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Immagine tratta da «Homo Urbanus Neapolitanus», di Ila Bêka e Louise Lemoine, 2017-24

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Immagine tratta da «Homo Urbanus Neapolitanus», di Ila Bêka e Louise Lemoine, 2017-24

Bêka e Lemoine allo Spazio Murat di Bari: la straordinarietà dell’ordinario nell’architettura

Lo Spazio Murat proietta, fino al 30 agosto, 15 film documentari della coppia artistica, illustrandone la produzione cinematografica che indaga la relazione tra persone e spazio e che figura in molti musei internazionali, a partire dal Moma di New York

Sulla scia di una comunicazione che idealizza esteticamente lo spazio architettonico, siamo abituati a pensare alle architetture come a luoghi perfetti, di una perfezione impossibile. A cominciare dalle abitazioni, più o meno iconiche e mediatizzate, che le riviste di settore ci presentano quali luoghi caratterizzati da ordine irreale e perfetta armonia, e in cui assente eccellente è l’uomo.

In questo modo si veicola un’idea di perfezione dello spazio da cui è escluso il flusso vitale che lo attraversa e per il quale è stato creato, così anche le connesse esigenze di cura e manutenzione ordinaria di cui esso necessita per preservarsi e continuare ad assolvere alla sua funzione. Questo perché in seguito alla pubblicazione di un progetto, generalmente i riflettori si spengono, cala l’attenzione su di esso mentre comincia la vita, la percezione degli spazi da parte di chi lo abiterà e l’adattamento in base alle reali esigenze e necessità. Soprattutto inizia l’interazione con chi se ne prenderà cura nella realtà, dalle colf agli operai ai manutentori, suscitando riflessioni sulla natura stessa dell’architettura. Lo esplicitano in maniera esemplare gli artisti e filmmaker Ila Bêka (Latisana, 1967) e Louise Lemoine (Bordeaux, 1981) nel film «Koolhaas Houselife» (2008), prima opera progettata insieme e che è valsa loro la partecipazione alla Biennale di Architettura di Venezia del 2008.

La Maison à Bordeaux, progetto emblematico del 1998 di Rem Koolhaas (Rotterdam, 1944) e OMA, viene raccontata attraverso l’esperienza di Guadalupe Alcedo, governante della famiglia di Jean Francoise ed Hèlène Lemoine. L’obiettivo della macchina da presa si focalizza su di lei, che afferma di non comprendere una casa del genere, di cui quotidianamente fronteggia le criticità strutturali. Dalle diffuse infiltrazioni d’acqua alla pulizia delle grandi vetrate, dagli automatismi diffusi che governano la distribuzione degli ampi spazi interni fino al passaggio stretto della tromba delle scale, da percorrere portando con sé l’aspirapolvere.

Lo sguardo antropologico degli artisti non descrive l’architettura, ma indaga il modo in cui la viviamo, entriamo in relazione con essa e sviluppiamo modalità quasi sovversive per renderla più adatta alle nostre esigenze. A tutto ciò è dedicata la rassegna «BEKA&LEMOINE. Una poetica dello sguardo», a cura di Marilena Di Tursi, Antonella Mari e Antonella Marino, in programma presso lo Spazio Murat di Bari fino al 30 agosto 2026, con un calendario di tre proiezioni giornaliere (ore 11:00, 16:00 e 18:30; chiuso il lunedì). L’iniziativa propone uno spaccato della loro produzione di oltre quaranta film, che si colloca tra cinema, architettura e videoarte e si interroga sulla relazione tra persone e spazio e sui modi di abitare il mondo, con lievi toni poetici e ironici, sollevando non pochi interrogativi. Le opere proposte sono raggruppate in cinque sezioni tematiche: «Architecture Intimacy», «Most Iconic», «Sguardo animale», «Homo Urbanus / A City-matographic Odyssey» e «Spazi di disobbedienza». I temi affrontati vanno dall’intimità dell’abitare al rapporto con le architetture iconiche, dalla percezione dello spazio urbano alle pratiche quotidiane che modificano e reinterpretano i luoghi.

I due artisti vantano collaborazioni con importanti istituzioni culturali quali la Fondation Beyeler di Basilea, la Fondazione Cartier di Parigi, la Fondazione Prada di Milano, oltre che con il MAXXI, la Biennale di Venezia e la Barbican Art Gallery di Londra. Inoltre nel 2016 il MoMA (Museum of Modern Art) di New York ha acquisito l’intera produzione artistica per la sua collezione permanente.

Con la loro arte, Bêka e Lemoine hanno rivoluzionato il modo di raccontare l’architettura attraverso il cinema, partendo dagli spazi privati, passando per le piazze, fino ad arrivare alle città con «Homo Urbanus». La serie di 14 film documentari dedicata ad alcune metropoli mondiali, di cui la rassegna barese propone «Neapolitanus», «Seoulianus» e «Bogotanus». In essi non vi è alcun riferimento architettonico riconoscibile, poiché il contesto rimane sullo sfondo o scompare del tutto. Nessun particolare ambientale può riportare a un immaginario, fatto di panorami o luoghi noti. Protagonista assoluta dell’opera è un’umanità impegnata a vivere e a condividere lo spazio pubblico, tra sforzi e tentativi tesi al superamento di difficoltà e ostacoli rivenienti da condizioni climatiche, ambientali e culturali. Città fluide, dalle identità mutevoli, catturate nella straordinarietà dell’ordinario.

Anna Saba Didonato, 29 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

Anna Saba Didonato

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