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Micco Spadaro, «Studio di una figura in corsa», XVII secolo, Collezione Galleria Enrico Frascione

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Micco Spadaro, «Studio di una figura in corsa», XVII secolo, Collezione Galleria Enrico Frascione

Cinque generazioni di Galleria Frascione adesso puntano sul disegno antico

È Edoardo Baracco, classe 1993 e trisnipote del fondatore Enrico Frascione, a intraprendere una nuova specializzazione per la galleria, ma non solo: dopo la partecipazione al Salon du Dessin, i prossimi obiettivi sono la Biennale dell’Antiquariato di Firenze 2026, Art Miami e una sede a Parigi

Carolina Trupiano Kowalczyk

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Edoardo Baracco, classe 1993, cresce nell’arte, in ammirazione del lavoro e della collezione formata dal trisnonno Enrico, fondatore della ditta antiquaria nel 1893.

Nel 2019, a ventisei anni, desidera aiutare il nonno Enrico (omonimo del fondatore) che, di fronte alla tecnologia, si sentiva confuso: con l’avanzare dell’età aveva bisogno di supporto. Decide di lasciare l’enologia, sua formazione e passione, perché l’arte è nel cuore della famiglia. Cambia vita: «Considero l’arte un lavoro, è la ricerca del bello e dell’inusuale: mi rende felice e non mi peserà mai; allo stesso tempo l’enogastronomia resta una passione, incentiva la convivialità e aumenta il piacere della compagnia». Ufficialmente, due anni dopo, prende le redini della Galleria Enrico Frascione.

Quando hai iniziato ad appassionarti al disegno e dunque deciso di dare un taglio preciso alla Galleria Enrico Frascione?
Da subito. I disegni raccolti dal nonno erano tantissimi (più di 500 all’epoca), li trattava come una collezione personale, non aveva mai venduto disegni sistematicamente. Ho iniziato ad approfondirli, capendo che avevano un grande potenziale, e scoprendo tesori. I disegni hanno prezzi più contenuti e una dimensione più adatta a un certo tipo di collezionista: in generale costano meno dei dipinti, sono più facili da collezionare e trasportare, dialogano molto bene, a seconda dei periodi storici, con il contemporaneo. Inoltre sono amati dal collezionista giovane, alla ricerca di novità, anche da studiare. 

La possibilità di acquistare un grande nome a un prezzo più abbordabile è sempre un incentivo per l’acquirente finale. Inoltre, e forse questa è la motivazione principale, il disegno è la genesi delle arti: senza l’idea, lo schizzo, il processo creativo, non esisterebbero i grandi capolavori.

Come scegli un’opera da acquistare? La vedi già nelle mani di un certo collezionista?
No, per me è molto raro acquistare pensando di conoscere già la collocazione finale. Acquisto per i sentimenti che l’oggetto suscita in me. La verità è che nel disegno, come nelle altre arti, si vendono sia opere molto costose sia opere economiche: il prezzo è secondario se c’è il cliente giusto per il prezzo giusto. Il punto è soddisfare le richieste e i bisogni dei nostri clienti, siano essi musei o collezionisti. Il gusto cambia spesso: non sono dell’idea che si debba sempre assecondare l’andamento del mercato, ma chiudere gli occhi e perseguire solo la propria idea sarebbe altrettanto sbagliato. Ci si adatta quindi senza perdere la propria identità, aprendosi anche a cose nuove. Attualmente, per esempio, ci capita spesso di acquistare opere dell’Ottocento o di pittrici donne. Questi ingressi permettono alla galleria di avere un giro più stabile di vendite a fine anno e di concentrarsi su poche opere di alto livello per quanto riguarda gli Old Masters.

Come intendi studiare e valorizzare la collezione di famiglia?
Abbiamo la fortuna, come galleria, di avere una collezione numericamente molto importante che parte dal 1893 e arriva fino ad oggi. Anche in questo caso cerchiamo di studiare e proporre le opere in base al momento. Oggi, con me, siamo alla quinta generazione di antiquari. Prima di me c’è Federico, attivo principalmente nel mercato degli Old Masters Paintings e del contemporaneo; prima ancora la terza generazione è rappresentata da mio nonno Enrico e, ancora prima, dal bisnonno Vittorio e dal trisnonno Enrico. Insomma, una famiglia dedicata all’arte con passione e dedizione, una trasmissione di esperienze e conoscenze che ci porta tuttora a cercare di migliorare e trovare l’oggetto giusto per ogni tipo di collezione.

Peter Lely, «Autoritratto», 1655 ca. Courtesy Sothesby’s

Quale opera acquistata negli ultimi anni ti emoziona ancora?
Senza dubbio il disegno di Francesco Mazzola detto il Parmigianino proveniente da una collezione svizzera e raffigurante uno studio per una figura maschile riconducibile al periodo romano dell’artista. Un foglio molto piccolo, 10x5 cm, ma prezioso, in linea con altri studi tipici del Parmigianino, con la superba provenienza dalle collezioni dei pittori britannici Peter Lely e Joshua Reynolds.

La tua presenza al Salon du Dessin è tra le italiane più importanti. 
Partecipiamo al Salon du Dessin dal 2022. È una fiera per noi molto importante ed è, attualmente, l’unica grande manifestazione a cui partecipiamo all’estero. È un po’ la Tefaf del disegno: è frequentata dai più importanti musei internazionali e da grandi collezionisti. La novità è la partecipazione ad Art Miami, durante la settimana di Art Basel, dove lavoriamo con artisti italiani e internazionali molto validi, che quest’anno ho deciso di portare a Parigi per farli dialogare con i disegni antichi: una prova che ha dato risultati incoraggianti. Il contrasto tra antico e contemporaneo ci apre a nuovi e interessanti mercati. Ha funzionato bene: il mix aiuta entrambi e conferma ancora una volta quanto il gusto dei clienti cambi rapidamente.

Vorresti aprire una sede a Parigi: che tipo di mercato intravedi?
È un’idea. Parigi è il nostro mercato più importante; dopo la Brexit, Londra si è progressivamente ridimensionata e gran parte del mercato si è concentrata lì. Non è necessario avere una galleria vera e propria: anche un punto d’appoggio per presentare opere selezionate sarebbe già un passo interessante. Vedremo, siamo alla ricerca dell’occasione giusta.

La Biaf è alle porte. Che edizione sarà quella del 2026? Quali sono i pezzi forti della tua selezione di disegni antichi? 
Partecipiamo alla Biaf fin dalla prima edizione del 1959, e anche qui riserviamo uno spazio alle opere su carta, che suscitano sempre molta curiosità, soprattutto tra gli stranieri. Quest’anno abbiamo preparato una ricca raccolta di oggetti, dall’arte contemporanea ai dipinti su tavola e disegni. Con questa selezione intendiamo aprirci al maggior numero possibile di pubblici, mantenendo sempre lo stile distintivo che ci contraddistingue. Stiamo ancora lavorando alla selezione finale, cercando di individuare quelli più adatti. Fortunatamente possiamo contare su una vasta raccolta, che ci permette di scegliere le opere più curiose, belle ed esotiche, coprendo quasi 400 anni di storia.

Come vedi il futuro e quali sfide vorresti affrontare?
L’unica certezza è che saremo sempre meno addetti ai lavori, almeno in Italia, per quanto riguarda gli Old Masters. Tra under 35 e under 40, se ci mettiamo insieme forse arriviamo a fare una partita di calcetto, per intendersi. Mi domando spesso quanto possano continuare le fiere così come le conosciamo oggi: in pochi anni ho già visto cambiamenti significativi nel modo di acquistare e frequentare questi eventi. La figura degli Art Advisor è sempre più presente: è una sicurezza per il cliente, ma rende più raro trovare l’appassionato che in autonomia gira, cerca, si innamora e acquista. La figura dello specialista, invece, è una garanzia per l’antiquario, che gli affida le opere affinché vengano valorizzate e studiate, arrivando spesso a nuove attribuzioni, momenti importanti per la storia dell’arte.

Carolina Trupiano Kowalczyk, 04 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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