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Amélie Bernard
Leggi i suoi articoliPer vent’anni Dubai e Abu Dhabi hanno svolto funzioni differenti nella costruzione del sistema dell’arte degli Emirati Arabi Uniti. La prima ha sviluppato gallerie, fiere e mercato; la seconda ha investito soprattutto nella costruzione di una grande infrastruttura museale, facendo di Saadiyat Island il simbolo delle proprie ambizioni culturali. Quella divisione dei ruoli sta rapidamente diventando meno netta. E la decisione di Christie’s di celebrare proprio ad Abu Dhabi i vent’anni dalla sua prima asta negli Emirati è un altro segnale di questo spostamento.
Il 1° novembre Christie’s terrà la sua prima asta di fine art ad Abu Dhabi. La vendita, organizzata all’Abu Dhabi Edition e intitolata MAWASIM: 20 Years of Modern and Contemporary Middle Eastern Art, presenterà oltre 70 opere di arte moderna e contemporanea del Medio Oriente e Nord Africa. Tra gli artisti figurano Paul Guiragossian, Samia Halaby, Mohamed Melehi, Marwan Kassab-Bachi, Inji Efflatoun e Nabil Nahas. La scelta possiede anche un valore simbolico. Nel 2006 Christie’s aveva tenuto a Dubai la propria asta inaugurale negli Emirati, diventando, secondo la casa, la prima auction house internazionale a organizzare una vendita nella regione. Vent’anni dopo, l’anniversario viene celebrato non nella città che contribuì a costruire il mercato locale, ma ad Abu Dhabi. Nel frattempo la capitale ha sviluppato un’infrastruttura culturale che all’epoca esisteva soprattutto sulla carta.
È il calendario dei prossimi mesi a rendere evidente l’accelerazione. Sotheby’s ha aperto una sede ad Abu Dhabi annunciando un impegno di lungo periodo verso i collezionisti della regione e prepara per dicembre una Collectors’ Week con gioielli, orologi, automobili, immobili e una mostra di fine art. Dal 19 al 22 novembre debutterà Frieze Abu Dhabi, nata dall’evoluzione dei diciassette anni di Abu Dhabi Art e realizzata con il Department of Culture and Tourism: 84 gallerie provenienti da 64 città di 37 Paesi e regioni, con nomi internazionali come Gagosian, Pace, Thaddaeus Ropac e Timothy Taylor accanto agli operatori degli Emirati e del Medio Oriente.
A completare il quadro c’è naturalmente Saadiyat. Il Louvre Abu Dhabi è ormai un’istituzione consolidata, mentre l’apertura del Guggenheim Abu Dhabi è prevista per l’11 dicembre. A questo sistema museale si aggiunge dunque, sempre più chiaramente, una vera infrastruttura commerciale. Anche il capitale emiratino è entrato direttamente nelle grandi piattaforme internazionali del mercato: nel 2024 ADQ, fondo sovrano con sede ad Abu Dhabi, ha investito un miliardo di dollari in Sotheby’s. La coincidenza temporale è difficile da ignorare. Christie’s, Sotheby’s, Frieze e Guggenheim concentrano attività significative nella stessa città nell’arco di poche settimane. Se per molti anni il progetto di Abu Dhabi è stato identificato soprattutto con la costruzione di musei e con l’importazione di grandi marchi istituzionali internazionali, oggi sembra emergere una fase successiva: fare in modo che attorno alle istituzioni si consolidi anche un ecosistema di gallerie, collezionisti, fiere e aste.
La vendita di Christie’s è interessante anche per ciò che non porta ad Abu Dhabi. La casa d’aste avrebbe potuto celebrare il proprio anniversario negli Emirati attraverso una selezione di grandi nomi occidentali capaci di attirare immediatamente capitali internazionali. Ha scelto invece di costruire MAWASIM intorno all’arte moderna e contemporanea della regione MENA, trasformando l’asta anche in una verifica della crescente domanda internazionale per questi artisti. I segnali recenti non mancano. Nel novembre 2025 Christie’s ha venduto a Londra opere della Collezione Dalloul per 4,1 milioni di sterline, pari a circa 5,4 milioni di dollari. Il 93% del valore complessivo e l’85% dei lotti hanno trovato un acquirente, oltre metà delle opere ha superato la stima massima e sono stati stabiliti otto record d’asta. Ma il dato forse più significativo riguarda la composizione della domanda: il 38% degli acquirenti era nuovo per Christie’s e il 21% di questi apparteneva alla generazione dei millennial.
Ad Abu Dhabi la casa d’aste proverà ora a misurare questa domanda su una scala più ampia. Tra i lotti principali figura il monumentale Noces (Nozze) di Paul Guiragossian, del 1958-59, stimato tra 300mila e 500mila dollari. Yesterday di Samia Halaby, del 1978, è proposto a 200-300mila dollari, la stessa fascia di stima di Kopf (Testa) di Marwan Kassab-Bachi, del 1987. A30 di Mohamed Melehi, realizzato nel 1962 durante il soggiorno romano dell’artista marocchino, è invece stimato tra 100mila e 150mila dollari. Anche le provenienze raccontano la progressiva istituzionalizzazione di questo mercato. Otto opere arrivano dalla Collezione Dalloul di Beirut e cinque dalla Barjeel Art Foundation di Sharjah, due raccolte che hanno avuto un ruolo importante nella conservazione e nella promozione dell’arte araba moderna. Meagan Kelly Horsman, amministratore delegato di Christie’s negli Emirati Arabi Uniti, collega infatti l’anniversario al «crescente riconoscimento internazionale degli artisti mediorientali» maturato durante gli ultimi vent’anni.
È proprio la prospettiva dei vent’anni a rendere particolarmente leggibile ciò che sta accadendo. Quando Christie’s organizzò le prime aste a Dubai, a metà degli anni Duemila, il distretto culturale di Saadiyat era ancora all’inizio della propria progettazione. Oggi Abu Dhabi possiede il Louvre, si prepara ad aprire il Guggenheim, accoglie una fiera internazionale di Frieze, una sede di Sotheby’s e ora la prima asta di fine art di Christie’s. Non sappiamo ancora se Christie’s intenda trasformare Abu Dhabi in una sede stabile per le proprie aste d’arte: la fonte non indica una programmazione continuativa. Ma forse è proprio questo il dato da osservare nei prossimi anni. Perché il passaggio decisivo per Abu Dhabi non consiste più soltanto nell’attirare grandi istituzioni internazionali. Consiste nel capire se l’enorme investimento culturale realizzato negli ultimi due decenni riuscirà a produrre un mercato sufficientemente profondo e autonomo da sostenere stabilmente aste, gallerie, fiere e nuovi collezionisti. Per molto tempo Dubai è stata il mercato e Abu Dhabi il museo. La nuova geografia dell’arte negli Emirati comincia quando questa distinzione smette di funzionare.
Amélie Bernard
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