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Antonio Canova, «Monumento funerario di Horatio Nelson». Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno.

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Antonio Canova, «Monumento funerario di Horatio Nelson». Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno.

Canova e l’eroe di Trafalgar: il monumento mai realizzato per l’ammiraglio britannico Horatio Nelson

Al Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno, disegni, modelli, bassorilievi e cere ricostruiscono il progetto concepito tra il 1806 e il 1808 per celebrare l’ammiraglio britannico Horatio Nelson. Una vicenda che intreccia le ambizioni monumentali dello scultore, la storia europea dell’età napoleonica e la nascita di una nuova immagine dell’eroe moderno

Ginevra Borromeo

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«L’Inghilterra ha perduto Nelson. Voi dovete restituirglielo in parte». Nel 1806, con queste parole, il poeta e musicologo Giuseppe Carpani si rivolgeva ad Antonio Canova, invitandolo a misurarsi con un’impresa destinata a celebrare uno dei più importanti protagonisti della storia britannica. L’ammiraglio Horatio Nelson (1758-1805), morto pochi mesi prima nella battaglia di Trafalgar, era diventato il simbolo della potenza navale inglese e della vittoria sulla flotta franco-spagnola. Per commemorarlo si immaginava un monumento «grandioso ed immortale», capace di restituire alla nazione una figura ormai entrata nella leggenda. Canova, allora considerato il più autorevole scultore europeo, elaborò un progetto ambizioso, che tuttavia non arrivò mai alla realizzazione. A distanza di oltre due secoli, quella vicenda torna al centro della mostra «Opera grandiosa ed immortale», al Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno, dal 1° novembre 2026 al 25 aprile 2027.

A cura di Paolo Mariuz, l’esposizione ricostruisce il processo creativo attraverso il quale lo scultore sviluppò l’idea del monumento, mettendo in relazione disegni, modelli in gesso, monocromi e cere. Il progetto per Nelson si colloca in una fase particolarmente significativa della carriera di Canova, quando la sua fama aveva ormai superato i confini italiani e le principali corti europee si contendevano le sue opere. Nato a Possagno nel 1757, lo scultore si era formato nell’ambiente veneziano prima di trasferirsi a Roma nel 1781. Qui aveva costruito un linguaggio capace di rinnovare la tradizione classica, assumendo l’antichità greca come riferimento ideale e trasformandone i modelli in una nuova concezione della forma, del corpo e della bellezza. Opere come «Teseo sul Minotauro», «Amore e Psiche» e «Le Grazie» avevano contribuito a consolidarne la reputazione internazionale.

All’inizio dell’Ottocento Canova si trovava al centro di una rete di relazioni artistiche e politiche particolarmente articolata. Nel 1802 Pio VII lo aveva nominato ispettore generale delle Antichità e Belle Arti dello Stato Pontificio; negli stessi anni lo scultore aveva ricevuto importanti incarichi da Napoleone Bonaparte e dalla sua famiglia, realizzando opere destinate a celebrare il nuovo potere imperiale. Il rapporto con la Gran Bretagna introduceva un ulteriore elemento di interesse: proprio mentre l’Europa era attraversata dalle guerre napoleoniche, anche i britannici guardavano a Canova come all’artista più autorevole per tradurre in immagini monumentali i propri protagonisti politici e militari. La sua autorevolezza superava dunque le divisioni diplomatiche e militari del tempo, confermando il ruolo internazionale raggiunto dalla scultura neoclassica.

La morte di Nelson, avvenuta il 21 ottobre 1805 durante la battaglia di Trafalgar, aveva assunto un significato che andava ben oltre la perdita di un comandante. La vittoria navale aveva segnato una svolta nella guerra contro Napoleone e rafforzato il ruolo della Gran Bretagna come potenza marittima. Nelson era diventato l’incarnazione di un’identità nazionale fondata sul coraggio militare, sul sacrificio individuale e sulla difesa della patria. La sua figura si prestava così a una celebrazione che doveva essere insieme funeraria, politica e celebrativa: il monumento avrebbe dovuto custodirne la memoria e trasformare la biografia di un uomo in un racconto esemplare per l'intera nazione.

Il progetto canoviano si sviluppò tra il 1806 e il 1808, in un contesto nel quale l'ipotesi di un incarico britannico alimentò aspettative e interlocuzioni. La commissione, tuttavia, non si tradusse in un affidamento definitivo allo scultore: il monumento pubblico dedicato a Nelson sarebbe stato successivamente assegnato a John Flaxman. Canova proseguì comunque l'elaborazione della propria invenzione, lasciando una documentazione particolarmente ricca, dalla quale emerge la complessità del suo metodo. La mostra di Possagno permette di seguire questa vicenda senza considerare il monumento soltanto come un'opera mancata. A restare è infatti un insieme di testimonianze che restituisce le diverse fasi della progettazione e il modo in cui l'artista costruiva una composizione monumentale.

Il percorso espositivo prende avvio dai disegni, nei quali Canova definisce le prime soluzioni compositive e mette alla prova la disposizione delle figure. L a traccia grafica rappresenta un momento fondamentale della sua pratica: è lo spazio in cui l'idea prende forma, viene modificata e progressivamente precisata, prima di tradursi nella materia. Segue il modellino in gesso del monumento, che consente di osservare l'organizzazione complessiva della struttura e la presenza delle personificazioni dei continenti. Queste figure ampliano il significato della celebrazione, proiettando la memoria dell'ammiraglio in una dimensione universale. La grandezza di Nelson viene così ricondotta a un sistema allegorico che supera il dato biografico e militare, collocandolo in una narrazione più ampia.

Un ruolo centrale è affidato ai bassorilievi che avrebbero dovuto decorare le facce del sarcofago: «La nascita dell'Eroe», «Lo sbarco della salma» e «La glorificazione di Nelson». I monocromi conservati nelle raccolte civiche di Bassano del Grappa e di Venezia documentano il passaggio dall'elaborazione pittorica alla definizione plastica delle scene. La sequenza costruisce una vera e propria narrazione per immagini: dalla nascita, presentata come origine di un destino eccezionale, alla restituzione delle spoglie alla patria, fino alla celebrazione postuma. La vita dell'ammiraglio viene così trasposta in una struttura simbolica che richiama i racconti mitologici e le rappresentazioni degli eroi dell'antichità.

È proprio in questo passaggio tra storia e mito che il progetto rivela uno degli aspetti più interessanti della cultura neoclassica. Per Canova, la celebrazione dell'eroe contemporaneo poteva trovare un linguaggio adeguato soltanto attraverso il confronto con la tradizione antica. I personaggi della storia moderna venivano idealizzati secondo modelli appartenenti all'epica e alla mitologia, mentre gli eroi omerici sembravano tornare sulla scena del presente attraverso le figure di condottieri e protagonisti politici. La distanza temporale tra antico e moderno si riduceva così in una continuità di valori e forme: il coraggio, il sacrificio, la gloria e la memoria diventavano elementi di un immaginario condiviso. Nel monumento per Nelson, questa operazione assume un significato particolare, perché la storia di un ammiraglio britannico viene tradotta in un racconto visivo fondato su personificazioni, allegorie e riferimenti mitologici.

Tra le novità della mostra figura la presentazione al pubblico, per la prima volta, di un piccolo bassorilievo in gesso recentemente individuato nei depositi della Gypsotheca. L'opera raffigura Minerva, Nettuno e Marte nell'atto di consegnare all'Inghilterra l'eroe infante. La scena condensa in un'unica immagine il significato politico e simbolico dell'intero progetto: le divinità dell'antichità affidano alla nazione britannica un futuro protagonista della sua storia. Alla base del rilievo compare un'iscrizione autografa che ne chiarisce la destinazione: «Basso Rilievo nel modello del Monumento del Amiraglio Nelson / non eseguito. Antonio Canova Fece». Il manufatto, restaurato appositamente per l'occasione da Passarella Restauri, aggiunge un documento importante alla ricostruzione del progetto e permette di approfondire ulteriormente il rapporto tra invenzione allegorica e celebrazione storica.

Un altro nucleo di particolare interesse è costituito dalle tre cere rosse su ardesia appartenenti alla collezione del Museo, raffiguranti «La nascita», «Lo sbarco della salma» e «La glorificazione di Nelson». Di dimensioni contenute, queste opere restituiscono una fase più ravvicinata e dettagliata del processo creativo. La cera, materiale duttile e particolarmente adatto alla definizione di particolari minuti, consente di cogliere la precisione della modellazione e il lavoro di messa a punto delle composizioni. Le tre opere documentano il momento in cui le invenzioni concepite attraverso il disegno e la pittura acquistano consistenza plastica. La loro presentazione dopo il restauro conservativo costituisce inoltre un'occasione per osservare manufatti delicati, sui quali il tempo aveva lasciato fessurazioni, distacchi e depositi superficiali.

Il recupero delle cere rappresenta infatti un capitolo significativo dell'iniziativa. L'intervento, eseguito da Passarella Restauri sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Padova, Treviso e Belluno, è stato sostenuto anche attraverso una campagna di crowdfunding promossa dal Museo in collaborazione con Italia Patria della Bellezza. La raccolta ha raggiunto 5.550 euro grazie a oltre settanta donazioni, coinvolgendo direttamente il pubblico nella tutela delle opere. La conservazione diventa così parte integrante del progetto espositivo: il ritorno delle cere in mostra consente di leggere più compiutamente il processo di elaborazione canoviano e, allo stesso tempo, rende visibile il lavoro necessario a preservare testimonianze tanto fragili.

Ginevra Borromeo, 31 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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