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Laura Lombardi
Leggi i suoi articoliNuovo allestimento alla Galleria degli Uffizi per le sale di Sandro Botticelli e dei Pollaiolo, voluto dal direttore Simone Verde, in carica dal 2024, nell’ambito di un progetto avviato dal Ministero nel 2023. La novità più sostanziale riguarda i capolavori di Botticelli usciti dalle pesanti scatole che li inglobavano, secondo le scelte compiute nel 2016 dall’allora direttore Eike Schmidt, che facevano perdere ai dipinti la loro consistenza materiale. Le opere sono sempre protette da teche ermetiche, ma che coincidono con la superficie del quadro. La soluzione soddisfa non solo dal punto di vista estetico e «concettuale», ma anche da quello della manutenzione e del monitoraggio perché non costringe a smontare l’intero pannello per l’accesso alle opere. Anche il grande affresco dell’«Annunciazione» appare parte integrante della parete, come era nella chiesa fiorentina di San Martino. E se «Venere» e «Primavera» si guardano, una di fronte all’altra, le «Storie di Giuditta» e «Uomo con medaglia di Cosimo il Vecchio», prima nella contigua sala del Pollaiolo, sono ora in teche espositive, collocate proprio nel passaggio ampliato tra le due sale scrigno di Botticelli. In quest’ottica, ci si potrebbe augurare anche una revisione della sala di Michelangelo, dove il «Tondo Doni» sta chiuso in una struttura circolare simile a una lavatrice (memorabile il post su instagram che raffigurava la «Venere degli stracci» di Pistoletto pronta a caricare il suo bucato).
Rimanendo a Botticelli, la scelta di accostare di «Madonna del Magnificat» e «Madonna della Melagrana» alla «Venere», attirando l’attenzione sulla somiglianza tra i volti della Vergine e della dea, rimanda al clima neoplatonico della Firenze medicea, con la dottrina della «prisca theologia» di Marsilio Ficino secondo cui prefigurazione del mondo cristiano è già nelle divinità del mondo pagano. Così pure la «Primavera» è accostata alla «Madonna del Roseto» e alla «Madonna dei Cherubini». Il percorso si apre con l’opera che sigla il legame di Botticelli ai Medici, «L’Adorazione dei Magi» della cappella di Gaspare di Zanobi del Lama, in cui vediamo tutti i principali membri della famiglia, ma anche l’autoritratto di Sandro, mentre si chiude con la «Calunnia di Apelle» del 1495, dove lo stile mutato del maestro riflette la profonda crisi spirituale dell’artista per l’influenza delle predicazioni di frate Girolamo Savonarola. Il colore delle pareti è un grigio Rinascimento ed è stato introdotto un basamento in pietra ispirato ai modelli vasariani presenti nell’edificio. Nuova anche la segnaletica, per la prima volta corredata da supporti video e Qr code.
Laura Lombardi
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