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Carol Rama, Seduzioni, 1983. Collezione privata

Foto Pino dell'Aquila © Archivio Carol Rama Torino

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Carol Rama, Seduzioni, 1983. Collezione privata

Foto Pino dell'Aquila © Archivio Carol Rama Torino

Carol Rama vive nel presente e dialoga con Guglielmo Castelli: apre a Torino il nuovo spazio dell’Archivio

L'Archivio Carol Rama inaugura la nuova sede di via Andorno con la mostra «La libertà dei piromani», un dialogo in cinque tappe che mette in relazione la lezione radicale della grande artista del Novecento con la ricerca dl pittore contemporaneo

L'eredità artistica non è mai una questione di celebrazione retorica o di custodia polverosa, ma un humus vivo che continua a germinare nel lavoro di chi viene dopo. Parte da questo presupposto la mostra «La libertà dei piromani», che il prossimo venerdì 30 ottobre inaugura a Torino la nuova sede operativa e culturale dell'Archivio Carol Rama. Gli spazi di via Andorno 22 - inseriti in un complesso storico che è già una piccola cittadella dell'arte contemporanea, con la Fondazione Giorgio Griffa, l'Archivio Marco Gastini e gli studi di Luigi Mainolfi, Elisa Sighicelli, Grazia Toderi e Gilberto Zorio - aprono al pubblico mettendo in campo un confronto diretto tra l'opera di Carol Rama e la pittura di Guglielmo Castelli.

Il titolo nasce da una suggestione scaturita dal primo incontro tra i due artisti, legata a un ricordo di Castelli su una celebre intervista in cui Rama definiva la libertà come un concetto del tutto relativo, ricordando che per un piromane coincide semplicemente con l'atto di dar fuoco alle cose. Quello spirito radicale e mai domato si riflette in un percorso espositivo che intreccia cinque opere di Castelli - di cui quattro del tutto inedite - ad altrettanti lavori di Rama, toccando settant'anni di ricerca attraverso un arco creativo che spazia da un sorprendente acquerello del 1939 fino alle composizioni figurative e materiche degli anni Ottanta.

Tra le tele si innesca una corrispondenza naturale che evita ogni formalismo da manuale per concentrarsi sulle affinità dello sguardo. Al centro di questo dialogo c'è una visione anatomica dell'esistenza in cui il corpo diventa la superficie su cui si inscrive il trauma. Il disegno, la pittura e il collage non sono semplici tecniche, ma strumenti per sondare un'umanità complessa, dove la dimensione dell'infanzia resta un paesaggio sorgivo che persiste anche nell'età adulta. Nelle parole di Castelli, la lezione di Rama risiede nella capacità coriacea di rimanere, di barattare con la materia e di spingere la figura umana fino a un passo dal punto di rottura, prima della definitiva lacerazione.

L'intesa tra i due autori si estende poi al concetto stesso di archivio e di studio, intesi non come musei privati ma come cataloghi aperti dell'esistenza. Dalle iconografie minime custodite da Rama nella sua celebre "scatola di fiammiferi" fino alle piccole Wunderkammer personali di Castelli, la mostra delinea un abecedario di forme, oggetti trascurabili e ricordi raccolti senza gerarchie tra alto e basso. Un atlante visivo e affettivo dove la curiosità per il dettaglio trasforma il frammento autobiografico in una riflessione universale sulla pittura.

Guglielmo Castelli, Senza titolo, 2023. Courtesy of the artist, Mendes Wood DM, São Paulo, Brussels, New York, Paris e Sylvia Kouvali, London, Piraeus. Foto Nicola Morittu

Carol Rama, Opera n.18 (Dentiere), 1939. Collezione privata. Foto Pino dell'Aquila © Archivio Carol Rama Torino

Alberto Camogli, 12 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Alberto Camogli

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