, De Cardenas, kaufmann repetto, Mazzoleni, Francesca Minini, Massimo Minini, Monitor, Lorcan O'Neill, P420, Lia Rumma, Vistamara, Lorenzelli, Luce, Montrasio, Laveronica, Apalazzo e Michela Rizzo.
Adaa più attuale
Mentre alcune fiere si stanno ingrandendo, quella dell’Art Dealers Association of America (Adaa), legata com’è alla sua sede a Park Avenue, va nella direzione opposta. Lo spazio più raccolto spinge le gallerie a usare gli stand per proporre presentazioni più sperimentali di singoli artisti con un’attenzione particolare alla freschezza delle proposte. Nella nuova edizione, aperta dall'1 al 5 marzo, Sean Kelly espone dipinti e opere su carta dell’artista belga Ilse D’Hollander (morta a 29 anni nel 1997), molte delle quali non sono mai state viste o esposte prima negli Stati Uniti. Marian Goodman presenta invece una serie di quadri di Ettore Spalletti, poco noto al pubblico statunitense.
Secondo il presidente dell’Adaa Adam Sheffer (che è anche direttore per le vendite e socio di Cheim & Read), uno dei vantaggi di questi allestimenti più mirati è che le gallerie «utilizzano la fiera come un prolungamento del loro programma espositivo». Sottolinea poi lo spostamento della fiera verso l’arte contemporanea, un processo in corso negli ultimi anni, tra i nuovi galleristi di questa edizione, il ritorno di Paula Cooper, con nuove opere di Kelley Walker, e di Casey Kaplan, con Sarah Crowner.
È la Volta degli artisti
Importata da Basilea, Volta NY, allestita dall'1 al 5 marzo al Pier 90, è giunta alla decima edizione. Dedicata a gallerie del settore medio del mercato, tra quelle emergenti e quelle ormai affermate, nel corso degli anni la fiera si è concentrata su stand dedicati a singoli artisti, una linea che la direttrice artistica Amanda Coulson paragona più a una visita in studio che a una rassegna commerciale. Tra gli espositori di Volta NY figurano anche spazi gestiti dagli artisti, che in altre fiere non verrebbero accettati. Di conseguenza, il parterre di 96 espositori ha un'apertura molto internazionale, con Project ArtBeat di Tbilisi che propone Lado Pochkhua, Whatiftheworld di Città del Capo che porta in fiera Mohau Modisakeng e ARTLabAfrica di Nairobi, con l’artista Beatrice Wanjiku. Ogni anno la fiera accoglie una mostra affidata a un curatore: quest’anno si tratta di Wendy Vogel, con «Your body is a battleground».