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Allestimento della mostra «La chimica del design. Progettare la materia» a Palazzo Piacentini, Roma

Courtesy di ADI Design Museum

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Allestimento della mostra «La chimica del design. Progettare la materia» a Palazzo Piacentini, Roma

Courtesy di ADI Design Museum

Che cosa si nasconde dietro le icone del design? La risposta è nella chimica

Promossa da Federchimica in collaborazione con ADI Design Museum, la mostra, in corso fino al 28 novembre a Roma, nella sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, propone una riflessione sul design attraverso le trasformazioni della materia

Samantha De Martin

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C’è il set di pentole «Convivio» disegnato da David Chipperfield per Alessi, la collezione di maioliche di Gio Ponti, e poi «Discovery», la lampada a sospensione realizzata da Ernesto Gismondi per Artemide, ma anche lo pneumatico Pirelli P Zero e lo scarpone da sci MM Design. Sono alcuni degli oggetti parte della mostra «La chimica del design. Progettare la materia», promossa da Federchimica in collaborazione con ADI Design Museum di Milano, che fino al 28 novembre, a Palazzo Piacentini, sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, a Roma, invita a guardare l’industria chimica da una prospettiva inedita. 

Le qualità di un oggetto, come la leggerezza, l’elasticità, la trasparenza, la resistenza, il comfort, ma anche la capacità di essere recuperato e trasformato, passano attraverso il ruolo di questa disciplina, abbinato al lavoro di ricerca che precede la forma. In questo senso la mostra propone una riflessione sul design che pone domande alla ricerca, interpreta bisogni, individua nuove applicazioni. Attraverso gli oggetti della Collezione Storica del Compasso d’Oro ADI e i progetti selezionati nell’ADI Design Index, la mostra rilegge il patrimonio industriale italiano alla luce della ricerca chimica che ha reso possibili nuove forme e nuovi usi. «La storia del design, commenta Umberto Cabini, presidente della Fondazione ADI, è anche una storia di innovazione della materia. Dietro molti degli oggetti che hanno segnato l'evoluzione del progetto industriale ci sono la ricerca chimica, la sperimentazione e la capacità di trasformare le proprietà dei materiali in nuove possibilità d'uso e di espressione. Oggi, di fronte alle sfide della sostenibilità e della trasformazione dei modelli produttivi, questa collaborazione è ancora più importante: progettare significa non soltanto dare forma agli oggetti, ma ripensare la materia. È in questa capacità di mettere in relazione saperi diversi che riconosciamo uno dei punti di forza del design italiano».

Articolato in quattro sezioni, sviluppate con il contributo dell’Exhibition Advisor Marinella Ferrara, professoressa di Design al Politecnico di Milano ed esperta di innovazione dei materiali, e del designer e art director Andrea Rovatti, il percorso suggerisce quattro prospettive che evidenziano il ruolo della chimica nell'evoluzione della materia e nelle possibilità del progetto. Se «Generare» racconta come la ricerca chimica abbia reso possibile la creazione di materiali dalle proprietà inedite, dalle prime plastiche ai polimeri, dalla gommapiuma al policarbonato trasparente, «Potenziare» ne esplora la capacità di intervenire sui materiali esistenti per migliorarne e modificarne le prestazioni. La sezione «Rigenerare» suggerisce come, attraverso processi chimici e tecnologici, materiali già utilizzati possano essere recuperati, trasformati e reintrodotti nei cicli produttivi, mentre la collaborazione tra chimica, biologia e design, che apre nuove strade alla sperimentazione di materiali da fonti rinnovabili e di origine biologica, è al centro di «Ripensare». «Industria delle industrie, la chimica è una componente essenziale del 95% dei manufatti utilizzati per soddisfare ogni esigenza, dalla mobilità alla salute e benessere, dall’abbigliamento all’agroalimentare, dalle costruzioni fino all’ICT, dichiara Francesco Buzzella, presidente di Federchimica. Possiamo immaginare la chimica come l’infrastruttura invisibile che, attraverso materiali, processi e tecnologie, apre nuove possibilità estetiche e funzionali e contribuisce a orientare il design verso modelli di produzione più sostenibili».

Samantha De Martin, 06 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

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